La grande bellezza

La grande bellezza

Europauditorium – 26 Febbraio. Una delle cose che salta immediatamente all’occhio, visti gli ultimi appuntamenti, è l’interesse sincero mostrato dal pubblico petroniano nei confronti della danza o meglio della grande danza; poiché anche ieri sera, complice lo stellato cast, Sala Cagli era gremita di “ballettomani” accorsi per l’evento, in numero consistente pur con l’unico rimpianto che lo spettacolo prevedesse quella sola data. Tutto ciò accade sempre, quando l’occasione è quella, attesa. Il meraviglioso gala prodotto da Daniele Cipriani, dal titolo “Il Cigno nero”, ne rientra a pieno titolo.
Gli ospiti presenti ieri sera, sono fra i più interessanti ed espressivi del mondo coreutico internazionale e anche in quest’occasione il cuore ha battuto prevalentemente tricolore poiché si è trattato di etoiles di altissimo livello sì, ma tutti di casa nostra in prevalenza! Impegnati ed arruolati in teatri stranieri, per questo, purtroppo, non sempre presenti sulle nostre scene, contribuiscono però con la loro arte a tenere alto il buon nome del Paese: Alessio Carbone, etoile a l’Opera di Parigi e Giuseppe Picone, etoile internazionale già attivo presso l’America Ballet Theatre e l’English National Ballet e coreografo; fra le punte di casa invece il giovane ed interessantissimo Alessio Rezza, pluripremiato in più occasioni e altri ballerini solisti di alcuni teatri italiani (Elena Bidini, Giorgia Calenda, Roberta Paparella, Flavia Stocchi, Marianna Suriano) hanno contribuito allo spettacolo, calamitando l’attenzione dei presenti, dato il loro alto virtuosismo.
Graditissima la presenza, della bravissima Maria Yokovleva, formatasi al celebre Mariinsky di San Pietroburgo, ora etoile, all’Opera di Vienna.
Il gala prende spunto da una pellicola “The Black Swan” (“Il Cigno Nero”, 2011) di Darren Arronovskie, film controverso da un lato e osannato dall’altro, quasi un cult, dove sorvolando ogni bagarre estetica, riconosciamogli l’appeal avuto sugli spettatori, visti gli incassi! Ma se il cinema ha spesso fatto incetta di soggetti presi dal mondo tersicoreo – come in questo caso, complice “Il Lago dei Cigni” –  qui è avvenuto il contrario, avendo la danza tratto ispirazione dalla pellicola, riappropriandosi di quello stesso oggetto, mostrandone però una sua narrazione ben più ricca sotto il profilo coreutico (che al film è mancata!) coerente nell’insieme, ma di altissima qualità sotto il profilo artistico, non essendoci infatti nel film i meravigliosi ballerini che noi abbiamo ammirato ieri.
Come notava Alessio Carbone (vedi intervista MyWhere) i normali gala sono frutto di un insieme di situazioni molteplici, essendo antologici per vocazione, o al massimo trattano un argomento comune; mentre nel ”Cigno Nero” il tutto viene trasversalmente unito da un sottile fil rouge o “fil noir”, in questo caso, che ha una sua logica concatenazione narrativa, al suo interno.
La versione filmica che ha, in parte, aumentato i proseliti risvegliando un interesse esterno verso la danza, ha saputo dirigere l’auspicio del gala nella medesima direzione, poiché con questo spettacolo, si tende una mano a quel pubblico non ancora rapito dall’ottava musa. L’effetto è stato – a parere di chi scrive – raggiunto anche perché accanto all’altissimo profilo dei danzatori, lo sfondo si è arricchito delle belle proiezioni video di Massimo Siccardi, così anche lo spettatore, meno dentro alla materia, possa seguire senza difficoltà, ciò che accade sul palcoscenico.
Il gala ripropone, quindi, un sunto del più rappresentativo balletto romantico, strizzando però l’occhio alla pellicola: l’apertura scenica è data da immagini che si susseguono rapidamente come rapidamente avviene tutto in scena nei 75 minuti della durata.
Si assiste sì alla metamorfosi del Cigno Bianco, verso il suo alter ego prevaricatore, attraverso una serie di steps scanditi dalla “realtà” quotidiana dell’allenamento, se il giullare, in apertura – un energico Alessio Rezza – mostra un lato gioioso della danza, quello dal tratto acrobatico che attanaglia l’osservatore, caricandolo di energia, mostrandogli però il risultato finale. Subito dopo ci viene detto che dietro ad esso vi è ben altro: Alessio Carbone e Flavia Stocchi, su musiche di Rachmaninov, ci mostrano il rovescio della medaglia, quello che il pubblico non vede, fatto di duro allenamento quotidiano, la parte quindi, meno attraente.
Seguono le prime metamorfosi, con le interessanti variazioni ad opera di M. Suriano e R. Paparella; ma sarà in Arepo a prendere il via, l’aspetto dionisiaco che s’incarnerà a quello apollineo, attraverso un’esemplare interpretazione di Alessio Carbone, non a caso vestito di rosso: fuoco, ardore, demoniaca vitalità unite insieme ad un’altissima tecnica interpretativa!
Il gioco psicologico delle due opposte facce Odile/Odette, i due rovesci della stessa medaglia, sono stati ben esemplificati dall’elegantissima interpretazione di Maria Yakoleva; impegnata anche in una emozionante interpretazione de “La morte del cigno” – necessaria alla narrazione per giungere al lato oscuro, attraverso la soppressione del lato “bianco”; le musiche sono quelle famosissime, di Camile Saint-Saens. Perfetta l’esecuzione di Giuseppe Picone nell’assolo, su coreografia di Petipa, non per niente l’artista è uno dei migliori “principi” nella panoramica internazionale, dotato di un’eleganza innata, ha un carisma che emoziona ed esalta insieme, mostra una naturalezza unita ad una grazia non così scontata, neppure per un ballerino. Ogni suo movimento induce ingannevolmente a pensare che quanto lui faccia, sia “facile”, visto il tratto spontaneo che lo contraddistingue.
Il pad de deux con Maria Yakovleva e Giuseppe Picone, è stato uno dei più belli visti – da chi scrive – in teatro, data la precisione, l’armonia nei movimenti e l’ottimo accordo fra i due brillantissimi partners.
Il gran finale vedrà tutti insieme sul palcoscenico, questi meravigliosi artisti prima di congedarsi dal pubblico che estasiato dall’ottimo spettacolo, li saluta con o stesso calore che loro sono riusciti a infondere.

Cigno Nero

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Daniela Ferro

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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