Tanti auguri John Travolta! Il Ragazzo del sabato sera compie 63 anni

USA –  John Travolta oggi compie 63 anni. Per noi rimane sempre  il ragazzo del sabato sera.

Per John Travolta non è stato così, ma nel cinema, di solito, uscire da un personaggio dall’impatto di Tony Manero, così amato e indimenticabile nell’immaginario popolare da diventare ingombrante, o come dicono gli americani “larger than life”, è quasi impossibile. E, in effetti, pochi ci sono riusciti.

Facciamo qualche esempio. Non ce l’hanno fatta Mark Hamil, il mitico Luke Skywalker della saga di Star Wars, o Roger Moore, l’affascinante 007 degli anni ’70-’80. O ancora Daniel Radcliffe (Harry Potter), lo stesso Sylvester Stallone (che in pratica è rimasto un pugile per tutta la vita anche vestendo altri personaggi), James Gandolfini (quasi sempre ancorato al malavitoso italo-americano) e tanti altri. Alcuni (non tutti) sono o sono stati grandi attori, ma difficilmente sono riusciti a uscire dalla “trappola del personaggio”.

Uno che ce l’ha fatta è certamente Sean Connery, che ha avuto il coraggio di lasciare James Bond, e un altro è proprio John Travolta, che oggi, sabato 18 febbraio 2017, compie 63 anni. Credo sia questo il più suo più grande merito di attore. Un attore spesso snobbato dalla critica e dall’Academy, ma che, secondo noi, merita di diritto un posto tra gli ayatollah del cinema americano.

Il ragazzo del sabato sera ha avuto diversi momenti bui senza lasciarsi mai abbattere dalle difficoltà lavorative e anche personali. Ripercorriamole insieme.

Esploso a metà anni ’70, prima in tv con la serie Welcome Back Kotter (da noi arrivò qualche anno dopo e fu ribattezzata I Ragazzi del sabato sera, indovinate voi perché), e poi al cinema, Travolta si trasformò alla velocità della luce in un divo dall’impatto globale per i suoi ruoli da ballerino. Su tutti naturalmente, il mitico e già citato Tony Manero de La febbre del sabato sera, che quest’anno festeggia i 40 anni dall’uscita al cinema. Impossibile dimenticare quel completo bianco, quel gilet, quei pantaloni a zampa di elefante e camicia nera aperta sul petto, che John sfoggia nella mitica scena di ballo in coppia con Karen Lynn Gorney sulle note di More than woman dei Bee Gees.

Dopo il successo de La Febbre del sabato sera, bissato immediatamente da Grease, il giovane divo sembra destinato a spaccare il mondo. Negli anni ’80 però arrivano le contrarietà, con un susseguirsi di flop clamorosi (Blow Out di De Palma Stayin’ Alive di Stallone su tutti), scelte sbagliate e anche rifiuti folli (Travolta non accettò ruoli da protagonista in Forrest Gump e Apollo 13), che sembrano condannare l’attore a un ruolo di secondo piano nel panorama cinematografico.

Anche la sua vita privata vive almeno due periodi molto tormentati: la sua compagna Diana Hyland, conosciuta sul set di The Boy in the Plastic Bubble e di 18 anni più grande, muore nel 1977 di cancro tra le braccia di John all’età di 41 anni; il 2 gennaio 2009 il figlio Jett, sedicenne avuto da Kelly Preston, probabilmente autistico, muore tragicamente mentre è in vacanza con la famiglia alle Bahamas, a causa di un colpo apoplettico.

A fargli rivedere la luce sarà il nuovo genio del cinema americano, Quentin Tarantino, che gli affida la parte di Vincent Vega in Pulp Fiction, proponendogli un ruolo completamente nuovo e lontano da quelli interpretati precedentemente. Anche il regista che è riuscito a “dissacrare” la violenza e a trattarla con ironia, non si fa sfuggire l’occasione di “citare” Tony Manero facendo ballare di nuovo l’ormai ex ragazzo del sabato sera, che, affiancato da una splendida Uma Thurman, dà il via a una scena cult, sfoggiando un perfetto twist sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry. Che performance! Vincent Vega è un sicario tossicodipendente che non esita a freddare dei poveracci senza senso e senza rimorso. Eppure, non si può non guardarlo con simpatia, nella sua adorabile inettitudine, nella sua goffaggine e nelle sue paradossali polemiche e ripicche. Tutti finalmente si accorgono che non è solo un bravo ballerino e della sua versatilità. La pellicola gli vale una nomination all’Oscar e rilancia definitivamente la sua carriera: Get Shorty, La sottile linea rossa, Una canzone per Bobby Long, Codice: Swordfish e soprattutto Face/Off, sono solo alcuni dei successi che lo vedono negli anni successivi protagonista.

Non male John, non male per uno che ha anche vinto un Razzie Awards come peggior attore nel 2000. Tanti auguri!

John Travolta

80092872

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Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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