ROMA – Per la mostra “Le Notti Bianche” alla Galleria Russo, dal 15 maggio al 13 giugno 2026, ho intervistato in anteprima Tommaso Ottieri. Qui l’artista ci racconta il progetto ispirato a Dostoevskij tra sogno, realtà e luce.
Per la mostra “Le Notti Bianche”, in programma alla Galleria Russo dal 15 maggio al 13 giugno 2026, ho intervistato Tommaso Ottieri (che seguo dal 2012), che racconta il progetto a partire dal suo riferimento letterario e dalla sua ricerca pittorica.

Un lavoro che nasce da Dostoevskij, ma che si sviluppa come una riflessione più ampia sul modo in cui percepiamo e ricostruiamo la realtà.

Tommaso tu affermi che prendi ispirazione da Dostoevskij, ma ci racconti da cosa nasce il titolo della mostra?
Il titolo della mostra richiama il celebre racconto di Fëdor Dostoevskij, dove il protagonista vive sospeso tra ciò che accade e ciò che immagina. La mostra si chiama Le Notti Bianche perché riprende il racconto di Dostoevskij. Lì c’è la figura di un sognatore, visionario, che passa continuamente dalla realtà alla realtà sognata senza soluzione di continuità. E chi legge non riesce mai a distinguere con certezza cosa sia reale e cosa sia sogno.
Quindi una dimensione ambigua che diventa anche la chiave di lettura della pittura…
Nei miei quadri parte di ciò che si vede è fedele alla realtà, sia che si tratti di interni, sia che si tratti di paesaggi urbani o teatri. Ma tutto nasce da una commistione di elementi diversi.

Realtà e immaginazione nei dipinti della serie “Interni”
Nella nelle opere della serie “Interni” il confine tra reale e immaginato si dissolve.
Quindi gli spazi rappresentati non sono mai puramente esistenti? Sono costruiti attraverso una sovrapposizione di luoghi e riferimenti?
Sì, prendo elementi da teatri diversi, da architetture diverse, e li ricompongo. Per esempio il teatro più riconoscibile è quello dell’Opera di Budapest, ma nel quadro diventa qualcos’altro. Le colonne, i fregi, i dettagli non sono mai fedeli: sono tutti mescolati.

Nella tua arte pittorica la luce riveste sempre un ruolo centrale come elemento predominante.
Sì è così per me. Un ruolo fondamentale nella mia ricerca artistica è dato dalla luce, sempre sospesa tra giorno e notte.
Nel mio immaginario sono quasi tutti quadri all’alba. La luce che cerco è quella dell’aurora, quando la notte non è finita ma sta arrivando il giorno».
Non si tratta però di una luce uniforme o piena…
Non mi interessa una luce totale, compatta. Una luce così non dice nulla. A me interessa una luce che emerge dal buio, che lo attraversa.
E Tommaso Ottieri quale valore dà all’ombra?
La luce, nei dipinti, esiste solo in rapporto all’ombra.
Serve il nero per far vedere la luce. Quando la luce è totale non la percepiamo nemmeno. È il contrasto che la rende visibile».
L’ombra non è quindi assenza, ma condizione necessaria.
Gli artisti del Barocco lo sapevano bene: la luce funziona solo se è circondata dal buio. È questo contrasto che crea intensità.

La nostra ultima intervista era stata nel 2023 in occasione della mostra La mano tua, Divo Januario dicatum a cura di Gallerie Riunite al Museo del Tesoro di San Gennaro. Questa inedita esposizione delle tue opere al cospetto del tesoro più prezioso rifletteva, grazie alla luce che caratterizza le tue tele, l’oro dei preziosi. Il tuo rapporto con la luce è sempre stato il fil rouge delle tue opere. Nel caso della serie “Chandeliers”, che significato dai alla luce “artificiale”?
Il tema della luce assume anche un valore simbolico. Luce come speranza.
La luce che rappresento è quella dell’aurora, la luce che preannuncia qualcosa. È più facile credere a una luce che arriva mentre c’è ancora buio, perché lì dentro c’è la speranza.
Nei lavori più recenti, questa idea si traduce in immagini sospese: lampadari nel mare, case nel bosco, giostre nella tempesta.
Anche nel momento più buio, la luce esiste. È solo nascosta. Il mio lavoro è cercarla lì dove non te l’aspetti.
Il tuo linguaggio artistico è dunque tra sogno e costruzione…
Sì, quello che ho voluto mostrare qui è questa ambivalenza costante: costruire immagini che non siano né completamente reali né completamente immaginate.
Un equilibrio instabile che diventa il centro della poetica dell’artista, dove pittura, luce e memoria si sovrappongono come livelli di uno stesso racconto.

E dal catalogo pubblicato estrapolo questa parte importante dell’opera di Ottieri. Gli avrei voluto chiedere infatti come mai la prevalenza delle sue “vedute” sono notturne, dove risponde così:
“Mi piace dipingere le città di notte.
Di notte tutto cambia: il nero non è più ombra
ma diventa di nuovo il contorno che ci è servito per definire la luce”.
Nelle opere dell’artista di origini napoletane, la luce è ottenuta con l’utilizzo di molti colori, soprattutto con le tonalità bruno violacee per gli scuri e giallo ocra per i chiari, mischiate a resine traslucide azzurrognole o rossastre; mentre il nero, quello preferito dall’artista, nasce mescolando, attraverso procedimenti antichi e complessi, il nero fumo e il nero d’avorio con una lacca viola.
Il risultato, di grande qualità espressiva ed emotiva, è la maestosa raffigurazione di edifici e paesaggi urbani opulenti, storici ed allo stesso tempo moderni, dipinti nei toni del rosso del blu e del giallo ocra.
Tommaso Ottieri
LE NOTTI BIANCHE
15 maggio – 13 giugno 2026
Galleria Russo
via Alibert, 20 – Roma
Orari: lunedì 16.30 – 19.30
martedì – sabato 10.00 – 19.30

Tutte le foto MyWhere©
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