MILANO – In vista dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, la fotografia diventa linguaggio culturale e ponte tra città e vette. Con “A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt”, Stefano Zardini firma una mostra immersiva che attraversa Cortina, Plan de Corones e Milano, raccontando la montagna attraverso memoria, identità e visione.
Innanzitutto, “A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt” di Stefano Zardini è una mostra fotografica che si inserisce nel programma dell’Olimpiade Culturale Milano-Cortina 2026. Il progetto coinvolge tre sedi simboliche: Cortina d’Ampezzo, Plan de Corones e Milano.
In questo contesto, la fotografia diventa uno strumento di narrazione. Non solo estetica, ma anche riflessione. Il filo conduttore è lo sguardo visionario di Stefano Zardini, fotografo ampezzano profondamente legato alla cultura ladina e alla montagna.

Cortina d’Ampezzo e i pionieri della montagna
Il percorso espositivo si apre a Cortina d’Ampezzo, presso Ikonos Art Gallery. Qui viene presentata la collezione The Pioneers’ Passion, uno dei lavori più rappresentativi di Zardini.
In particolare, il progetto nasce da un archivio fotografico di famiglia. Si tratta di immagini storiche che raccontano i primi anni del turismo invernale. Tuttavia, l’autore non si limita a conservarle. Al contrario, interviene con elementi cromatici e grafici che restituiscono nuova energia alle fotografie.

Così, il passato torna a parlare al presente. Le immagini diventano simbolo di coraggio, invenzione e spirito pionieristico. Un messaggio che oggi appare più attuale che mai, soprattutto alla vigilia delle Olimpiadi.

Plan de Corones e la provocazione di Snowland
Successivamente, la mostra si sposta a Plan de Corones, al Lumen-Museum of Mountain Photography. L’inaugurazione coincide con un momento altamente simbolico: il passaggio della torcia olimpica in Alto Adige.
Qui trova spazio la collezione Snowland. In questo caso, le Dolomiti vengono raccontate in modo inaspettato. La montagna diventa un luogo ludico, quasi un grande parco visivo. Tuttavia, dietro l’impatto estetico, emerge una domanda precisa.
È cambiata la montagna oppure è cambiato il nostro modo di viverla? Attraverso questa provocazione, Zardini invita a riflettere su un nuovo equilibrio. Non solo ambientale, ma anche culturale e mentale.

Milano e il dialogo con la città
Infine, il progetto approda a Milano, negli spazi della Fabbrica del Vapore. Qui il pubblico può visitare la trilogia completa.
Accanto alle collezioni precedenti, viene presentato Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio. È il lavoro più intimo dell’autore. La montagna diventa una tela. La neve si lascia segnare. Le tracce degli sciatori si sovrappongono e cambiano nel tempo.
In aggiunta, l’esposizione include una selezione di fotografie storiche delle Olimpiadi di Cortina 1956, provenienti dall’archivio della famiglia Zardini. Il dialogo tra epoche è immediato e potente.

Un omaggio di Stefano Zardini alla cultura ladina e allo spirito olimpico
In conclusione, “A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt” celebra molto più di una ricerca fotografica. Racconta la creatività delle comunità montane, il loro coraggio e la loro capacità di immaginare il futuro.
Allo stesso tempo, la mostra rende omaggio alla cultura ladina e allo spirito olimpico, inteso come incontro, visione e trasformazione.




