Bruce Lee, la maledizione del Piccolo Drago

Bruce Lee, la maledizione del Piccolo Drago

MONDO – Accade Oggi: 45 anni fa il mito di Bruce Lee si consacrava definitivamente con il film I Tre dell’Operazione Drago. Riviviamo insieme la leggenda, le gesta e la storia del “Piccolo Drago”.

La storia è fatta di avvenimenti, che si parli della grande storia dei popoli e delle nazioni che di quella piccola degli individui. Avvenimenti che portano a situazioni, a momenti, che impongono una scelta all’individuo, che può essere una buona scelta o una cattiva scelta a seconda delle circostanze e delle strade intraprese. Spesso è una scelta che condiziona la vita di quell’individuo, ma anche quella di molti altri che gli stanno vicino come la sua famiglia.

C’è un appuntamento nella vita di ognuno, e quello di Bruce Lee viene segnato quel giorno del 1940, quando suo padre, Lee Hoi-chuen decide che per la sua famiglia è arrivato il momento di tornare ad Hong Kong. Non tanto per il periodo dell’occupazione giapponese, tanto per quello che succede dopo la guerra. Hong Kong infatti è una città particolare. È un protettorato inglese, quindi una parte di Occidente, nella Cina che è diventata comunista in un momento di ricostruzione nazionale e di grande povertà generale. Significa che a Hong Kong arriva di tutto, capitalisti e affaristi, spesso senza scrupoli e ai margini della legalità. E ancora mercanti da tutta la Cina, intellettuali ma anche banditi che scappano dal regime di Mao. Ci sono un sacco di bande o gang ad Hong Kong e molte di queste praticano arti marziali; essendo state quasi proibite in Cina, come ricordo della vecchia cultura imperiale fioriscono nella zona franca di Hong Kong. Insomma, non è facile vivere ad Hong Kong in quegli anni, neanche per un giovane figlio di papà come Bruce. Perché Bruce è un figlio di papà, il rampollo di una famiglia ricca della buona borghesia molto nota e molto stimata in città, va al college, in una storia cattolica. Bruce però del figlio di papà non ha molto. Ha un soprannome in famiglia, lo chiamano “Piccolo Drago”. Perché il giovane Bruce è proprio così, un piccolo drago, irrequieto e ribelle. Uno così nella Hong Kong delle gang e dei ragazzi di strada non ha vita facile: non si lascia rapinare, risponde agli insulti, accetta le sfide e le prende. Perché lui, in quanto piccolo drago, è sempre un figlio di papà e loro gangster esperti di arti marziali. Così un giorno che si è scontrato con dei brutti tipi in un locale e ne ha prese così tante da finire in ospedale, il giovane Bruce decide di imparare anche lui le arti marziali. A casa, come in tutte le famiglie cinesi di allora si pratica il Thai Chi, ma è più che altro una forma di ginnastica troppo lenta e poco aggressiva per la personalità del piccolo drago. C’è un’altra disciplina che è più adatta a lui, si chiama Wing Chun. C’è un maestro ad Hong Kong che si chiama Yip Man, ed è il tipico maestro che si vede nei film di arti marziali, piccoletto, vecchio ma allo stesso tempo velocissimo e imbattibile.

Bruce Lee
Bruce Lee in compagnia di suo padre, il Signor Lee Hoi-chuen

Ecco, il giovane Bruce impara il Wing Chun da Yip Man, e diventa velocemente uno dei suoi allievi migliori. Non solo. Le arti marziali piacciono così tanto al Piccolo Drago, che ne pratica anche altre. Anche quelle che apparentemente non centrano nulla con la tradizione cinese, come il pugilato e la scherma. Ma lui è così, eclettico, veloce, talentuoso.

Poi un giorno succede una cosa ed è anche questa un nuovo passo in avanti verso il suo appuntamento. Il giovane Bruce Lee è uno dei più giovani campioni della scuola e mentre si batte in un torneo di boxe con un altro ragazzo si prende un brutto pugno un po’ a tradimento. Il Piccolo Drago si infiamma e massacra di botte il rivale. Viene denunciato e siccome anche l’altro ragazzo è di buona famiglia e, dettaglio da non trascurare, nella Hong Kong protettorato inglese, è bianco e Bruce ha già accumulato una serie di denunce per risse con i gangster di strada, tanto da venir considerato anche lui un piccolo gangster dalla polizia locale e, altra cosa non trascurabile, anzi, in una di quelle risse il giovane Bruce ha malmenato il giovane figlio di uno dei boss della Triade, la mafia cinese, ecco, Bruce Lee detto il Piccolo Drago, si fa convincere dai suoi a lasciare la città, a lasciare la cina e ad andarsene negli stati uniti. Dove? A San Francisco.

Bruce Lee arriva negli usa nel 1950 a 19 anni. Si sposta e fa un sacco di mestieri. Finché non si sposta a Washington e si iscrive all’università. Frequenta corsi di recitazione, filosofia e psicologia. Ma più che studiare Bruce fa un’altra cosa. Si allena nelle arti marziali. È quella la strada del Piccolo Drago. È quella la via che lo porta sempre più vicino al suo appuntamento.

Bruce Lee

Bruce non è soltanto un appassionato di arti marziali, uno sportivo. È di più. Bruce è un teorico un innovatore. Pensa solo a quello in modo ossessivo. I marzialisti di allora erano campioni di Karate, bestioni come Chuck Norris, bravi sicuramente, esperti di tecnica, ma poco allenati dal punto di vista fisico. Lee mette il corpo e il suo sviluppo funzionale al centro dell’allenamento. Un allenamento che dura tutto il giorno 6 giorni alla settimana. Il settimo, la domenica non si allena più. Va a combattere sul ring.

Il Piccolo Drago diventa un fascio di muscoli e di nervi di 72 Kg. E’ Capace di fare flessioni sui pollici e di tirare un pugno alla velocità di 5 centesimi di secondo. Non solo. Bruce studia le arti marziali con il suo spirito eclettico, perché non gli basta il Wing Chun , non gli basta il pugilato, vuole provarle tutte. E quando non gli bastano neanche quelle si inventa lui colpi e movimenti. Alla fine si inventa un’arte marziale tutta sua che comincia a chiamare Jeet Kun Do, in cinese significa la via del pugno che intercetta: colpi bloccati da breve distanza, pugni velocissimi, calci spettacolari; qualcosa di completamente diverso dalle forme rigide di molte arti marziali. E sempre allenamento, lo sviluppo del corpo e poi lo studio della filosofia, che fanno di Bruce Lee allo stesso tempo un maestro di arti marziali, un culturista e allo stesso tempo un maestro spirituale.

Dell’università ovviamente si dimentica, impegnato in combattimento a vincere tornei e combattimenti e ad insegnare nella sua palestra di arti marziali. Ecco se fosse questa la storia di Bruce Lee, il suo destino sarebbe quello di diventare come il suo maestro, Yip Man, vecchio bianco magrissimo imbattibile, come quello di Uma Thurman in Kill Bill.

Il Maestro Yip Man e Bruce Lee
Il Maestro Yip Man e Bruce Lee

Ma c’è quella scadenza, quell’appuntamento che sta scritto nel destino di Lee. Un altro passo in quella direzione, quello più importante, glielo fa fare il cinema.

Da noi in Italia si chiamavano film di Karate, ed ebbero un boom negli anni ’70. Il nome corretto del genere era Kung Fu Pan, in pratica film di Kung Fu e presentavano spesso la stessa storia: un esperto di arti marziali viene umiliato offeso massacrato da atleti di altre scuole, gangster o dagli occupanti giapponesi finche non ce la fa più e si vendica massacrando tutti. E come tutti i film di genere a volte erano capolavori a volte così così.

In occidente e quindi anche in Italia, diventarono famosi soprattutto con un film “Cinque Dita di Violenza” dove il combattente protagonista massacra i talenti della scuola rivale. Una moda incredibile quella dei film di Kung Fu, consacrata dalla canzone di Carl Douglas, “Kung Fu Fighting”.

Bruce Lee
Chuck Norris e Bruce Lee si sfidano nel Colosseo

Le arti marziali sono sempre più di moda quindi, e un giorno un parrucchiere in vista di Washington DC segnala a un produttore questo piccoletto che combatte divinamente senza sosta tutto il giorno. Il produttore gli fa il provino e Bruce comincia a partecipare a piccole serie tv come Batman o Quel calabrone verde, nella parte secondaria di Kato, un autista guardia del corpo di un investigatore privato. Fa anche una comparsata nel cinema, quello vero, ne L’investigatore Marlow con Robert Mitchum. Non è molto esaltante come carriera. Ma gli porta un po’ di notorietà.

Così Bruce sfrutta quel pizzico di successo per farsi notare dai grandi registi dei film di arti marziali. Fa alcuni film e poi via via, il successo. In occidente diventa famosissimo con L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente. Chi di voi si ricorda l’iconica scena che vede Bruce Lee fronteggiare al Colosseo Chuck Norris?

E poi arriva I Tre dell’Operazione Drago, che lo consacra definitivamente a star internazionale. Bruce Lee è il più grande di tutti. Bello, affascinante, ironico, quello che poco prima di abbattere l’avversario, nonostante per quanto prima di botte ne abbia prese sorride con una specie di miagolio stende il braccio e con una specie di miagolio fa cenno di attaccare.

Bruce Lee
La locandina de “I 3 dell’Operazione Drago”

L’Appuntamento con il destino si presenta il 20 luglio 1973 a Hong Kong. Bruce è andato a casa dell’attrice del film a cui sta lavorando, “L’Ultimo Combattimento di Chen”. A casa di Betty Ting Pei, star del cinema cinese, Bruce non si sente molto bene e si butta sul letto per riposarsi un momento in attesa di andare insieme dal produttore del film. Ma comincia a farsi tardi e Bruce non si sveglia. Così Betty chiama l’ambulanza. Ma non c’è niente da fare. Bruce è morto. Ucciso da un edema celebrale acuto. Qualche mese prima era svenuto in una sala di doppiaggio a Hong Kong.

I medici che lo avevano curato gli avevano diagnosticato un principio di edema celebrale. Va bene, ma perché uno sano come Lee muore in quel modo, all’improvviso a 32 anni? Per l’appuntamento col destino dice qualcuno. Ad ucciderlo è stato l’allenamento ossessivo a cui si era sottoposto per tutte quelle ore. Insomma ad ucciderlo sono state le arti marziali come filosofia stessa. No! Dice qualcun altro, ad ucciderlo, è stato il cinema: è stato uno stuntman che faceva i film con lui. Bruce lee era come i grandi pistoleri del West, c’era sempre qualcuno che voleva sfidarlo per diventare famoso e questo attore di arti marziali era sempre li a combattere sul set del film che stavano girando. Un giorno l’ha colpito male e Bruce Lee è morto per gli effetti proprio di quel colpo.

Di più dice qualcun altro. Ad uccidere Lee è stata la Triade, la mafia cinese che gli ha mandato un killer che ha eseguito su di lui un colpo segreto, il colpo della morte ti colpisce ora ma ha effetti sull’organismo dopo qualche tempo.

Sarà questo l’appuntamento col destino di Bruce Lee? O meglio della famiglia Lee, dal momento che 20 anni dopo Brandon Lee alla sua stessa età muore proprio su un set cinematografico, quello del corvo. Chi lo sa, teorie complottistiche per alcuni, paranoie. O forse no?

Be Sociable, Share!

Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

Leave a Reply

Your email address will not be published.