Model/Actriz: perdere l’innocenza non è mai stato così bello

Model/Actriz: perdere l’innocenza non è mai stato così bello

MONDO – E’ uscito “Pirouette”, secondo album per la band nata a Boston. E ha deluso (quasi) tutti. Tranne noi, che siamo stati catturati dal videoclip ‘queer’ di “Cinderella”, primo singolo che detta il passo tra chitarre taglienti e batterie quasi sempre in levare. Coreografie riuscite a parte, il gruppo capitanato da Cole Haden si mostra in tutto il suo splendore con una proposta che, se anche non esce dai canoni usuali del post-punk, sa comunque esibire una scrittura notevole e una capacità di introspezione che può lasciare stupiti e ammirati. Non resta che esserci tutti il primo di Novembre a Torino per fare festa assieme a loro.

I won’t leave as I came”, afferma il protagonista del singolo “Cinderella”, secondo brano in scaletta di questo “Pirouette” dei Model/Actriz. Pensiamo che questa affermazione sia la chiave di tutto il progetto. Viviamo infatti in un mondo dove anche chi fruisce arte rischia di adeguarsi al capitalismo sfrenato e selvaggio dei nostri giorni. Accumulare esperienze. Incrementare il proprio sé. Per poi non provare effettivamente nulla che sia davvero memorabile.

Riesce questo disco a scongiurare questo effetto domino? Dopo vari ascolti, possiamo dire di sì. Ci sono chitarre e alcuni bridge che ci sono rimasti in testa, per non parlare di quel suono di chitarra molto anni Ottanta ma nello stesso tempo perfettamente rispondente ai dettami di una ricerca dell’originalità e della espressione di una propria personalità. E poi ci sono quelle batterie suonate come fossero elettroniche – come, anche se diversamente, fanno gli Idles da un decennio abbondante – che danno al sound del gruppo una consistenza straniante ma decisa.

Model Actriz
Model/Actriz – IG @modelactriz

Un disco con il quale ‘crescere’

E poi ci sono quei testi, sospesi tra l’infanzia, l’adolescenza e l’incedere dell’età adulta. Un periodo fondamentale per ciascuno di noi. Ricordo ancora le polemiche relative ai lavori del fotografo Larry Clark, accusato di essere incapace di diventare adulto. Il fatto è invece che è in quella età della vita che ognuno di noi viene cooptato alla vita sociale e deve perdere qualcosa della propria ricchezza. Alcuni la chiamano crescita. Altri, in cima Pasolini e in tempi recenti Preciado, violenza istituzionale.

Model Actriz
Model/Actriz – IG @modelactriz

Ma non sembri che quello dei Model/Actriz sia un discorso ideologico. Dall’iniziale “Vespers” all’acustica ballata “Acid Rain”, lunga e dolente, ciò con cui ci confrontiamo ascoltando questo lavoro sono innanzitutto immagini. Immagini personali, e per tanto interessanti. Non è un caso che la band ora residente a Brooklyn abbia deciso di aggiungere un tocco ‘queer’ a una musica spesso troppo pregna di machismo – sebbene un machismo dolente, come i già citati Idles nella loro “Samaritans”.

Model Actriz
Model/Actriz Live

Quando la ricerca non piace alla critica, ma si rivela nccessaria

La fusione di un immaginario non conforme a quella musica dal taglio radicale era una sfida intrigante. Poteva ridursi a un semplice mescolarsi di ‘messaggi’ su un tappeto sonoro poco interessante, come spesso avveniva nel mondo del pop convenzionale fino a qualche tempo fa, invece quello di “Pirouette” appare senz’altro il risultato di un sound ri-pensato e frutto di una ricerca che conduce, dopo diversi ascolti come è giusto che sia, a un plauso meritato.

Model Actriz
Model/Actriz – IG @modelactriz

Perché allora il disco non è piaciuto alla kritika? Per un semplice motivo di mancata rispondenza ai canoni estetici che stanno nella testa dei giornalisti musicali. Ma se così non fosse, non potrebbe neanche esserci innovazione. Sono i critici che devono adeguarsi al passo degli artisti, non il contrario. Per questo i Model/Actriz, seppure non siano (ancora: ma sono al loro secondo album, lasciamoli crescere) dei veri rivoluzionari della forma, sono senz’altro una band originale che potrebbe riservarci belle sorprese. Immergiamoci allora in questi solchi – o in questo stream, come vi viene più congeniale – e lasciamoci scalfire: non ne usciremo uguali a come siamo arrivati, all’ascolto di questo disco.

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