ANAGNI – Oggi, nello scenario storico del Palazzo Papale, Flavio Cobolli ha ricevuto il Premio Internazionale Bonifacio VIII. Un riconoscimento che va oltre i risultati sportivi e celebra l’uomo, l’atleta e i valori che rappresenta. Tra Coppa Davis, amicizie profonde e il ruolo centrale della famiglia, Cobolli si conferma uno dei volti più significativi del tennis italiano contemporaneo.
Ho assistito questa mattina alla cerimonia di consegna del Premio Internazionale Bonifacio VIII “per una Cultura della Pace”, giunto alla sua XXIII edizione.
Nella suggestiva Sala dello Schiaffo, all’interno del Palazzo Papale di Bonifacio VIII, l’Accademia Bonifaciana ha conferito a Flavio Cobolli la prestigiosa scultura bronzea del maestro Egidio Ambrosetti e il titolo di Senatore Accademico.

Un evento sentito, partecipato, che ha unito sport, cultura e testimonianze umane autentiche.

Le motivazioni del Premio Bonifacio VIII
Durante la cerimonia sono state ribadite le ragioni del riconoscimento. Secondo il Rettore Presidente Sante De Angelis, Cobolli incarna qualità fondamentali come dedizione, umiltà, rispetto per gli avversari e forza interiore.

Valori che lo rendono un esempio concreto per i più giovani, capaci di vedere nello sport non solo competizione, ma crescita personale e riscatto.

Coppa Davis e carriera: Cobolli nell’élite mondiale
Il Premio celebra anche un percorso sportivo in continua ascesa.
Flavio Cobolli è stato tra i protagonisti della Coppa Davis 2025, vinta dall’Italia per la terza volta consecutiva, sostenendo con personalità il peso delle aspettative di un intero movimento.
Negli ultimi anni, la sua carriera ha conosciuto tappe decisive:
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Titoli nel circuito ATP Challenger, tra cui Zadar e Lisbona
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Primo titolo ATP a Bucarest
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Vittoria prestigiosa all’Hamburg Open, contro avversari di altissimo livello
Risultati che lo hanno portato a raggiungere il best ranking di numero 17 del mondo e a stabilizzarsi tra i primi 22 del ranking ATP, confermando una crescita tecnica e mentale costante.

Le parole di Flavio Cobolli: amicizia, famiglia e responsabilità
Durante l’evento, Cobolli ha parlato con grande sincerità, soffermandosi sugli affetti e sull’impegno che sente anche fuori dal campo:
“La mia amicizia con Edoardo Bove risale a quando eravamo piccoli, condividiamo la passione per lo sport e ora mi sto impegnando per la sicurezza a livello sanitario nello sport perché anche lui possa raggiungere il suo obiettivo e magari tornare a giocare.”
Un passaggio che sottolinea il senso di responsabilità e attenzione verso il prossimo. Poi, un riferimento diretto agli affetti più cari:
“Berrettini? Siamo amici, l’amicizia per me è tutto, così come la famiglia. La mia famiglia mi ha trasmesso tutte le motivazioni e i valori che ho oggi.”
Parole che danno il senso di un atleta maturo, consapevole del proprio ruolo pubblico.

Il ruolo della famiglia e l’emozione di papà Stefano
Un momento particolarmente intenso è stato l’intervento di Stefano Cobolli, padre di Flavio ed ex tennista professionista.
Stefano ha raccontato come la passione per il tennis sia stata tramandata di generazione in generazione, dal nonno a lui, fino a Flavio.

Ha parlato della gioia, difficile da descrivere, nel vedere il figlio vincere la Coppa Davis, definendola un’emozione “inimmaginabile”.
Non solo tecnica e allenamenti, ma valori, fiducia e autonomia, come quando da giovanissimo Flavio fu lasciato gestire da solo un torneo all’estero, vincendolo.
Un’eccellenza italiana dentro e fuori dal campo
Il Premio Bonifacio VIII a Flavio Cobolli non celebra soltanto un campione.
Riconosce un modello positivo, fatto di sacrifici quotidiani, rispetto, famiglia e senso di appartenenza.
Un’atleta che rappresenta al meglio l’Italia nel mondo e che dimostra come talento e valori possano crescere insieme, lasciando un segno che va oltre il risultato sportivo.

In homepage Flavio Cobolli tra il Sindaco di Anagni Daniele Natalia, Sante De Angelis Presidente dell’Accademia Bonifaciana e monsignor Enrico dal Covolo. Tutte le foto MyWhere©
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