FF14, recensione Motherless Brooklyn: Edward Norton e il canto del cigno del Noir

FF14, recensione Motherless Brooklyn: Edward Norton e il canto del cigno del Noir

“Il cinema italiano ha avuto un impatto enorme sui miei gusti e le mie aspirazioni da cineasta e quindi aprire la Festa del Cinema di Roma con il mio film è la realizzazione di un desiderio. È davvero un grande onore e ne sono estremamente felice. E credo che, sebbene si tratti di un’epopea americana e di un noir ambientato a New York, il pubblico italiano sentirà immediatamente la risonanza dei temi nell’ambito del loro vissuto più recente”. Edward Norton

ROMA – Il film d’apertura della Festa del Cinema di Roma è un’opera ambiziosa, non priva di difetti, ma che restituisce lustro a un genere che va (purtroppo) scomparendo.

Una storia tentacolare e complessa, fatta di omicidi, ricatti, corruzione newyorkese e tanto, tanto noir. Si potrebbe riassumere così Motherless Brooklyn, opera seconda alla regia di Edward Norton, che nel film d’apertura della Festa del Cinema, dirige se stesso (e un cast di prim’ordine) raccontando le vicende di un detective sui generis affetto dalla sindrome di Tourette. La verità è che la pellicola in questione, nasconde al suo interno tante chiavi di lettura. E’ un film delicato, a tratti divertente, dove a far da padrone è un Edward Norton Show, che conferma ancora una volta le capacità recitative di un attore spesso sottovalutato, forse anche per il suo brutto carattere sul set. Non vincerà l’Oscar neanche quest’anno probabilmente vista la performance incredibile di Joaquin Phoenix nel Joker, ma non c’è dubbio che il buon vecchio Edward abbia messo a segno un’altra grandissima prova attoriale.

In Motherless Brooklyn, l’attore di Fight Club e American History X, veste i panni di Lionel Essrog, alias “Freakshow”, “Lo Schizzato”, un uomo affetto dalla sindrome di Tourette i cui tic spontanei e verbalmente esplosivi si amalgamano perfettamente in una detective noir story d’altri tempi, dove anzi, ne rappresentano la parte più interessante e narrativa.

La sua vita gira intorno al suo mentore, il detective Frank Minna (Bruce Willis) che lo pesca da un orfanotrofio, lo protegge sotto la sua ala protettiva e lo rende una figura chiave del suo team investigativo. Il connubio tra questi due personaggi, s’interrompe bruscamente a inizio film, a causa dell’omicidio di Frank, che porterà il distrutto e problematico Lionel a indagare sulla morte del suo secondo padre, affrontando intrighi, corruzioni e tradimenti.

RECENSIONE MOTHERLESS BROOKLYN: L’OMAGGIO DI EDWARD NORTON AL GENERE NOIR

recensione motherless brooklyn
Recensione Motherless Brooklyn: Gugu Mbatha-Raw e Edward Norton in una scena del film

L’obiettivo di Norton di riproporre il genere Noir anni 50′ in Motherless Brooklyn è parso chiaro già dai primi trailer del film. La pellicola è infatti tratta dall’omonimo romanzo di Jonathan Lethem che però, a differenza del film, è ambientato negli anni ’90. Il perché di questo cambiamento temporale, è proprio da ritrovare nell’amore di Edward Norton per un genere ormai quasi scomparso. Del Noir infatti, c’è praticamente tutto, dalla delicatezza estrema dei movimenti della macchina da presa all’accompagnamento musicale continuo e quasi sempre Jazz, dai vicoli scassati e offbeat all’uso dei colori della fotografia, dalla detective story principale, così dolcemente anacronistica e affascinante, fino ad arrivare alla voce narrante che ci accompagna per tutto il film.

Insomma, Motherless Brooklyn è in sé, una lettera d’amore a un genere che oggi non ha più lo stesso peso di un tempo, ma che è impossibile dimenticare.

NON SOLO NOIR, IN MOTHERLESS BROOKLYN, C’E’ ANCHE TANTA NEW YORK E UN PO’ DI SPIKE LEE

Recensione Motherless Brooklyn: il poster ufficiale

Come spesso succede agli attori che provano a cimentarsi nel campo della regia, nei loro primi film non mancano omaggi e tributi ai registi che più li hanno saputi valorizzare. Prendendo Norton e la messa in scena di Motherless Brooklyn, non si può non scorgere un sottile richiamo alla filmografia di Spike Lee, che tanto bene lo aveva diretto ne La 25′ Ora. “Il mio legame con New York è forte e più antico di qualunque altra città – ha dichiarato l’attore – è un rapporto che ha trovato il primo grande cuore pulsante al cinema, quando girai la 25′ Ora, 2 anni dopo gli attentati al World Trade Center”.

Nella regia di Norton, troviamo tanti punti in comune con quella di Lee, dalla già citata voce narrante alla colonna sonora fissa che accompagna ogni scena, senza dimenticare le riprese suggestive alla Grande Mela. La detective story che vede protagonista il problematico ed eccentrico Lionel si trascina dai jazz clubs di Harlem ai bassifondi di Brooklyn, fino alle torri d’avorio di New York con sotto i broker di Wall Street.

COSA RESTERA’ DI MOTHERLESS BROOKLYN?

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019
Recensione Motherless Brooklyn: Edward Norton e Bruce Willis

Edward Norton è un attore accentratore, questo lo si sa fin da troppo tempo. Lionel, il suo alter ego “schizzato” è presente praticamente in ogni scena ed è per questo che il cast, nonostante il prestigio dei suoi componenti – Bruce Willis, Willem Dafoe e Alec Baldwin – ne esce forse troppo offuscato. Altro punto debole della pellicola è da ritrovare nella sua eccessiva lunghezza (ci sono alcuni momenti morti che potevano tranquillamente essere tagliati) soprattutto nella parte centrale del film.

Colpisce però la bravura di Norton nel proporre una versione personalissima di una malattia mentale, che provoca disagio nello spettatore ma anche fascinazione. Lo “Schizzato” o Freakshow se vi piace di più nella versione originale, è un ribelle romantico e ostinato, disposto a combattere tutto, tutti e anche se stesso pur di arrivare alla verità. I suoi tic, le sue frasi fuori luogo, le sue turbe, sono talmente perfetti e ben rappresentati da colpire qualsiasi tipo di spettatore.

La domanda è: senza questo tratto distintivo del personaggio principale, senza l’abilità di Norton, ci ricorderemo a lungo di questa pellicola?

 

Festa del Cinema di Roma

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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