ITALIA – Ho incontrato il grande scenografo Gaetano Castelli per ripercorrere, attraverso i suoi racconti, il suo rapporto con Pippo Baudo, dagli esordi negli anni Settanta fino agli ultimi Festival di Sanremo. Una collaborazione durata decenni, fondata su fiducia reciproca, innovazione e sogni condivisi, che ha segnato un’epoca della televisione italiana.
Gaetano Castelli è stato il mio professore di Scenografia all’Accademia delle Belle Arti (ve ne parlo qui) di Roma dove ha insegnato a lungo divenendo anche il Direttore. L’ho sempre seguito perché è stato un Maestro, e con orgoglio ho potuto sempre ammirare la sua ricchissima carriera. È noto per aver curato innumerevoli volte la scenografia del Festival di Sanremo aggiudicandosi la nomina di “la firma storica della scenografia all’Ariston
Il ricordo di Pippo Baudo, scomparso di recente, è più vivo che mai nella mente di tutti gli italiani. Tra questi c’è anche chi ha avuto la possibilità di collaborare con lui per una vita intera, come Gaetano Castelli. Con questa intervista infatti, il celebre scenografo ha raccontato alcuni dettagli importanti del suo rapporto con Super Pippo.

Gaetano Castelli e l’incontro con Pippo Baudo
«Con Baudo l’incontro è stato il più importante della mia carriera», racconta Castelli con emozione. Da quel momento, il suo nome si è legato indissolubilmente ai grandi varietà Rai.
Il grande conduttore italiano ha sempre riconosciuto il lavoro di Gaetano Castelli, all’inizio di ogni Festival e anche tra un’esibizione e l’altra: «Pippo non ha mai mancato di dare risalto alla scenografia, annunciando il mio nome all’inizio della trasmissione e anche nel mezzo del programma, tra un’esibizione e l’altra».

Dal 1973 in poi, ha firmato Fantastico, ventitré edizioni del Festival di Sanremo (di cui 13 con Pippo Baudo) e numerosi spettacoli di punta. «Il compito dello scenografo è quello di far sognare. Con Pippo eravamo entrambi dei sognatori, e forse proprio per questo ci siamo trovati subito».
Proprio nell’edizione del Festival di Sanremo 2024, Gaetano Castelli è stato premiato sul palco dell’Ariston da sua figlia Chiara con il riconoscimento “60 anni di carriera – Città di Sanremo“.

La rivoluzione di Luna Park
Uno dei ricordi più vividi di Castelli riguarda il 1979, quando Baudo portò in tv Luna Park. «Fu il suo battesimo della grande rivista. Era un programma rivoluzionario, che trasformò il Teatro delle Vittorie in un vero parco giochi con montagne russe, fontane e coreografie spettacolari».

Quella trasmissione segnò anche il debutto di Heather Parisi e ospitò stelle come Tina Turner. «Pippo era un uomo generoso, dava spazio a tutti i collaboratori. Per lui la scenografia era fondamentale, il biglietto da visita di ogni spettacolo. E non mancava mai di riconoscerlo in diretta».

Fantastico e l’arte di stupire
Negli anni Ottanta e Novanta, con Fantastico, Castelli introdusse soluzioni scenografiche mai viste prima. «Proposi a Pippo di sfruttare la graticcia del Teatro delle Vittorie, per far scendere le scenografie a vista. Era un continuo gioco di sorprese, come se il pubblico da casa assistesse a un grande spettacolo teatrale».
Anche i balletti, firmati da Franco Miseria e interpretati da Alessandra Martinez e Lorella Cuccarini, furono al centro di scelte sceniche memorabili. «Per la Martinez realizzai una casa di ghiaccio con le slitte che entravano in scena. Subito dopo arrivava la Cuccarini con un set ispirato a Thriller di Michael Jackson. Il contrasto era pazzesco».

Un rapporto fraterno tra Gaetano Castelli e Baudo
Quello con Baudo non fu soltanto un sodalizio professionale, ma anche un legame personale. «Ormai era come un fratello. Ci sentivamo quasi quotidianamente», confida Castelli.
Il conduttore, da parte sua, non perdeva occasione per ringraziarlo pubblicamente. «Ogni volta che presentava un’edizione di Sanremo, iniziava o concludeva ricordando la scenografia di Gaetano Castelli. Era un gesto che per me valeva più di mille premi».

Una carriera tra Rai, Fiorello e Celentano
Accanto a Baudo, Castelli ha firmato alcune delle scenografie più imponenti della televisione italiana. Dai programmi di Fiorello a quelli di Adriano Celentano, fino a Rockpolitik, una scenografia lunga ottanta metri realizzata a Cinecittà.
Eppure, nonostante le offerte delle tv private, scelse sempre di rimanere fedele alla Rai. «La Rai mi dava meno soldi, ma mi dava l’immagine. E grazie a quell’immagine sono diventato conosciuto in tutto il mondo».

Alla stessa Rai, Gaetano Castelli ha rivolto un appello: «Vorrei che tornassero a fare un grande show al Teatro delle Vittorie, utilizzando però una scenografia che non sia fatta soltanto di ledwall e luci. Vorrei creare qualcosa che, come vogliono anche all’estero, dia risalto al lavoro dello scenografo, sfruttando però anche le tecnologie moderne».
L’eredità di un’epoca
Il ricordo di Pippo Baudo, oggi, resta fortissimo. «Siamo rimasti gli ultimi di una televisione fatta di qualità, eleganza e sogni. Con la sua scomparsa si chiude un’epoca, ma resta la fortuna di averla vissuta».
Un legame che, per Castelli, non appartiene solo alla storia della tv, ma alla sfera più intima: un’amicizia fraterna e irripetibile.
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