Gli Hezbollah restituiscono il materiale sottratto ai giornalisti

Gli Hezbollah restituiscono il materiale sottratto ai giornalisti

Shama, 8 gennaio. Le macchine fotografiche e i cellulari sottratti ai quattro giornalisti in un agguato di Hezbollah il 6 gennaio in un centro a pochi chilometri dal confine con Israele sono stati in gran parte restituiti compreso il denaro conservato negli zainetti. Alle 23 di ieri notte il comandante della base di Shama il generale Bettelli, ci ha invitato nel suo ufficio per consegnarci il materiale restituito.

Elisa Murgese, Gianfranco Salvatori, Rossella Santosuosso, Mario Rebeschini con il generale Paolo Serra

Il gesto ha confermato quello che già immaginavamo. Un segnale di insofferenza che un gruppo di Hezbollah di Aita Ech Chaab, il paese che abbiamo attraversato, perché ritiene che i passaggi servano solo per documentare, con telecamere nascoste, la loro vita, le loro attività e schedarli. Hezbollah è un partito politico sciita del Libano, considerato un movimento di resistenza da gran parte del mondo arabo e musulmano. Sembra però che il gruppo che ci ha bloccato l’abbia fatto senza il consenso dei dirigenti del “Partito di Dio”. Sicuramente per questo il materiale ci è stato reso ovviamente senza le card delle macchine fotografiche, le registrazioni, alle carte geografiche e alle radio sottratte ai militari. Materiale che sarà valutato dai dirigenti Hezbollah per avere la conferma dei loro sospetti. Sembra abbiano anche voluto confermare che non si fidano di un governo che, per voce del presidente Berlusconi, tre anni fa dichiarò che l’Italia era amica di Israele e degli americani.

In quella che viene chiamata la terza guerra israelo-libanese durata 34 giorni, iniziata nel luglio del 2006, quando razzi dagli Hezbollah vennero lanciati contro Israele facendo scattare la risposta degli israeliani, quando i soldati israeliani arrivarono nel territorio dove siamo stati bloccati, trovarono una resistenza talmente dura e impenetrabile che li obbligò a bai passarli.

“I nostri militari non perdendo la calma, hanno dato di nuovo prova di una grande preparazione – spiega il generale Bettelli – confermando ancora una volta che Unifil non è in Libano per reagire ma permettere ai libanesi di continuare il periodo di pace iniziato sei anni fa”.

Elisa Murgese, Gianfranco Salvatori, Rossella Santosuosso, Mario Rebeschini con il Mufti Hassan Abdallah, autorità giuridica islamica sciita

Mario Rebeschini

La finestra dell’agenzia pubblicitaria dove lavoravo come art director era sulla via Rizzoli a Bologna. Alla fine degli anni ’70 succedeva tutto sotto la mia finestra. Scontricon la polizia, scioperi, manifestazioni politiche e sindacali. Mi stavo perdendo la storia del mondo per vincere la campagnapubblicitaria di una saponetta neutra. Una mattina, dopo aver vinto la campagna della saponetta e festeggiato con champagne, mi licenzio in tronco.Lanfranco Colombo direttore della Galleria “il Diaframma” di Milano nella presentazione di una mia mostra scrive: Rebeschini sceglie il fotogiornalismo di strada, quello, in cui un fotografo deve decidere da che parte stare. Ma, nel suo giro attorno all’uomo, diventa consapevole che formule e rigidità sono la morte di tutto. Si muove allora anche alla scoperta del mondo del lavoro, della politica, del turismo, del quotidiano e del ritratto…”
Mario Rebeschini

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