VITERBO – La Macchina di Santa Rosa, “Dies Natalis”, ha illuminato la notte nel tradizionale Trasporto del 4 settembre 2025. Un evento di fede, sacrificio e memoria che ha unito la città in un unico sentimento di commozione e orgoglio.
A mezzanotte del 4 settembre 2025, la Macchina di Santa Rosa “Dies Natalis”, ideata da Raffaele Ascenzi, ha raggiunto il sagrato della Basilica. Un trionfo atteso da tutta la città, scandito dalla palpabile emozione dei presenti.
A guidare il Trasporto, come da tradizione, i facchini di Santa Rosa. Con dedizione e spirito di sacrificio hanno affrontato ogni metro del percorso, mantenendo intatta la perfezione dei gesti.

L’emozione dei facchini della Macchina di Santa Rosa
Alle 21:30, il consueto comando “Sollevate e fermi”, pronunciato da Luigi Aspromonte, ha dato inizio al rito. Volti esperti e nuovi giovani in divisa bianca e fascia rossa hanno formato l’esercito di pace di Rosa, con la stessa determinazione di chi da anni porta sulle spalle questa responsabilità.
Il significato del Trasporto è andato oltre la devozione locale: i passi dei facchini hanno voluto invocare pace nel mondo, affidandosi alla Santa Bambina che dall’alto veglia sulla città.

I momenti di memoria e dediche
Durante il cammino, non sono mancati momenti di ricordo. La girata di piazza del Plebiscito è stata dedicata ai facchini scomparsi: Franco Paiolo, Silvio Ascenzi, Alfiero Antonini, Angelo Soldini, Marco Gemini, Claudio Monti, Giovanni Oliviero e Sergio Menighini.
Un pensiero commosso è andato a Leonardo Cristiani, morto in un incidente stradale a soli quindici anni. Il giovane minifacchino, che pochi mesi prima indossava con orgoglio la divisa bianca, è rimasto simbolicamente presente per tutta la processione.
L’omaggio è stato rivolto anche ad Alfio Pannega, nel centenario della nascita, legando ancora una volta il Trasporto al patrimonio umano e culturale della città.

L’ultimo atto: la salita finale
Il percorso si è snodato tra piazze e vie gremite di gente. Ogni sosta ha permesso ai facchini di respirare, prima del momento più atteso: la salita verso il sagrato.
Le corde sono state posizionate e il popolo ha sostenuto i facchini con applausi e incitazioni. Stremati ma uniti, hanno condotto Dies Natalis fino alla meta, regalando a Viterbo un nuovo capitolo di storia e fede.

La Macchina di Santa Rosa: una tradizione che unisce la città
Dopo oltre due ore, dal primo “Sollevate e fermi” in piazza San Sisto, la Macchina ha illuminato il cuore di Viterbo. Lacrime e abbracci hanno sigillato un Trasporto che, ancora una volta, ha unito generazioni diverse in un unico sentimento.
Dies Natalis non è solo una Macchina: è il simbolo di una comunità che continua a camminare insieme, anno dopo anno, nel segno della tradizione e della speranza.
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