Interviste ai vincitori di Mostre Diffuse

Nominata in giuria per il Concorso fotografico Il fiume e l’uomo in occasione di Mostre Diffuse [Fotografia] Magliano Sabina 2016, avevo visto in anteprima qualche settimana fa le foto dei concorrenti. Il 7 maggio,  giorno di apertura della manifestazione di Mostre Diffuse,  ho avuto modo di vedere dal vivo, stampate in fine art [Artok, ndr], le prime venti opere che, per punteggio acquisito dalle nostre votazioni preliminari, erano state selezionate nella rosa delle prescelte. In giuria c’erano Tullio Bernabei, Walter Criscuoli (in sostituzione di Salvatore Di Vilio), Teresa Mancini, Patrizia Savarese e Stefano Tomassini, ed io.  Ammirando tutte e venti le fotografie esposte abbiamo iniziato a stilare la classifica per determinare il primo e secondo premio. Il tema era: IL FIUME E L’UOMO | da sempre fonte di vita, usato per i trasporti, abitato con battelli o palafitte, sfruttato nella produzione di energia, abusato nello sversamento di rifiuti.

Le immagini fotografiche si  differenziavano per tecnica,  espressività del soggetto, e per la dinamica  della composizione,  ma soprattutto per la personalità dell’ autore. Quando la giuria ha visionato le fotografie non era a conoscenza né del nome dell’autore, né del sesso né nulla riguardo l’età o la storia professionale che c’era dietro ogni scatto. La scelta era quindi decisamente difficile perché, a parte l’aderenza al tema, ogni foto colpiva il nostro immaginario per il “contenuto espressivo”, oltre che quello estetico che affascinava e rapiva determinando un ordine di preferenza. Stilare la classifica è stato davvero complicato, tranne che per l’immagine che ha poi vinto il primo premio,  dove ci siamo trovati d’accordo sin dal primo giro di votazione. Ma vogliamo farvi conoscere gli autori, quelli del “podio” – tralasciando il secondo ex-equo  poiché non era presente alla manifestazione – ed alcuni altri che abbiamo avuto il piacere di conoscere “più da vicino”. Ecco qui le nostre interviste, con un punto di vista che vuole essere più di stimolo per la vostra visione che una discussione a senso unico. Personalmente avrei premiato la foto di Marzia Corteggiani, forse perché, per chi vive a Roma come me ed ha seguito “il lungotevere e il murale” di William Kentridge lungo 550 metri, aveva una percezione diversa dello scatto in questo contesto. Poi c’era un’altra foto bellissima di un bambino di colore che gettava la rete, in bianco e nero, “Vang Vieng” di Ciro Ciliberti, che ho trovato splendida così come quella della cima di attracco di un barcone, “Case galleggianti” di Alessandro Guarino. Ognuna, nello stile e nella tecnica che le contraddistingueva, colpiva il nostro immaginario rendendo ardua la selezione.

Vi ricordiamo che avete modo di apprezzare i primi 20 esposti nella Sala Consiliare del Palazzo del Comune di Magliano Sabina fino a domenica prossima, 15 maggio, così come potete visitare tutte le altre  “gallerie temporanee” delle 25 mostre diffuse. Magliano è una città così piccola che per visitarla, comprese tutte le mostre, vi basterà una giornata! Ed inoltre non dimenticate che domenica 15 maggio (ultima giornata  di questa Edizione) sarà anche festeggiato il Santo Patrono, San Liberatore, con la tradizionale Festa. 

La prima intervista è stata per Daniela Di Sarra, vincitrice del primo premio del concorso con la fotografia intitolata “A volte il rapporto con l’uomo è difficile”, votata all’unanimità dalla giuria con la seguente motivazione ufficiale: “Sensibilità artistica evidenziata dal gioco di colori e luci dell’elemento bicicletta. Il concetto del degrado si trasforma in arte. Piace perché dispiace. La capacità tecnica e formale rende lo scatto uno spaccato del paesaggio”. I giurati hanno infatti apprezzato il valore del contrasto cromatico che mette in evidenza l’opera sottolineando un messaggio positivo (richiamato dal lirismo di elementi quali la spuma bianca delle onde del fiume e il rosa vivace del mezzo prodotto dall’uomo), anche se il contenuto e la drammaticità dell’opera risiedono nel tema del degrado urbano.

Daniela Di Sarra, Alfredo Graziani, Fabiola Cinque
Io con Daniela Di Sarra ed Alfredo Graziani Sindaco di Magliano

Daniela, le esprimiamo in primis i nostri complimenti per il suo primo premio. A proposito della nota cromatica distintiva data, nella sua opera, dal rosa della bicicletta, potrebbe dirci se si sia trattato di un elemento casuale?

Grazie! Riguardo al rosa della bicicletta nell’immagine direi di no: era davvero il colore originale dell’oggetto ed è stato forse quello l’elemento che ha attratto la mia attenzione nel momento dello scatto: appunto il contrasto tra due realtà, ma espresso in forma leggera.

Riemerge quindi dalle acque della natura-madre la leggerezza dell’elemento umano, anch’esso declinato al femminile richiamato dal rosa dell’oggetto che si intravede in trasparenza. Dove è stata scattata questa foto?

A Brunico. Nel fiume che attraversa la città c’era una bicicletta in acqua, che ho notato mentre stavo passando sopra  un ponte… Si dice che la fotografia si faccia con la suola delle scarpe, il che non è del tutto esatto in questo caso, dato che avevo una gamba rotta e camminavo con due grucce (sorride, ndr). Non sapevo come tenere in mano la macchina fotografica, ma l’immagine mi piaceva al punto che mi sono ingegnata per riuscire a scattarla. Si è trattato di una circostanza fortunata; tra l’altro non so se questa bicicletta si trovi ancora sul letto del fiume, essendo anche di difficile recupero.

Ci parlerebbe della tecnica con cui ha rielaborato la foto, se vi è una postproduzione?

C’è una post-produzione al computer ma è molto lieve. È stata necessaria soltanto per la messa a punto del chiaroscuro e delle luci. Non so chi abbia stampato le fotografie [Artok n.d.r.], ma lo ha fatto in una maniera meravigliosa.

Daniela di Sarra Mostre Diffuse Fotografia 2016Colpisce l’effetto visivo che richiama un dipinto impressionista…

È vero. Ciononostante si tratta di un effetto naturale, che si ottiene dall’angolazione della luce sulle piccole rapide molto diffuse sul fiume, per via delle rocce che rendono accidentato il corso delle acque.

Ringraziamo Daniela Di Sarra per aver condiviso con noi questo suo momento di riconoscimento.

Grazie a voi e al Comune di Magliano Sabina, che ha un grande merito nel promuovere iniziative culturali come questa.

Ed eccoci al secondo classificato, Luigi Pastoressa (secondo premio ex-equo del concorso) con lo scatto “Vicino ponte Sant’Angelo”, con la seguente motivazione  della giuria: “Per il senso realistico e documentale di una fotografia dove la storia e la bellezza sono contrapposte alla realtà dell’abbandono”.

Luigi, ci parlerebbe del suo scatto e delle condizioni che hanno determinato la sua scelta dell’immagine?

Questa è una fotografia che ho scattato un anno fa o forse due; faceva parte di un progetto fotografico realizzato sulle rive del Tevere. La situazione illustrata dalla fotografia è quella conseguente  a una delle ultime piene del fiume (se non ricordo male quella del 2014). Una volta tornato tutto alla normalità, lo scenario che ne risultava, raccontava un contrasto tra  la classicità dei monumenti e il degrado moderno.

Luigi Pastoressa Mostre Diffuse Fotografia 2016
Luigi Pastoressa

Dunque un eloquente accostamento tra l’intramontabile “Grande Bellezza” che sopravanza nei secoli e una modernità che può talvolta esprimersi in forma di degrado, rappresentando così un messaggio non sempre positivo e di progresso rispetto al passato.

Quanto alla tecnica usata per scattare la sua foto, cosa ci può dire? Si tratta di digitale?

Sì ho scattato direttamente in digitale. Riguardo la tecnica… beh, ho cercato di comporre lo scatto attenendomi soprattutto al rispetto della “regola dei terzi”. Infatti Castel Sant’Angelo occupa una posizione non casuale in rapporto agli altri elementi.

Luigi Pastoressa Mostre Diffuse Fotografia 2016Lei è uno studente? Si occupa di materie che hanno a che vedere con la fotografia?

Sì, ho frequentato un master in fotogiornalismo al’ESFCI di S. Lorenzo, a Roma.

Questo spiega il particolare taglio della sua fotografia. Quando i giurati si sono trovati in dubbio su alcune scelte, la loro attenzione veniva richiamata proprio da un’impostazione documentale, forse troppo.

Sì, lo sono volutamente. Non so se abbiate avuto modo di valutare anche le altre fotografie che avevo inviato; c’erano tre immagini in tutto, sempre scattate lungo il Tevere. In una di queste vi è  una signora che vive in quel luogo e che mi ha permesso di seguirla per quasi un mese. Ho potuto trascorrere con lei molto tempo, praticamente tutti i giorni. L’ultima riguarda un tossicodipendente, ritratto nel drammatico momento in cui si “buca” lungo una scalinata.

Adesso in cosa è impegnato?

Ora sto cercando qualcos’altro da fotografare. Con il Tevere direi di aver finito. Questa foto [quella vincitrice del secondo premio ex-equo del concorso, ndr] è stata anche pubblicata su The Guardian. Adesso, come dicevo, devo trovare altro da fotografare e lavorare come fotografo.

Quindi non ha ancora modo di lavorare a tempo pieno come fotografo…

No, non ancora. Ho finito il master lo scorso anno e ho iniziando a lavorare da poco tempo. Vedremo per il prossimo futuro…

Grazie, Luigi. Tanti auguri per il suo futuro.

Simona Mancini Mostre Diffuse Fotografia 2016
Simona Mancini

Alla premiazione erano presenti diversi autori delle altre immagini selezionate. E tra questi Simona Mancini, la cui fotografia avevo votato tra le mie preferite. Non solo perché sono stata anch’io di recente a Budapest e vissuto la magia della città, ma perché questa foto quasi in bianco e nero dove sorge a contrasto il tram rosso mi aveva colpito sin da subito.

Simona, il suo scatto “City life-Pest side” è molto suggestivo. Ci sembra di scorgere l’imbocco del Ponte della Libertà di Budapest, sul Danubio. Potrebbe dirci qualcosa su questa fotografia.  A che ora del giorno è stata scattata?

La fotografia risale al 2013 e il cielo era carico di neve. Ho scattato al mattino, con una ISO non bassissima (circa 400). Il punto di vista, dalla sponda del fiume che dà sulla città di Pest (prima degli anni ’70 dell’Ottocento le città di Buda e Pest erano unite da ponti su chiatte, ndr), è centrato sulla convulsa vita cittadina a cavallo tra due realtà separate-unite dal Danubio: l’uomo, con la sua vita quotidiana, e il fiume, appunto.

Troviamo infatti l’elemento del tram, come unica nota di colore (ulteriormente sottolineata dalla maggiore messa a fuoco rispetto al resto dell’immagine) che emerge dalla composizione, quasi a voler sottolineare (casualmente?) il trait-d’union tra due città che sono ormai una sola, nonostante il termine “rivale” rimandi originariamente a una contrapposizione fra due alterità divise da una barriera naturale, più che all’unione tra due identità che condividono la vicinanza con l’acqua-fonte di vita.

Sì, ero a Budapest perché sono una regista, e stavo viaggiando per scegliere le location dove ambientare le mie storie. E questa visione racchiude l’emozione e lo stato d’animo di quel viaggio nella città ungherese.

Potrebbe dirci qualcosa in più sulla composizione dell’immagine come ad esempio sulla  particolare curvatura dell’immagine? La posizione centrale occupata dal tram è chiaro segnale di una scelta e di un’attesa meditata…

Ho posto particolare attenzione sul movimento e sulla sua rotondità. Ho utilizzato un obiettivo base, senza filtri né grandangolo. Non c’è neppure post-produzione: scattavo da una posizione sopraelevata e l’effetto iperbolico è dato esclusivamente dalla curvatura assunta dal mezzo.

Umbro Pasquini Mostre Diffuse Fotografia 2016
Umbro Pasquini

Abbiamo  incontrato qualche altro autore tra i primi 20 finalisti del concorso, come Umbro Pasquini.  Fotografo doppiamente presente in questa edizione 2016 di Mostre Diffuse Fotografia di Magliano Sabina, Umbro Pasquini, che nel concorso “Il fiume e l’uomo” ha presentato  l’immagine  “Il paese delle sorgenti”, mentre è presente con il suo progetto fotografico “autostrada ecologica” in una delle mostre  allestite nel centro storico. Così gli chiedo:

Cosa può raccontarci di questo  scatto intitolato “Il paese delle sorgenti”, esposto nella sala consiliare?

Questa foto è stata scattata in una località, Stifone, una frazione del Comune di Narni, in Provincia di Terni. Il fiume invece è il Nera, un affluente del Tevere. in cui il rapporto tra la vita (anche economica) dell’ uomo e quella del fiume è sempre stata strettissima storicamente. In passato vi si potevano trovare molte concerie, che per la loro attività dipendevano in grossa misura dall’acqua.

Dato che il tema era centrato sul fiume in rapporto all’uomo (e viceversa), la nota fondamentale sottolineata dal suo scatto è quella che oggi i frutti dell’opera umana nati dalla simbiosi tra l’uomo e il fiume sono stati abbandonati?

Sì, mostrando l’abbandono di questi luoghi da parte dell’uomo volevo richiamare l’attenzione sul fatto che un tempo si viveva “sul fiume” ed esisteva con esso un rapporto che oggi non c’è più.

Un rapporto di lavoro, di forza, di vita…

Attualmente al massimo produciamo energia idroelettrica… Ma la cosa suggestiva è che in questi luoghi è possibile vedere le fonti di acqua sorgiva che alimentano il fiume. È una località che merita sicuramente di essere visitata.

La fotografia per lei è un hobby o un qualcosa di più centrale nella  vita?

È più che altro un hobby.

Come mai la scelta del bianco e nero? Nelle mostre di molti  autori  predomina  rispetto alle foto a colori. Ultimamente l’utilizzo del bianco e nero sembra voler essere di per sé tratto distintivo di autorialità, sebbene nel caso di questa mostra e del concorso contestualmente presente non vi fossero esplicite raccomandazioni in merito. Se dovesse motivare la sua scelta cosa ci direbbe?

Semplicemente in questo periodo sono molto affascinato dal bianco e nero e amo utilizzarlo. Come dico spesso, il colore ce lo mette chi guarda…

Ringraziato per la sua disponibilità, passo a scambiare due chiacchiere con Luca Moretti, altro autore finalista del concorso, anche lui espositore in una delle mostre con il progetto STANDBY, per parlare del suo scatto dalle atmosfere rarefatte.

Luca Moretti Mostre Diffuse Fotografia 2016
Luca Moretti

Luca, potrebbe dirci dove è ambientato il suo scatto?

Potrei dire che se idealmente, rispetto alla posizione del soggetto nell’immagine, ci orientassimo verso Est, troveremmo la Versilia…

Una spiegazione enigmatica come la sua fotografia. Potrebbe essere più preciso?

La Versilia è una regione prevalentemente costiera che comprende alcuni comuni come Camaiore, Pietrasanta e Forte Dei Marmi. Questa fotografia è stata scattata in un punto difficilmente identificabile con precisione, ma non importa.

A che ora del giorno è stata scattata?

Al mattino alle 10.00, in una situazione di nebbia, piuttosto rara per questo luogo. Mi trovavo sul lungomare, le condizioni di luce erano particolari e c’era una figura che si aggirava d’intorno… Tutto sembrava attendere soltanto la mia macchina fotografica, finché la figura umana si è stabilizzata nel campo del mio obiettivo. Ho scattato 4 o 5 fotografie, più altre relative ad altri soggetti nella stessa atmosfera. In questa foto è presente la foce di un fiume minore in cui il rapporto con il corso d’acqua di esplica in modo intimo. Non c’è una connotazione documentaria, né di denuncia… Come mi sono trovato sul posto e si sono verificate le particolari condizioni per lo scatto, così mi sono rapportato ad esso: come in una sorta di autoritratto, ritrovandomi in un’altra persona.

Molto affascinante il fatto che lei abbia colto un rispecchiamento di sé in un’altra persona da cui è separato solo dal diaframma dell’obiettivo…

Questo in realtà lo avverti in un secondo momento; non certo quando si scatta. La fotografia prende poi, però, una sua autonomia, quando è valida. Ho deciso di non cestinarla proprio perché ho ritrovato in essa questi elementi. Le fotografie nascono spesso in maniera molto casuale, irrazionale; tendono ad essere sempre abbastanza istintive.

Per lei è un hobby la fotografia?

Sì, purtroppo… mi piacerebbe diventasse una professione.

C’è una post-produzione?

No, non mi piace alterare quello che viene percepito nella situazione stessa, eccezion fatta per interventi strettamente necessari.

È la prima volta che partecipa a Mostre Diffuse Fotografia?

Si, è la prima volta. Avevo partecipato all’iniziativa di Magliano Sabina inizialmente soltanto per esporre le mie fotografie. Poi sono stato informato del bando per questo concorso è ho deciso di tentare.

Quali temi hai affrontato nella serie di foto esposte nei locali dell’Ostello? 

Amo fotografare il paesaggio. In quella serie di 12 fotografie affronto il tema del rapporto tra l’uomo e il paesaggio. Mi concentro in modo particolare sulle strutture e sugli strumenti legati al divertimento sulla costa della mia zona. Quindi ci sono stabilimenti balneari, giostre e luoghi simili, ritratti tuttavia in una situazione di sospensione, di tempi morti dati dai periodi di bassa stagione o semplicemente dagli orari di chiusura. Questo dà l’effetto di tensione surreale in cui il tempo sembra appunto sospeso.

Luca Moretti Mostre Diffuse Fotografia 2016
Luca Moretti

Luca Moretti Mostre Diffuse Fotografia 2016Dopo sono andata all’Ostello per ammirare gli altri scatti di Luca Moretti e devo dire che mi hanno colpito anche di più di quella inviata al concorso.

Marzia Corteggiani

Un altro incontro molto interessante che vogliamo raccontarvi è quello con Marzia Corteggiani, tra i 20 finalisti del concorso fotografico con lo scatto intitolato tevereterno 1, dedicato alla nuova opera Triumphs and Laments di William Kentridge realizzata lungo il fiume Tevere. Come avevo anticpato questa foto mi aveva colpito molto e l’avrei premiata, ma la discussione tra i giurati consisteva nella considerazione che  il fiume nell’immagine non era protagonista, s’intravedeva appena. In realtà, essendo scattata sull’argine del Tevere, io ne sentivo la presenza ma la votazione è andata per altri versi… Quindi ho riportato queste osservazioni all’autrice.

Marzia il fiume si vede appena. Questo l’ha penalizzata. Come mai ha dato così poco spazio a quello che doveva essere “il protagonista” dell’opera? Detto questo le dico che io non sentivo quest’assenza, anzi, con il bambino che passeggia sull’argine nel verso dei giganti quasi dialogando con loro e seguendone il passo, la trovavo un’immagine molto forte…

Marzia Corteggiani Mostre Diffuse Fotografia 2016Sono una grande ammiratrice di Kentridge e ho seguito tutta l’operazione che lui ha fatto lungo gli argini del fiume; è una specie di Cappella Sistina a cielo aperto, perché sono 150 mt x 10 mt (quanto misura più o meno l’altezza degli argini de fiume). Lui è un grandissimo disegnatore a carboncino e ha riproposto queste sue opere che sono già state mostrate alla biennale di quest’anno, oltre che al Macro. Secondo me è un’operazione sulla storia di Roma che vale quanto la Colonna Traiana, perché Kentridge ha lavorato su 500 immagini della storia dell’arte da cui ha tratto ispirazione per esprimersi su un arco cronologico che va da Romolo e Remo alla morte di Pasolini, per intenderci. Avevo infatti inviato una foto di Pasolini assassinato e che si trova anche al Macro. Dico questo perché l’immagine di Pasolini inquadrata fra le bandierine del battello turistico che fa su e giù lungo in Tevere esprime pienamente il rapporto che io sento con quel fiume in particolare, eppure quest’ultimo è poco visibile nella fotografia; si vede il battello. Ecco perché non ho ritenuto indispensabile mostrare più che un accenno del fiume nel mio scatto, anche se l’ultima parola spetta a chi sceglie e decide, nell’ambito di un concorso…

Che tecnica ha usato? Ha influito sull’immagine ritratta?

Certamente mi sono accorta di avere anche l’obiettivo giusto e posso dire di non aver paura di affrontare le cose. Ho il coraggio di usare la macchina fotografica seguendo il mio istinto e operando le mie scelte, cosa che un artista in generale, non solo un fotografo, non può esimersi dal fare.

Mi sarebbe piaciuto intervistare tutti, come Simone Crescenzo, secondo premio ex-equo con “Il tuffo” per sapere quando e dove è stato scattato. Così come gli altri artisti incontrati durante la giornata. Sì, ci vorrebbe più tempo, magari ritorno anche questo fine settimana, vedremo…

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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