Intervista a Dario Fo

Intervista a Dario Fo

Un tè fumante in un’umida mattina novembrina, mani che afferrano una tazzina troppo piccola, intensi occhi azzurri che si muovono veloci e una voce decisa e sicura. Ci accoglie così il maestro Dario Fo, incontrato in un piccolo hotel del centro di Bologna in occasione del suo spettacolo in cartellone al Duse “In fuga dal Senato” dedicato all’omonimo libro di sua moglie Franca Rame. Una testimonianza politica ma dai risvolti inaspettati dei 19 mesi di Franca in veste di senatrice. L’osservazione a quella tazzina che giudica poco ergonomica per essere afferrata con comodità e un fiume di parole che scorrono libere durante l’intervista ma anche spazi per momenti di intensi ricordi legati alla sua amatissima moglie, compagna nella vita, nel lavoro e nelle passioni. Istanti toccanti che difficilmente dimenticheremo.

Dario Fo e Sara Di Paola durante l'intervista
Dario Fo e Sara Di Paola durante l’intervista

Maestro perché ha voluto portare in scena il libro di sua moglie?

Il libro di Franca è un libro straordinario anche se non dovrei essere io a dirlo. È proprio un diario giornaliero della vita in Senato. Franca si accorge quasi subito che non c’è un atteggiamento professionale di chi conduce la “baracca”. Vede che la gente che è lì e che dovrebbe rappresentare i bisogni degli elettori, che ha fatto delle promesse, che si è impegnata a risolvere i problemi urgenti della nazione, in realtà rimanda le questioni, c’è una gran bagarre e soprattutto mancanza di impegno. Se Franca aveva una nuova idea, i senatori si riunivano e preparavano il prospetto. Però il giorno dopo si ritrovavano in pochi per discuterne e al terzo giorno era lei da sola. I senatori, inoltre, ricevevano una retta per sostenere le spese dei collaboratori, ma alla fine non pagavano mai questi assistenti. Ma è una cosa indegna! Quando glielo si faceva notare rispondevano: – Ma sono loro che dovrebbero pagare noi perché imparano, stare qui è come una scuola -. In nessun Senato al mondo succede una cosa del genere. Allora cosa fa Franca visto che nessuno la ascolta? Comincia a indagare e trova due ragazzi che avevano lavorato con noi e che erano conduttori di una trasmissione televisiva. I ragazzi cominciano a tampinare delle persone facendo domande delicate e le costringono a scoprirsi. Franca è andata in questa trasmissione e ha fatto scandalo. Lei ha messo in luce la faccenda dell’Uranio impoverito che ha procurato malattie spaventose ai soldati italiani per le quali poi sono morti. Tutti negavano la faccenda, allora Franca trovò alcune università che fecero delle ricerche scoprendo che questi mentivano.

Sua moglie definiva il Senato “il frigorifero dei sentimenti”, ma quindi non c’è speranza per la politica e per le istituzioni?

Si c’è speranza finché ci sono personaggi che scavano a fondo come ha fatto lei. Franca diceva:- Non sono simpatica a queste persone, non mi salutano, non mi invitano ai buffet -. Nella faccenda dell’Uranio, Franca è riuscita a far pagare allo Stato quello che doveva alle famiglie, ha fatto riconoscere le malattie di guerra per cui sono morte quelle persone, ma ci è riuscita solo una volta fuori dal Senato.

Anche con questo spettacolo fustiga i potenti visto che è una delle motivazioni per le quali le hanno assegnato il premio Nobel?

Sempre! Il premio però è servito soprattutto per usare il denaro ricevuto per scopi benefici. Altre persone che hanno visto questo gesto hanno avuto fiducia in quello che facevamo e messo a disposizione ad esempio pulmini per il trasporto di persone che non potevano muoversi. Siamo poi riusciti a raccogliere il doppio di quello che avevamo messo inizialmente.

Una data importante per lei è il 10 ottobre del 1997 quando ha ricevuto appunto il Premio Nobel. Le parole che ha detto quando ha saputo di aver vinto son state: “Così viene premiata la gente di teatro”.

Il teatro è una delle basi della cultura. L’uomo prima ancora di comunicare con la parola ha comunicato con la gestualità. Il teatro permette di riproporre la realtà sotto un’altra forma non casuale e non prevedibile. Come uno specchio che deforma l’immagine ma attraverso quello specchio si riesce a intuirne la vera natura,il vero tipo di personaggio che si ha davanti. Riconosci anche l’ipocrisia e la menzogna. Il Teatro è un mezzo per capire le cose che normalmente vengono tenute nascoste dalla casta. Le caste hanno un linguaggio proprio e attraverso questi linguaggio io sento la finzione. Le caste vogliono togliere la comprensione alla gente e metterla in soggezione.

Attraverso il teatro c’è la possibilità di fare una piccola rivoluzione sociale cioè i messaggi possono essere cambiati non con la violenza ma con la cultura della parola.

La scuola italiana in gran parte usa termini fasulli, fatti apposta per impressionare e, quando io ho cominciato a insegnare, ho capito che dovevo tornare alla semplicità. Io dico sempre: – Se un bambino mi capisce sto dicendo una cosa intelligente -.

Quei 19 mesi in Senato per la signora Rame sono stati molto duri, ma lei è riuscita anche a squarciare il velo su temi che in realtà non erano mai stati trattati.

La cosa grave è che quando si va in Senato c’è una magia malefica. Che tu sia donna uomo, operaio o chirurgo, dopo un po’ ti uniformi. Diventano tutti della stessa banda, come automi. Franca faceva proposte sensate e logiche. Appena scoppiata la crisi economica, lei propose di calare lo stipendio a tutti i senatori perché loro avevano già tanti privilegi, ed erano tutti soldi portati via ai contribuenti. La sua idea ha tenuto banco per tre giorni e poi la casta l’ha bocciata, nessuno ha ceduto un soldo. Sarebbe stato un bell’esempio verso tutta la comunità.

Come ha influito il mondo della politica nel rapporto tra lei e la signora Franca?

Io ero molto prevenuto sul fatto di entrare in politica. Mi ero presentato come probabile sindaco di Milano con il partito della sinistra. Nel mio stesso gruppo, uno dei dirigenti aveva scelto come concorrente alla carica di Sindaco un ex funzionario dei servizi dell’ordine che nulla aveva a che vedere con la formazione culturale della sinistra. Ha perso ed è andato a lavorare per una azienda che organizzava la ripulitura di Napoli, poi è andato a Taranto nelle acciaierie e ora è implicato in una inchiesta giudiziaria. Lui era il mio contendente, scelto dal mio partito per bloccarmi, io ero troppo di sinistra, ero troppo pericoloso. Invece per Franca è stato diverso, l’ha scelta la gente con mezzo milione di preferenze. Però provava rabbia, l’avevano scelta per fare qualcosa che lei non riusciva a fare perché la bloccavano, aveva le mani legate.

Cosa ne pensa di Grillo e della satira in cui contrappone il vecchio e il giovane fatta ai suoi diretti concorrenti politici?

In tutta la satira c’è il rapporto tra il giovane e il vecchio. Il potere è in mano agli anziani e infatti le storie di Aristofane parlavano anche di questo. Il conflitto tra il vecchio e il nuovo. Galileo Galilei era molto giovane quando affermava che era la Terra a girare attorno al sole. Ha scoperto un concetto di infinito che era lontano dalla nostra cultura. Quando si dice: “è un concetto vecchio” vuol dire che “è un concetto vecchio sostenuto da vecchi!”. Io sono vecchio ma credo di essere giovane nella dimensione del pensiero. Molte volte mi ritrovo con gente che ha la metà dei miei anni, ma parla da vecchio. La condizione dello sfruttamento dell’uomo è cambiata oggi ma in peggio. Non spiegano alle persone che hanno perso il lavoro, che alla base della crisi economica ci sono troppi giochi di potere, trappole e finzioni. Allora quando Grillo parla di vecchio e di nuovo parla da teatrante e usa il canone di satira più antico ma sempre attivo. Lo scontro è sempre tra il vecchio sorpassato e il giovane che lotta.

Dario Fo

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©RobinT. Photography 2013 per intervista
©Daniele Bisceglia 2013 per spettacolo

Sara Di Paola

Fin da quando ero bambina si diceva che in me convivevano due lati opposti: seria e quasi timida a scuola ed estroversa nella vita privata. Questa mia seconda caratteristica l’ho applicata a due attività che potessero esprimere al meglio la mia vena artistica e il mio amore per lo spettacolo: il ballo, ma soprattutto, il teatro che, dopo tanta gavetta, mi ha portato a diventare attrice professionista e mi ha permesso di trasformare un hobby in un secondo lavoro. E se è vero che si comincia un po’ a morire nel momento in cui cala il fuoco di ogni nostra passione, il mio non si è ancora spento e così passo la mia settimana destreggiandomi tra lavoro, amici, fidanzato, ballo e teatro in un incastro perfetto…o quasi!
Sara Di Paola

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