Incontro con la medianità: l’ntervista alla medium Susi Gallesi

Incontro con la medianità: l’ntervista alla medium Susi Gallesi

MILANO – Intervista alla medium Susi Gallesi. Che spiega il significato della medianità oggi.

Susi Gallesi, è scrittrice e medium italiana, nota per i suoi libri e le sue testimonianze, anche rese in televisione, sul contatto con il mondo spirituale, ovvero con le anime, gli angeli e l’aldilà.

Quando si parla di medianità si incontrano spesso idee, definizioni e anche molti pregiudizi diversi. Dal suo punto di vista, che cosa significa essere una medium e che cosa accade, concretamente, quando entra in contatto con il mondo spirituale?

“Innanzitutto non mi piace definirmi Medium. E’ semplicemente un titolo, ma che io non uso. Io sono più semplicemente un tramite tra i due mondi (quello terreno e quello spirituale). Il mio contatto personale con le anime avviene in un modo molto semplice e immediato. Comunicano per un bisogno alla persona, che mi richiede un loro messaggio, dandomi indicazioni particolari per farsi riconoscere. E’ un messaggio d’amore non sempre molto chiaro, ma che dà e spiega i suoi riferimenti nel tempo. Il mio contatto personale con loro è quotidiano e sempre molto piacevole”.

C’è stato un momento della sua infanzia, della sua vita o della sua esperienza personale in cui ha iniziato a percepire qualcosa di diverso, che l’ha avvicinata alla medianità? Ci può raccontare il percorso che l’ha portata a diventare la medium che è oggi?

“Ho iniziato a vedere e a percepire quando ero molto piccola. Mio padre ha lasciato questo mondo terreno, che io avevo un anno e mezzo. I miei primi ricordi, da quando avevo circa tre anni, sono stati proprio relativi agli incontri con mio padre. L’ho sempre visto fisicamente, come se fosse ancora vivo intendo. Per me non era assolutamente morto. Crescendo, ho capito però che questa visione era solo per me e non per quelli della mia famiglia. Ma questo non mi ha causato traumi né problemi: non ero sicuramente creduta, ma era talmente forte la presenza di mio padre che non mi ha permesso di farmi domande né di terrorizzarmi né di farmi sentire molto diversa. Ho sempre accettato la sua presenza e, in seguito nell’adolescenza, anche la presenza di altre anime”.

In un’epoca così razionale e tecnologica, che significato può avere ancora la medianità? Secondo lei è un’esperienza che può parlare a tutti, indipendentemente dal luogo e dalla cultura, oppure ci sono società, tradizioni o luoghi del mondo in cui questo rapporto con il mondo spirituale è particolarmente sentito?

“Proprio in un’ era come questa si ha bisogno della realtà di questo mondo invisibile. In effetti a confronto di tanti anni fa questo è un argomento conosciuto, ricercato, di cui si ha bisogno di sapere. Ci sono migliaia di prove e anche di ricerche scientifiche sulla conoscenza di questo mondo, sul riferire parole che vengono date dai nostri cari a chi è rimasto. E il messaggio arriva per tutti:non c’è differenza di religione, di razza, di persona. Anche se, sicuramente, il messaggio va richiesto (e reso) con un senso d’amore. Tutti abbiamo bisogno di aiuto e da loro (dal mondo spirituale) questo arriva, a volte in modo velato, ma sicuramente in modo efficace”.

Secondo lei tutti gli esseri umani hanno, almeno potenzialmente, una capacità medianica che può essere sviluppata, oppure la medianità appartiene soltanto ad alcune persone? E, nel caso, come si riconosce e si coltiva questa capacità?

 “Io credo che non tutti gli esseri umani abbiano la capacità di questa comunicazione. Penso non si possa imparare e sono certa che siano loro, gli esseri spirituali, a scegliere il loro “canale” di comunicazione pulito. Pulito vuol dire mettersi semplicemente a disposizione delle anime e, in secondo luogo, delle persone. E’ una qualità che non si coltiva nel tempo, ma, quando ce l’hai, vieni indirizzato e condotto in ogni passo, questa è la mia esperienza. Io non ho chiesto, ho accolto, ho accettato il dono. Non ho mai perso la fede in loro, nonostante abbia avuto una vita molto difficile. E penso che questo mi abbia aiutato a conoscere sempre di più me stessa e abbia migliorato anche la comunicazione con loro”.

Al di là dell’attività di una medium, è possibile per una persona comune entrare in qualche modo in contatto con una dimensione spirituale nella vita di tutti i giorni? Se sì, quali segnali o pratiche possono aiutarci a percepirla, senza confondere una reale esperienza spirituale con una semplice suggestione?

“Tutti noi abbiamo un’anima che è il tramite con il mondo spirituale. Ci colleghiamo, oltre che con la mente soprattutto con la nostra anima. Tutti noi abbiamo una sensibilità spiccata che andrebbe sviluppata mettendo da parte i sentimenti terreni (intendo rabbia, cattiveria, egoismo, vanità, ecc), in due parole, un ego che non ha nulla a che fare con l’amore. E’ necessario affidarsi, accogliendo anche il dolore che proviamo per una perdita o per qualsiasi fatto terreno, che ci provochi difficoltà e sofferenza, ma la serenità del cuore è in grado di togliere la rabbia. E’ necessario aprire i canali che collegano la nostra anima al mondo spirituale, ascoltare e accorgersi di sensazioni che non sono terrene. Perché, continuamente, arrivano a noi cose da imparare, dandoci aiuto e prove che chi abbiamo perduto esiste, che continua a vivere, perché la morte non esiste, sebbene sicuramente la vita terrena sia difficile, portandoci degli ostacoli e delle sofferenze. Ma una delle cose più importanti da capire è che noi, prima di nascere su questa Terra, abbiamo scelto questa esperienza proprio perché la nostra anima ha bisogno di vivere questa specifica, peculiare esperienza terrena”.

Alessandra MR D'Agostino

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