Henri de Toulouse-Lautrec e la Parigi della notte

Ripercorriamo la vita di Henri de Toulouse-Lautrec. Con lui la Parigi della notte e della perdizione si fa bella e protagonista

 ACCADDE OGGI – 24 novembre 1864 

Il conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa (per tutti: Henri de Toulouse-Lautrec) nasce in Francia, ad Albi, nella regione francese dei Pirenei, il 24 novembre del 1864. Artista straordinario, innovatore dell’Art affiches e un fulcro dell’Art Nouveau, un caso imprescindibile tra gli Impressionisti e poi del  Post-impressionismo, fu un riferimento anche dell’Espressionismo. Rappresentò anch’egli e a suo modo  un’epoca  luccicante ma con tante contraddizioni concentrata nella Parigi cosmopolita e di Montmartre, dei cafè-concerto, delle case-chiuse, della bohème, del Moulin Rouge, dell’assenzio, degli spettacoli un po’ balletto e un po’ spogliarello, degli artisti e delle loro soffitte adibite a studi e abitazioni. Henri animò tutto ciò, oltre che dipingerlo, cercando un linguaggio adeguato ai tempi moderni. In essi la capitale francese svettava vivacemente, con la sua apertura alle innovazioni tanto da promuovere proverbiali Esposizioni Internazionali e allestimenti scenografici che le presentassero al mondo come meravigliose occasioni di confronto e conoscenza. Uniche, tanto che la Torre Eiffel, che divise i  francesi in suoi entusiastici cantori e in sdegnosi denigratori, era stata pensata come struttura temporanea che indicasse, celebrandola, una di queste Esposizioni: quella Universale del 1889. Quale giudizio vinse è evidente, dato che questo capolavoro ingegneristico non fu più smontato anche grazie al fatto che poteva fungere da antenna per la trasmissione radio militare e fu molto utile all’esercito francese. Immaginiamo che a Henri de Toulouse-Lautrec questo grandioso progetto piacesse, probabilmente divertito del dibattito che provocò; del resto, egli stesso era abituato alle polemiche, nella vita come nell’arte, e alle battaglie per potere esercitare il nuovo.

Figlio di famiglia più che agiata, nato con una salute cagionevole e una rara forma di picnodisostosi – una malattia ossea di natura ereditaria – non conforme a un’ambiente altolocato che voleva i propri ragazzi sportivi e mondani, Henri era decisamente diverso dai suoi ricchi coetanei.  Provò ad uniformarsi con l’unico risultato di cadere da cavallo e peggiorare il suo fisico, che rimase deficitario e non crebbe. Nell’arte, in cui eccelleva, trovò il suo rifugio e il suo demone. Scelse però una strada difficile e dura come si rivela sempre quella dei piccoli e grandi mutamenti: nel caso suo e dei sodali impressionisti attinenti alla pittura. Così, da reietto si rifugiò tra i reietti scegliendo di vivere la realtà off  e notturna parigina e di ergerla scandalosamente a protagonista dei suoi quadri, sottolineando che essa aveva comunque un suo posto all’interno della società perbenista dell’epoca. Assiduo del Moulin Rouge, celebrato dal suo Ballo al Moulin Rouge, del 1892 e per il quale aveva realizzato anche  Cavallerizza acrobata al circo Fernando, del 1888, che campeggiava all’entrata, Toulouse-Lautrec non giudicava, non criticava perché faceva parte di quel che raccontava: egli fu il fiero interprete di questo mondo che la società francese conosceva e usava pur tacendone l’esistenza quando era a tavola con la famiglia, al caldo delle proprie belle case. Artisti squattrinati e belle menti della sua generazione, prostitute, ballerine, attori in disgrazia, alcolisti, amanti mercenari, intellettuali dall’esistenza a rischio, impresari non sempre eleganti, Louise “La Goulue” Weber, madrina del can-can, Yvette Guilbert, Jane Avril, il proprietario di cabaret Aristide Bruant, Valentin le Désossé, circensi e teatranti, frequentatori dei locali e persone con la voglia di divertirsi: ecco molti dei soggetti delle opere di questo piccolo grande artista, che usò un segno guizzante, nervoso, dinamico, velocissimo, fatto di luci e ombre e capace di riassumere con grande sagacia il brulichio della vita moderna e i moti interiori dell’animo umano. Su “L’Echo de Paris” un giornalista d’arte, scrisse, nell’edizione del 30 marzo 1891: “Nonostante i neri con i quali sporca indebitamente le sue figure, Toulouse-Lautrec mostra una forza reale, spirituale e tragica nello studio delle fisionomie e nella penetrazione dei caratteri.”.  In lui si univano, come individuò bene R. Marx in “L’Art Nouveau” nel 1893, “la penetrazione dell’analisi e l’acutezza dei mezzi d’espressione”.  Lo stesso anno su “La Justice” (15 febbraio) G. Geffroy afferma: “Con un colore variato, a volte sordo ma opulento, a volte fangoso, quasi sporco a seconda dei casi, Lautrec pittore e pastellista si mostra quasi perfetto nell’esprimere il sorgere di un individuo, l’apparizione spontanea di un atteggiamento o di un movimento, l’andare e venire d’una donna in cammino, il volteggiare di una danzatrice”. In tutto questo, come lui, nessuno riuscì meglio: specialmente nella grafica e nella comunicazione pubblicitaria visiva, allora ancora agli esordi come prodotto con una propria dignità artistica che egli, invece, riuscì a raggiungere. Ineguagliato, prolifico – nei vent’anni più attivi di attività produsse più di 600 dipinti, 350 litografie, 31 manifesti e 9 incisioni –, finalmente anche apprezzato da collezionisti brillanti, da qualche avveduto mercante come per esempio il raffinato e potente Jean-Baptiste Michel Adolphe Goupil, e gradito a una parte della critica che applaudì la sua prima personale nel 1893, Henri visse e si distinse nel sistema dell’arte nonostante l’impedimento innalzato dagli accademici. Furioso pennello ma anche bevitore smodato e, si dice, amante insaziabile, minato nel fisico e nella psiche, alcolizzato e ammalato di quella sifilide che portava alla follia, colpito da una semiparalisi dopo un colpo apoplettico, tornò in famiglia giusto in tempo per essere avvolto dal caldo abbraccio della madre e dal suo amico Paul Viad. Muore a Saint-André-du-Bois,  il 9 settembre 1901 a soli trentasette anni.

Henri de Toulouse-Lautrec e la Parigi della notte

CHT202666

CHT202666

Barbara Martusciello

Storico e Critico d’Arte, Curatore indipendente, docente, cofondatore di associazioni e webmagazine e pungente penna e tastiera pronta a scrivere e a divulgare la cultura contemporanea non solo visiva. Sorride sempre ma sbraita quando serve; non si ferma mai, è costantemente di corsa ma è attenta a non farsi stritolare dalla fretta e dal sistema poiché ama l’approfondimento e detesta l’approssimazione. Nella vita privata è un altro paio di maniche, più “larghe”: è sempre pronta a organizzare convivi, a cucinare per gli amici, a fermarsi piacevolmente e a godersi – con familiari, sodali, cani, gatti e tanti libri e film – la vita.

Barbara Martusciello

Leave a Reply

Your email address will not be published.