Comprare la moto è una questione di… stile.

Comprare la moto è una questione di… stile.

La moto è passione e la passione fa battere il cuore. E non c’è crisi che tenga, perché l’incredibile afflusso di pubblico che ha riempito i padiglioni della fiera di Milano per quattro giorni è la conferma che agli italiani le due ruote piacciono ancora tanto. Anche se le vendite sono oramai ai minimi storici ci piace sognare e l’EICMA, anche quest’anno, è stato il posto giusto per farlo. Ma quali sono le tendenze della prossima stagione? Che moto piacciono davvero agli italiani? Anche se le supersportive restano il sogno proibito, le turistiche in stile BMW GS sono quelle che vanno per la maggiore, sono le due ruote in stile anni ’60 e ’70 ad aver colpito al cuore tanti appassionati. Quelle moto che si guidavano con un filo di gas, giubbotto di pelle nero e casco rigorosamente aperto. Come se per ritrovare slancio, il mondo delle due ruote, dovesse tornare al passato, quando moto era sinonimo di libertà. Non di sportività. La capostipite di questa nuova era di moto moderne che però sembrano vecchie, è stata la Triumph Bonneville, oramai lanciata in ogni salsa e colore. Dopo la celebre bicilindrica inglese sono nati, o rinati, una serie di modelli che hanno fatto tornare giovani molti over 50. Honda, per esempio, ha esposto all’EICMA la nuova CB1100, naked di grossa cilindrata dal gusto smaccatamente vintage che si rifà alla tradizione delle CB degli anni ’70. Era già stata presentata allo scorso Salone di Colonia, ma la grossa quattro cilindri, che si ispira alla celebre Honda CB750 Four ha richiamato attorno a se tantissimo pubblico anche a Milano. Perché ha quello che serve per piacere: una cilindrata abbondante, linee retrò e accessori moderni per renderla sicura, come il sistema ABS.

Anche Kawasaki ha fatto un salto nel passato. Per celebrare i 40 anni della prima Z1 da 903 cc, una moto senza tempo, ancor oggi una delle più ambite dai collezionisti di tutto il mondo, la Casa di Akashi ha mostrato una concept che ha fatto sognare tutti gli appassionati delle verdone e non solo. Purtroppo al momento si tratta solo di una showbike, ma la Z1 ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un proprio spazio nel mercato delle naked. La prima Z1 è diventata un’icona del mondo motociclistico e per molti appassionati ed esperti del settore è una moto di grande importanza storica e la sua rivisitazione in chiave moderna potrebbe essere una degna erede.

Dallo stesso stile ma di lingua italiana, o meglio milanese, la CR&S Ciapasù. Ovvero “prendi su”. Si tratta dell’ultima nata della piccola Casa costruttrice lombarda che chiama le proprie creazioni con nomi in dialetto. La prima fu la Vun (ovvero “uno”, una monocilindrica) poi toccò la Duu (“due”, una bicilindrica). Ora è la volta della “prendi sù”… e vai a farti un giro. Proprio come negli anni ’70, ai quali si ispira questa special, ha le ruote a raggi ed il motore in bella vista. E come tutte le moto della Casa milanese che è stata realizzata a mano.

Gli anni ’70 fanno tornare alla memoria Steve McQueen ed infatti il l’Husqvarna ha colto la palla al balzo svelando la Concept Baja. Si tratta di una scrambler dal sapore “seventies” che riassume in sé oltre 40 anni di storia Husqvarna (marchio nato svedese, trasferitosi poi in Italia e ora di proprietà della BMW) partendo idealmente proprio da Steve Mcqueen, che nel ‘71 fu immortalato da Sport Illustrated mentre saltava in sella a una Husqvarna Cross 400. Combina linee vintage a meccanica ed elettronica di ultima generazione.

Ma non sono solo le moto che si ispirano al passato. Un incredibile successo ha infatti riscosso la Vespa 946, che nasce ispirandosi al capostipite della storia dello scooter più famoso e diffuso del mondo, il prototipo MP6. Il primo embrione di Vespa nacque in una primavera dell’immediato dopoguerra, e in pochi anni è diventato un’icona in tutto il mondo, un esempio insuperato di stile e creatività italiani. La Vespa 946, presentata come concept lo scorso anno all’EICMA, adesso è finalmente realtà.

 

Ma se l’animo mite dello scooter più famoso del mondo non bastasse, allora si potrebbe inforcare il T Max preparato dal customizer americano Roland Sands, che ha trasformato lo scooter giapponese in un mezzo da puro divertimento, con un’anima che emerge prepotentemente in un design generale essenziale e spartanamente racing. Ma sempre con linee e particolari ispirati agli anni ’70.

Giulio Fabbri

Mi sento cento per cento bolognese. Anche se sono nato a Milano e di fatto sono cittadino del mondo. La mia seconda casa… o forse la prima… è l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Di mestiere faccio il giornalista, o meglio il vagabondo, visto che sono l’inviato al Mondiale Superbike per il settimanale MotoSprint. Datemi un cellulare, il mio Mac ed un collegamento internet e posso lavorare anche da un pattino a largo di Cesenatico. La mia vita sono le moto e gli aeroplani. Nel senso che da ragazzino volevo fare il pilota di aerei… E mi sono trovato a guidare motociclette. Il volo è sempre presente nella mia vita ma è con le due ruote che do il meglio. Ah, quella cosa sopra la mia testa nella foto è un ala! Ho un passato in prima linea nelle gare di moto, ho fatto il tester, l’istruttore di guida sportiva in pista e ora più che altro guardo i piloti guidare. E che piloti! Melandri, Checa ed una schiera di britannici col coltello tra i denti che non si fanno problemi a dare una sportellata per fare un sorpasso.
Giulio Fabbri

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