Teatro da Camera a Bologna, un velo nostalgico

Teatro da Camera a Bologna, un velo nostalgico

BOLOGNA – Il Teatro da Camera, attivo tra il 1973 e il 1988, fu un’avanguardia teatrale. Univa danza, cinema e arti visive in un linguaggio essenziale e meditativo. Scopriamo un’avanguardia post-moderna di 50 anni fa. 

Si può provare nostalgia per i terribili e terroristici “anni di piombo”? 

Sì, se però riandiamo alle folgoranti esperienze dell’esuberante teatro sperimentale che a quei tempi, anche in Italia, produceva frutti polposi d’avanguardia. A Bologna, poi, la nascita nel 1971 di un corso di laurea antitradizionale come il DAMS all’interno della togatissima Alma Mater Studiorum, spalancò le finestre ad una nuova elettrizzante aria. Se ne giovò la creatività di talentuosi giovani artisti e fu così che le tutte Arti (teatro, musica, arti visive, danza, cinema) si fusero con infervorata libertà inventiva. 

Il teatro Teatro da Camera

Un esempio fulgido fu il Teatro da Camera attivo a Bologna dal 1973 al 1988 fondato e diretto da Laura Falqui e Raffaele Milani, preceduto dal loro Teatro della Pantomima che operò dal 1970 al 1973. La loro sperimentazione teatrale aveva le radici tra l’altro nella nuova concezione astratta e geometrica della danza . Concezione creata da Oskar Schlemmer nel seno del Bauhaus (1922), e nella moderna danza americana sviluppata da Bob Wilson. 

Nello spazio nudo della scena l’evolversi del gesto, movimento calibrato al millimetro, senza parole, è disvelato solo dalla luce. Corpo e spazio, inscindibile binomio, generano Teatro: “Tra immobilità e danza, tra silenzi e sottili venature musicali, il racconto è esposto per frammenti o suggestioni variamente interpretabili”. Era una forma nuova di spettacolo, un teatro intenso, mentale e asettico, fatto di lacerti provenienti dalla Pittura, dal Cinema, dal Teatro.

Le suggestioni pittoriche del Preraffaellismo e del Simbolismo, le atmosfere da film noir e dall’accento surrealista entrano “nelle situazioni sospese della messinscena come un background di memorie sognate”. 

TdC TRASPARENZE SECONDA EDIZIONE, Aix en Provence, festival della danza, 1983

“Nella lentezza il corpo è interamente impegnato in una meditazione sulle minime fasi del movimento…E il silenzio è il fulcro della lentezza”. La forte tensione psichica che si veniva a creare “era il tentativo di risucchiare lo spettatore dentro una rappresentazione molto interiorizzata, quasi ipnotica”. Anche il pensiero orientale seduce i due autori-attori “che agiscono in quella specie di trance dove il tempo è sospeso e dove la realtà entra come dimensione parallela. E in effetti silenzio e lentezza evocano la sospensione del tempo”. “Il movimento era un fluido passaggio da una posa ad un’altra eseguita lentamente. Il fondale di tela grezza, illuminato da dietro, produceva l’effetto di ombre cinesi dotate di volumetria”. 

Un teatro storico

Tanto cinema sottintende le performance del Teatro da Camera, perché camera va intesa sia come piccolo teatro, per pochi, sia come camera per riprese cinematografiche. E’ soprattutto l’adorato cinema americano degli anni Quaranta e Cinquanta, il noir in modo preferenziale. Ma anche la Nouvelle Vague con Alain Resnais in testa. Senza scordare l’immaginario surrealista di Jean Cocteau che stanno nel cuore e nella mente di Falqui e Milani.  

Benché il Teatro da Camera abbia concluso la sua parabola, Falqui e Milani in questi ultimissimi anni si divertono a mettere in scena delle Conversazioni inesistenti, brevi video di colloqui immaginari tra personaggi del passato come quello tra Alessandro Manzoni e Francesco Hayez, tra D’Annunzio e la Duse. Il risultato è sorprendente e pieno di spirito.   

TdC ARMONICA, 1981 Tonsberg, Norvegia

Per celebrare il mezzo secolo del Teatro da Camera è stata realizzata un’ampia mostra, intitolata Figure e corredata da un eloquente catalogo che ben ci introduce nelle loro tante Figure, alla Galleria Cenacchi di Bologna ricca di foto manifesti video e filmati originali che ha risvegliato i ricordi di chi ha assistito a quegli spettacoli, e ha sorpreso e stimolato l’interesse di chi non c’era. Tutti i materiali in mostra, molti dei quali sono stati restaurati nei laboratori altamente specializzati della Cineteca, sono stati donati alla prestigiosa e rinomata Cineteca di Bologna che li conserverà nella propria Biblioteca “Renzo Renzi”. Che cosa potevano sperare di più due autentici cinéphiles? 

 

Le frasi virgolettate sono di Laura Falqui 

Silvia Camerini Maj
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One Response to "Teatro da Camera a Bologna, un velo nostalgico"

  1. Raffaele Milani   28 Dicembre 2024 at 14:42

    Tutto verissimo. Il teatro da Camera fu l’avanguardia che pensava la tradizione all’insegna del silenzio e della lentezza. La nostra solitudine nella ricerca interartistica voleva evitare la visione ideologica e provocatoria. Non abbiamo mai dimenticato l’aspirazione auratica dell’invenzione. Un isolamento che è anche un autoisolamento dorato. Nelle cinque ore di video portate in vari festival internazionali e negli spettacoli in giro per l’Europa il Teatro da Camera non ha mai rinunciato alla seduzione e alla magia del gesto e della luce.

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