La leggenda di Oriana Fallaci e le previsioni sull’Eurabia

La leggenda di Oriana Fallaci e le previsioni sull’Eurabia

ITALIA – E’ stata una tra le reporter più importanti di tutta la storia giornalistica, la più scomoda per i leader politici che hanno amministrato il potere all’alba di questo millennio.

Milan Kundera indicò Oriana Fallaci come il precursore del giornalismo moderno, e infatti secondo molti fu proprio il suo modo di intervistare che portò nel mondo della narrazione più incisività e personalità. Delle interviste che erano tutto fuorché raccolte di domande mansuete, bensì il più delle volte facevano trapelare dei veri e propri conflitti ideologici. La cosa più importante che ci ha insegnato è il dovere di restare sempre di fronte al potere e mai al suo fianco, perché stando dalla sua parte potrebbe avvelenarci.

Vita e opere di Oriana Fallaci

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La sua personalità fu spesso scomoda perché unita a un repertorio culturale di vastissimo spessore messo a disposizione della ricerca della verità. Questa era Oriana Fallaci, un nome che raramente passava inosservato e che non a caso vantò l’onere d’aver intervistato e conosciuto alcuni dei personaggi più importanti della storia. Tra questi figurano Louis Armstrong, Khomeini, il Dalai Lama, Bergman e Fellini.

Ha cominciato l’esperienza da corrispondente di guerra dopo una laurea ad honorem in letteratura al Columbia College di Chicago, quando il rettore la esponeva come – “uno degli autori che sarà tra i più letti e amati al mondo.” Ha vissuto in prima persona tutti i conflitti della storia recente, dal Vietnam al Medio Oriente, e non sorprende affatto se si pensa che già da ragazzina vide coi propri occhi la Resistenza Italiana dei partigiani, una vicenda che ha trasmesso una ventata di orgoglio nazionale nel cuore della scrittrice fiorentina.

Mai le sue radici italiane sono state gettate nel dimenticatoio e il suo orgoglio nazionale è rimasto sempre vivo nel suo cuore, anche dopo il trasferimento a New York. È divenuta famosa tra i milioni di lettori americani per aver avuto il coraggio di evidenziare la debolezza dell’Occidente che assecondava e avrebbe continuato ad assecondare la tirannia, agli abusi di potere e il desiderio di conquista che scorre nelle vene dei radicali islamici. Il tutto con argomentazioni basate su fatti reali, dichiarazioni, vicende ed esperienze personali vissute davvero da Oriana Fallaci e sparpagliate nella sua variegata lista di best seller:

Intervista con la storia, 1974

Un insieme di interviste realizzate per L’Europeo. Tra gli ospiti più importanti figurano Ghandi, il generale Yasser Arafat, Ali Bhutto, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola e Alekos Panagulis. Un confronto faccia faccia con le figure politiche che determinano la vita di molti.

Lettera a un bambino mai nato. 1975

Nel suo primo best seller, la scrittrice Fiorentina immagina di parlare con il bambino che porta in grembo domandandosi se sia giusto o meno donargli la vita. Il libro è stato tradotto in ben ventidue versioni.

Penelope alla guerra. 1962

Romanzo basato sulla storia di Gio, una donna che si trova a New York per scrivere un soggetto per un film italiano. Li incontra l’uomo americano che ospitò in casa durante la guerra, quando lei era ancora una bambina. Un viaggio fisico e spirituale reso ancor più affascinate dal confronto ideologico tra gli Stati Uniti e l’Italia.

Niente e così sia, Milano, Rizzoli, 1969

Reportage dalla guerra del Vietnam. Un lungo diario di guerra fino alla rivolta degli studenti di Città del Messico per rispondere alla domanda di una bambina: “La vita, cos’è?”.

Un uomo, 1979

Dedica al suo compagno Alekos Panagulis, uno degli eroi nella lotta alla dittatura in Grecia.

Altri libri pubblicati da Oriana Fallaci:

  • Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna. 1961.
  • I sette peccati di Hollywood, 1958
  • Gli antipatici, 1963.
  • Se il sole muore, 1965.
  • Quel giorno sulla Luna, 1970
  • Insciallah, 1990.
  • Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, 2004. 

Libri pubblicati postumi

Intervista con il Potere, 2009
Un cappello pieno di ciliege, 2008.
Saigon e così sia, 2010.
Intervista con il mito, 2010
Il mio cuore è più stanco della mia voce, 2013.
Viaggio in America, 2014.
Oriana Fallaci. In parole e immagini, 2014.
Le radici dell’odio. La mia verità sull’Islam,  2015.
Pasolini. Un uomo scomodo, 2015.
Solo io posso scrivere la mia storia. Autoritratto di una donna scomoda, 2016.

 

Le sue previsioni sul futuro dell’Europa

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Fu la prima ad avere il coraggio di prendere in considerazione il fatto che il Corano, se seguito alla lettera, víola la maggior parte delle leggi democratiche su cui l’Occidente si basa, oltre che fomentare l’odio verso esso e invocare la sua conquista. Quel coraggio però si dimostrò un’arma a doppio taglio. Definendo quella dell’Islam come una vera e propria missione di invasione culturale e religiosa si è spinta ai limiti del politically correct, malgrado le accuse vertessero su citazioni del Testo Sacro dell’Islam commentate secondo un pensiero democratico. Lo fece senza mai cadere nella banalità o nel razzismo; in un periodo in cui gli studi sociali e le teorie multiculturali stavano ancora affrontando la svolta scaturita da quell’undici settembre.

Tra i libri di denuncia del declino culturale dell’Occidente spicca La forza della ragione. Qui la Fallaci si orienta in tematiche delicatissime e indica l’immigrato musulmano come il responsabile di tale declino per il tasso di natalità notevolmente più alto di quello occidentale. In un futuro non troppo lontano l’ipotesi più probabile è la trasformazione delll’Europa in “Eurabia”.

Tema ripreso anche nel libro La rabbia e l’orgoglio. In questo caso, grazie alla narrazione di particolari vicende, la lente d’ingrandimento si sposta sulla lunga lista di mediocri governanti e politici che tollerano e talvolta  favoriscono l’estremismo e il fanatismo religioso islamico.
Il libro ha suscitato critiche e polemiche per il suo tono aggressivo, ma Oriana Fallaci era talmente certa di ciò che scriveva che le sue affermazioni sono state confermate dall’autrice e riprese nel suo ultimo libro – Oriana Fallaci intervista sé stessa, L’Apocalisse in cui narra tra le altre cose il suo incontro con Bin Laden e l’accoglienza di Hitler a Firenze.

“Nel 2050 i francesi originari non saranno che la metà, e pure vecchi. L’altra metà si comporrà di maghrebini, africani, asiatici, insomma di persone venute dall’inesauribile serbatoio chiamato terzo mondo. Ma tutta l’identità europea, tutta, marcia verso il proprio declino..”

LA VERITA’

 

Si parlò di boicottaggio quando, in occasione del novantesimo anniversario dalla nascita della scrittrice, l’unico programma trasmesso era sul quinto canale della Rai. Anche prima, durante il boom della televisione all’interno delle case degli italiani, il suo picco di popolarità arrivò in seguito a due motivi disconnessi dalle sue idee o dai messaggi che intendeva veicolare.

Il primo è la malattia che causò il suo decesso nel 2006, una piaga che da anni consumava il suo fisico ma non la sua mente, la quale rimaneva illesa e anzi diventava più saggia – come raccontato da lei stessa. Il secondo, le diffamazioni e le accuse di nazionalismo nei suoi confronti, con la conseguente caduta nel vortice del politically correct.

Eppure Oriana Fallaci conosceva molte verità che ancora oggi tutti ignoriamo, come il fatto che per anni il leader turco Erdogan adottò il principio delle due verità derivante dal Corano, secondo cui esiste una verità che si racconta a se stessi e un’altra che si racconta agli infedeli. Sedici anni fa lo condannava perché mai avrebbe reso la Turchia uno stato occidentale e il suo ingresso nell’UE sarebbe stato solo parte di un piano più ampio incentrato sulla colonizzazione dell’Europa.

Fa effetto pensare che nel 2010 – sei anni dopo la pubblicazione di tali accuse – l’Italia aboliva l’estradizione verso la Turchia perché stato in cui non vige il rispetto dei diritti umani. Ad oggi, il sultano turco criminalizzato nei libri della scrittrice è il medesimo che qualche mese fa ricattava l’Europa chiedendo aiuti e sovvenzioni, minacciando l’ennesima ondata di profughi verso l’Occidente in caso di risposta negativa.

Malgrado spesso sia caduta in accuse aggressive nei confronti di altre culture, Oriana Fallaci rendeva la sua penna una spada per difendere il diritto e il dovere di sentirsi italiani con orgoglio e senza dimenticare le proprie tradizioni. Una leggenda del giornalismo italiano in grado di rendere la scrittura un ponte per quel mondo che ci circonda di cui non eravamo nemmeno a conoscenza.

Lorenzo Messina

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