Art City Bologna 2024: Una vera sbornia d’arte

Art City Bologna 2024: Una vera sbornia d’arte

BOLOGNA – Vi raccontiamo qui di ArtCity, la manifestazione artistica che da anni colora il grigio inverno bolognese. Innumerevoli opere d’arte hanno presenziato in diversi luoghi della città. Vi illustriamo il percorso a tappe per l’estrema molteplicità delle mostre e degli eventi ai quali abbiamo assistito.

Art City Bologna 2024, parte prima: mai come quest’anno la manifestazione d’arte contemporanea che, da 12 anni riscalda il cuore dell’inverno bolognese, è stata così densa di appuntamenti. In città musei, pinacoteche, biblioteche, palazzi, ovviamente gallerie d’arte, ma anche teatri, foyer, cinema e cineteca, laboratori artigianali.  Persino il cimitero ospita mostre di artisti, spesso giovani. Una vera sbornia d’arte. Dalle decine di proposte ne abbiamo focalizzato solo poche, perché realmente mi è stato impossibile visitare tutto. Tra Arte Fiera e Art City, le nuove scoperte non finiscono mai.

WE ARE FOU, Calori & Maillard, exhibition view, ph. Carlo Favero

Art City Bologna 2024: We are fou, Calori&Maillard, Galleria Paradisoterrestre

Si forma nel 2009 questo duo artistico, una architetto e l’altra studiosa di cinema. Insieme le due giovani artiste percorrono i territori dell’arte moderna, del design, della moda, cercando di far scoccare la scintilla prodotta dalla contaminazione dei generi. Spesso con sottile ironia. Oggetti e forme del recente passato, vere icone del Novecento, acquistano nuova vita e nuovi significati.

WE ARE FOU, Calori & Maillard, exhibition view, ph. Carlo Favero

Come accade per “il famoso tavolino Traccia creato da Meret Oppenheim, con due piedi di pollo, che nelle loro mani diventa un oggetto rosa, un fenicottero che dorme su di una gamba sola, associando una gamba di bronzo pigmentato a una superficie lucida ovale, che diventa, oltre che il corpo dell’uccello, anche la superficie di un tavolino. Anche qui c’è la vicinanza con una maestra di tempi passati e la distanza che ci porta altrove, nell’oggi, nel sogno di un volatile da grandi voli o nel rosa di un tramonto sulla palude.

E all’occhio che Man Ray ha appiccicato a un metronomo nell’opera Indestructible Object, per raccontare la precisione dello sguardo, un’ossessione amorosa per la proprietaria dell’occhio fotografato, Lee Miller, e ancora il ticchettio del tempo che passa sulle note di uno strumento ma, in verità, su ogni strumento di vita, anche non musicale, questo occhio, nelle mani del duo, si è spersonalizzato ed è diventato un ricamo sopra la fodera del divano Mantilla disegnato da Kazuhide Takahama”. (Angela Vettese). L’opera s’intitola Moi, toi e le Témoin e mi suggerisce la scena di due amanti teneramente abbracciati sul divanetto, unico testimone che …li osserva.

Quale luogo più appropriato della Galleria Paradisoterrestre dedicata all’arte del design. Calori&Mailard attraversano il tempo e ne annodano i fili lontani creando una serie di opere in edizione limitata proprio per Paradisoterrestre.

Forever icon, Allen Jones, Galleria d’arte maggiore

L’indimenticabile stagione della Pop Art inglese ha avuto tra i suoi protagonisti principali Allen Jones, classe 1937. Il suo riconoscibilissimo modo di disegnare con mano felice e veloce, il suo uso folgorante del colore (che discende da Matisse e Delaunay e tanto dal Futurismo italiano) ha influenzato già dagli anni Sessanta la moda, il cinema, il design, la grafica e la cultura più diffusa e popolare. Lontanissimo dalla vita reale soprattutto quella delle donne, Allen Jones crea un universo astratto fatto da una sola immagine di donna che diventa simbolo, icona, identica ad un manichino fortemente sessuato, vera gioia per feticisti e voyeur.

Allen Jones. Forever Icon. Installation view | © Maggiore g.a.m. | PH Studio Abbruzzese

Una società malata di sesso e preda del consumismo rende oggetto, cosa le persone e coglie dell’universo femminile solo l’abuso sessuale facendone quindi un feticcio che porta inesorabilmente alla totale mercificazione. Cose orrende. Nella bella mostra organizzata dalla Galleria d’arte maggiore è esposto anche una scultura in lamina metallica a forma di corpo femminile idealizzato che s’indossa come un’armatura dal collo ai piedi. La indossò Kate Moss per una serie di foto d’arte. E ci sorprendono anche le grandi opere in cui si fondono pittura e scultura, dove dall’una nasce l’altra e viceversa: dal piano bidimensionale sbocciano forme tridimensionali in un gioco perfetto di forme e colori. Allen Jones si conferma grande artista, e fa bene al cuore trovare tanta vivacità creativa a 86 anni !

Allen Jones. Forever Icon. Installation view | © Maggiore g.a.m. | PH Studio Abbruzzese

Art City Bologna 2024: The painting race, Canemorto, Alchemilla Palazzo Vizzani     

Fin dai tempi remoti la rivalità acerrima tra artisti che ha raggiunto a volte persino il delitto, e la competizione tra correnti artistiche contemporanee che crea schieramenti contrapposti di gusto e di moda, di mercato e di prestigio, trova un intelligente e divertente sfogo rappresentativo nella gara ideata dal collettivo Canemorto (un trio di artisti italiani che vuole rimanere anonimo) che hanno trasformato le sale di Alchemilla in Palazzo Vizzani in un circuito per macchinine.

Canemorto. The Painting Race. Installation view presso Alchemilla

Dipinti bifronti sfrecciano su automobiline telecomandate dagli stessi visitatori della mostra. Ritratto contro paesaggio e natura morta, post-espressionismo contro realismo magico e neo-astrattismo, e comunque tutti contro tutti. “E’ impossibile non pensare ai Futuristi, i primi a capire che l’auto da corsa doveva stare all’interno di un museo, e i primi a far emergere la consapevolezza di come una tela non sia sufficiente se non è in grado di esorbitare la cornice per unirsi con la vita” Antonio Grulli, curatore.

Canemorto. The Painting Race. Installation view presso Alchemilla

Ecco davvero una mostra “immersiva” che richiede una partecipazione in prima persona dello spettatore. E il divertimento è assicurato.

I preferiti di Marino, Fondazione Golinelli

Marino Golinelli è stato un grande imprenditore farmaceutico bolognese e un intraprendente filantropo, morto ultracentenario due anni fa (segno che far del bene fa bene). La sua Fondazione nata nel 1988 si occupa di educazione, formazione, ricerca, innovazione, impresa e cultura. Diretta a un largo pubblico dai bambini agli anziani, ha l’obiettivo di offrire a tutti i mezzi più aggiornati per comprendere il nostro presente e futuro.

I preferiti di Marino Fondazione Golinelli installazione M. Maloberti

Ma Marino Golinelli è stato anche un grande collezionista d’arte contemporanea. Predilige soprattutto quegli artisti d’avanguardia, impegnati nella visione profonda del nostro mondo con il suo problematico avvenire. Marino sapeva che l’arte è intrinseca alla vita ed è parallela alla scienza, è il modo più veritiero per comprendere la realtà: perciò si è avvicinato all’arte di tutte le latitudini del mondo senza preconcetti culturali, ma restando aperto ad ogni suggestione.

E allora in mostra nel grande padiglione firmato Mario Cucinella sono raccolte alcune opere della collezione privata di Golinelli, i suoi preferiti. Sono opere di autori del Novecento come Kazimir Malevich e Giacomo Balla, Giuseppe Santomaso, David Hockney e John Baldessari, Emilio Isgrò. Bellissime le foto gigantesche e magnetiche di Candida Hoefer e i ritratti di Marino Golinelli fatti dal visual designer Giovanni Bortolani, allievo di Bruno Munari, che con allegria e acume ne colgono lo spirito positivo e solido. Una scritta al neon campeggia come monito sulla facciata dell’Opificio Golinelli e recita una massima che ben sintetizza il sentire basico di Marino: Il futuro non finisce mai di iniziare. Gli sarebbe piaciuto molto.

 

In homepage Ronald Ventura, Immortal Hunting, 2015, metallo, resina e vetroresina, cm 193x420x60, Collezione Golinelli, Bologna

Silvia Camerini Maj
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