BOLOGNA – L’Accademia di Belle Arti di Bologna, tra le più antiche d’Italia, unisce tradizione e innovazione. Con laboratori all’avanguardia, corsi moderni e spazi riqualificati, è un punto di riferimento per la formazione artistica e culturale, accogliendo studenti italiani e internazionali. Ecco l’intervista alla presidente Rita Finzi.
Accademia di Belle Arti Bologna è una scuola lanciata verso il futuro, ma ha radici antiche e profonde, è una scuola basata soprattutto sui laboratori dove s’insegna a fare, però si studia tanta teoria, storia e critica.
Accademia di Belle Arti Bologna (ABABO) è fra le più antiche d’Italia, si potrebbe addirittura far risalire la sua nascita all’Accademia degli Incamminati fondata dai Carracci nel 1582. Ma ci accontentiamo di risalire solo al 1710 quando un grande bolognese dal respiro europeo, Luigi Ferdinando Marsili, fonda l’Accademia Clementina che racchiude in sé l’Istituto delle Scienze e delle Arti. Fu però in età napoleonica che venne ancora rifondata e trasferita nel vasto complesso dell’ex Noviziato e Chiesa dei Gesuiti. Causa la cronica esigenza di spazi, negli anni, l’Accademia si è ampliata con nuovi edifici aggiunti, le ali, diventando un notevolissimo polo delle arti.
Pressoché caso unico in Italia, l’ABABO è collocata ancor oggi nel luogo originale dov’è nata.

Solo di recente il Ministero ha costituito il sistema di Alta Formazione Artistica e Culturale, che equipara le Accademie alle Università. Una bel traguardo!
Da due anni Rita Finzi, ingegnere con una lunga e solidissima carriera nelle grandi imprese nazionali, e soprattutto una profonda passione per l’arte contemporanea, è presidente di ABABO. Succede a Michelangelo Poletti e prima ancora a Fabio Roversi Monaco. Oggi l’ABABO è una grossa macchina da guerra che conta più di 2.100 studenti di cui molti stranieri ( tra cui cinesi, indiani, iraniani) e 180 professori in cattedra.
Ogni presidente, come ovvio, ha il suo stile secondo le proprie esperienze e capacità; quello dell’ingegner Finzi è l’operatività.
Scherzando mi chiamano il presidente-operaio, forse per la mia esperienza lavorativa in impresa, sono abituata a portare in fondo ogni progetto che si decide di avviare, e leggo sempre tutto prima di firmare. Un aspetto sconosciuto, ma vitale per una grande scuola come la nostra, ma non sempre ritenuto tale dalle strutture amministrative, è quello di saper approfittare dei numerosi bandi che finanziano interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare, sempre bisognoso di adeguarsi normativamente e di recuperare spazi.
Il primo bando di cui mi accorsi che sarebbe scaduto dopo una settimana (fu una bella corsa), concedeva, avendo i requisiti che avevamo, 780.000 euro che ci hanno permesso di completare la nostra nuova Biblioteca in Via del Guasto. L’abbiamo dedicata alla prima presidente donna dell’Accademia di Bologna, Vincenza Riccardi Scasselati, storica dell’arte scomparsa nel 2023. Il suo fondo privato di libri e riviste donato dalla famiglia, assieme alla biblioteca personale di Andrea Emiliani già in precedenza donata all’Accademia dagli eredi, incrementano notevolmente il nostro patrimonio di libri moderni composto oggi da oltre 40.000 documenti e volumi.

Si è da poco inaugurata l’Ala Irnerio, un corpo edilizio di quattro piani e di circa 2 mila metri quadrati. Disegnata nel 1956 da Farpi Vignoli e Melchiorre Bega per ospitare il Liceo Artistico che poi si trasferì nei primi anni ’80.
L’originale architettura modernista non è stata alterata, ma solo interamente riqualificata dall’architetto Egidio Lomi per poter ospitare le aule di Decorazione, Design grafico, Fashion Design, Didattica e comunicazione dell’arte, Mediazione culturale del patrimonio artistico, Scenografia e allestimenti degli spazi espositivi e museali, Videogame design, Design del prodotto. Come diceva l’allora direttrice Cristina Francucci:” La qualità dello spazio costituisce un valore aggiunto nella formazione. Un contesto estetico e armonioso diventa parte integrante del processo creativo e sviluppa una maggiore sensibilità verso la cura del patrimonio artistico”.
Sono particolarmente soddisfatta perché abbiamo appena ottenuto importante finanziamento dal MUR di poco meno di 10 milioni di euro per la grande ristrutturazione del Teatro dell’Accademia progettato nel 1957 sempre da Farpi Vignoli e Melchiorre Bega, e da troppo tempo trascurato e sottoutilizzato. L’occasione verrà colta per farlo diventare uno spazio polifunzionale, adatto ad ospitare l’opera lirica, le performance, concerti, sfilate di moda, ed esposizioni, nonché nuove aule-laboratorio di scenografia, costumi, pittura di fondali e di falegnameria.

Questa ventata di risistemazioni con i doverosi ammodernamenti trova le risorse economiche con facilità?
L’Accademia ha un buon bilancio, grazie ad una attenta gestione amministrativa e la maggior parte degli interventi riusciamo a farceli finanziare dal Ministero perché partecipiamo e vinciamo bandi che ci garantiscono le risorse. Le difficoltà maggiori le incontriamo nelle procedure di erogazione e rendicontazione del finanziamento da parte del MUR, terribilmente appesantite da una burocrazia che ostacola anziché aiutare una amministrazione pubblica come l’Accademia. Ciò che servirebbe a rendere più efficiente e più economica la gestione amministrativa di un’istituzione pubblica come la nostra, sarebbe proprio una ragionevole semplificazione delle procedure amministrative: questo sarebbe innovazione! Il paradosso è che non riusciamo a spendere in tempi accettabili le risorse che pur abbiamo, neppure per l’acquisto di uno zerbino o di attaccapanni per una sala riunioni.
In realtà credo che questo tema riguardi tutta la pubblica Amministrazione di questo Paese, il cui funzionamento presenta forti criticità causate da procedure eccessivamente contorte, che affaticano la “macchina” amministrativa, abbassandone la produttività ed alzandone i costi complessivi.
Il cambiamento passa tutto da qui. Serve semplificazione, mobilità e flessibilità. Il settore pubblico potrebbe aspirare ad acquisire maggiore competitività, ne avrebbe tutte le potenzialità.
E’ la paura di spendere, la famosa mentalità del salvadanaio tipica delle direzioni amministrative.
La realtà è che si temono le verifiche della Corte dei Conti e si cerca molto spesso di spostare la responsabilità del proprio operato su qualcun altro, dirottando così l’attenzione della Corte dei Conti. Per questo la gestione amministrativa non riesce ad essere dinamica, ed è prevalentemente conservativa, andando spesso contro l’interesse della stessa Istituzione.

Accademia di Belle Arti Bologna, a differenza di molte altre accademie, ha il numero chiuso con selezione attraverso un test di ingresso: per Fumetto, ad esempio, a fronte di circa 450 domande l’anno, vengono presi solo 50 studenti, e per Restauro solo 25.
La qualità dell’insegnamento è un valore irrinunciabile e, secondo noi, è data dalla giusta proporzione tra il numero degli studenti e il professore curando la qualità e fruibilità degli spazi idonei per la didattica e i laboratori. L’Accademia di Belle Arti Bologna si fa un vanto in quanto è capace di garantire un insegnamento di qualità. Con la ristrutturazione dell’Ala Irnerio e la prossima riqualificazione del Teatro, avremo altre nuove aule. Quindi maggiori spazi che ci potranno consentire di accettare più studenti. Altro punto molto importante e di una certa complessità è l’accompagnamento dei nostri laureati per entrare nel modo del lavoro e su questo punto l’Accademia ha vinto un bando della Regione ER per sviluppare un progetto sperimentale per sostenere i giovani laureati nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro.
Ma cosa può fare un ragazzo uscito dall’Accademia?
Oltre alle tradizionali carriere per arrivare a dirigere e curare spazi museali, per diventare curatore e critico, per entrare in laboratori di restauro, per diventare docente, oggi ci sono tanti nuovi mestieri, il mercato si presenta variegato, ma bisogna essere in grado d’intercettarlo. Il mondo del web, per esempio, vastissimo e veloce offre tanto a chi voglia avvicinarlo. Il bando regionale che abbiamo vinto ci consente di studiare modalità di supporto ai ragazzi che debbono imparare ad orientarsi ed organizzarsi per proporsi alle aziende, alle istituzioni pubbliche e private.
Ci sono novità anche per il corpo insegnante: solo di recente il Ministero ha emanato un nuovo regolamento per il reclutamento del personale docente attraverso l’“abilitazione”, modalità che finalmente introduce una percorso di formazione e selezione del docente.

Bella è la storia del vostro insegnamento di Linguaggio del Cinema.
Cinque anni (triennio più magistrale), un bell’impegno! Dobbiamo ringraziare l’ex assessore alla Cultura della Regio Emilia Romagna Mauro Felicori che ha creduto nel nostro progetto e si è speso per noi. Ecco la storia: la Regione Emilia Romagna è proprietaria di Villa Salina (un’antica splendida e vasta villa bolognese) nel Comune di Castel Maggiore che stava cadendo a pezzi causa il lungo abbandono. Nel 2023 l’allora assessore alla cultura Felicori suggerì al Comune di partecipare ad un bando con il quale la Regione finanziava lavori di ristrutturazione di edifici storici per consentirne il riuso. Il comune così poté ristrutturare una delle due ali della villa che offrì all’Accademia per trasferirvici il corso di Nuovi Linguaggi del Cinema.
I fondi però hanno consentito di recuperare solo un’ala delle due della villa (4 aule) e una dependance dove c’era stata la scuola di giornalismo. Adesso c’è lo studio per il set cinematografico. Come si può ben immaginare attrezzare una scuola di cinema è molto complesso e oneroso. Ora siamo impegnati a reperire altri finanziamenti per proseguire nel progetto, a cui aderirebbe con grande interesse anche il Conservatorio di Musica di Bologna con i corsi di musica elettronica e musiche per film. La musica e il cinema sono da sempre, e sempre di più lo saranno, uniti nella sperimentazione di un dialogo comune. Purtroppo la nuova amministrazione di Castel Maggiore non intende al momento, sostenere questo progetto di trasferimento dell’intero corso di Linguaggi del cinema a Villa Salina, provvedendo al completamento della sua ristrutturazione.

Peccato! potrebbe diventare un vero e proprio polo delle arti, che anche darebbe un significativo valore aggiunto allo stesso Comune di Castel Maggiore. Con la Villa pienamente utilizzata, si potrebbe pensare anche ad offrire residenze per artisti chiamati dall’estero, realizzando così un importante polo attrattivo.
Il progetto si è però fermato, ma aggiungo, solo temporaneamente, in attesa di trovare una strada per riprenderlo e completarlo. Cosa che non rinuncio a perseguire.
In homepage Rita Finzi foto di Martina Platone
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Una intervista molto esplicativa. Mi è piaciuta la nuova direttrice. Quello che dice mi sembra un programma/progetto efficace.
Ho apprezzato e condivido le idee della nuova presidente sull’impatto che ha l’ambiente per la qualità della formazione. Spero che la facciano lavorare senza troppi ostacoli. Bologna è stata troppo narrata come la città del cibo. Praticamente una mangiatoia. Sarebbe ora che si ricordasse che abbiamo anche l’Università più antica e anche una Accademia storica che poi, se ho letto bene oggi sono la stessa cosa.
Il progetto di recupero totale della Villa Salina è bellissimo quanto l’idea del polo delle arti. Conosco Filicori e lo considero un manager istituzionale di grande valore. La presidente Finzi ha ragione. Il recupero della Villa darebbe lustro a CastelMaggiore e a tutta l’offerta formativa di alto livello dell’Accademia. Possibile che nel privato non si possano trovare sponsor per il restauro? Per esempio l’apparato Fiera ( anche per rafforzare l’immagine dell’evento dedicato all’arte) non avrebbe interesse ad avere la partecipazione ad una struttura che potrebbe accogliere artisti di fama di tutto il mondo?
Bella intervista a una donna intelligente e di esperienza. Io vorrei ricordare solo una cosa. D’accordo per il polo delle arti ed è fantastico che ci sia tanta consapevolezza sul bisogno di allineare gli ambienti della formazione alla qualità dell’apprendimento. Ma non sarebbe opportuno anche pensare a come Bologna e le sue Università compresa l’Accademia possano aiutare gli studenti ad avere ambienti in cui vivere? Le aule possono essere funzionali, moderne, piene di tecnologia, ma se i giovani dormono in strada o non possono frequentarle perché non trovano una stanza, allora la qualità dell’apprendimento sarà solo per pochi.
Conosco bene il problema Vincenzo. Quando frequentavo l’Accademia ho perso un semestre perché il padrone di casa ci sfrattò. Dopo ho dormito in una stanza con altre due amiche perché non riuscivo a trovare niente. Gli ultimi esami furono un incubo. Per fortuna la tesi potevo farla anche da casa. Hai toccato un argomento per me molto serio. Non so la presidente Finzi cosa possa fare ma certamente se riuscisse a fare qualcosa avrebbe la gratitudine di molti ragazzi e ragazze che vorrebbero studiare meglio.
Finalmente una Presidente che parla chiaro!! Sono d’accordo sui suoi rilievi a una burocrazia troppo conservativa.
Che piacere rincontrare e leggere le parole dell’Ing. Rita Finzi, Presidente di questa importantissima Accademia, la conobbi all’Università di Bologma dove fin da allora era il ’66 seppe farsi valere e sempre con grande equilibrio, modesta e innovativa. Poi al CCC, …. Brava, un esempio anche per noi Ingegneri di provincia …