Mostra D’Arte Cinematografica De Sica. Atmosfere da sogno con il duo Mauceri-Leonelli

Mostra D’Arte Cinematografica De Sica. Atmosfere da sogno con il duo Mauceri-Leonelli

FROSINONE – Termina con successo la settimana di eventi culturali estivi organizzata a Sora dall’Associazione Il Faro Onlus, che chiuderà definitivamente la stagione 2018 il 26 luglio con una serata gospel. Vi raccontiamo i tre momenti più emozionanti, due dei quali inseriti nella Mostra D’Arte Cinematografica Vittorio De Sica, a sua volta parte del programma ArtCity 2018.

Prosegue inanellando serate di spettacolo, esposizioni e workshop la I Mostra d’Arte Cinematografica Vittorio De Sica, iniziativa inserita nella prestigiosa rassegna ArtCity, a cura del Polo Museale del Lazio. Teatro, danza, fotografia, musica si riuniscono nel segno della settima arte per questo grande evento-contenitore, che sta dando largo risalto ad attori, registi e musicisti locali, pur non mancando nel calendario date che hanno visto protagoniste stelle affermate del mondo dello spettacolo. Degne di rilievo sono state infatti le serate del 27 giugno, con Michele Placido, del 6 luglio, con la Suite Nino Rota  ispirata a La Strada di Fellini, in cui si è avuta la partecipazione del ballerino e coreografo Alfonso Paganini, e del 7 luglio, data simbolicamente importante per la Mostra, che ha commemorato la nascita del maestro del neorealismo con un omaggio in musica e versi dinanzi la sua casa natale, a cura dell’Orchestra da Camera di Roma e di Federico Mantova. Prima dell’atteso appuntamento del 14 settembre con il regista Andrea De Sica, di cui è prevista la partecipazione straordinaria durante la proiezione del film da lui diretto I figli della notte, la manifestazione si avvia ora alla fase conclusiva per la stagione estiva con il contest cinematografico, aperto a singoli e associazioni che abbiano voluto cimentarsi con la realizzazione di documentari, mediometraggi e cortometraggi. Dal 22 al 27 luglio si svolgerà la proiezione delle opere in concorso in Piazza Mayer Ross, dove il 29 luglio avrà luogo anche la premiazione finale con un Gran Gala.

Al pregio di questa I edizione della Mostra d’Arte Cinematografica De Sica ha inoltre giovato in misura non marginale la presenza di partners come l’Associazione Il Faro Onlus, diretta da Armando Caringi. Ci siamo più volte occupati di questo gruppo di volontari molto attivi sul territorio, in primis come centro di ascolto sul problema delle dipendenze e quale organo di diffusione di informazione scientifica in merito ai danni causati dall’uso di sostanze psicotrope. Già da alcuni anni, Il Faro si è anche arricchito di un ampio ventaglio di attività creative e didattiche gratuite rivolte ai giovani, ha recentemente collaborato alla realizzazione dell’importante progetto educativo per l’infanzia P.R.I.M.A. I, attualmente in atto nei Comuni di Crotone, Manfredonia e Sora, e sta presentando durante le stagioni estive una programmazione di momenti di spettacolo di indubbia qualità. I sette eventi di quest’anno, tutti a ingresso gratuito, hanno come filo conduttore il tema dei sogni e si concluderanno giovedì 26 luglio con I sogni del gospel, a cura del Coro The Voices diretto da Nicole Riggi. Letture, spettacoli teatrali, musica, serate a tema ed esposizioni di pittura, per un ciclo di appuntamenti dedicati alla libera condivisione e all’educazione alla bellezza. Molto presente quest’anno il mare reale e simbolico descritto da Alessandro Baricco con cui, all’insegna di atmosfere magiche e rarefatte sapientemente costruite nel vivaio Garden Center, le voci di Francesca Reina e Serena Trombetta ci hanno condotto, per la serata inaugurale del 12 luglio, nel coacervo di destini convergenti nella locanda Almayer di Oceano Mare. L’accompagnamento della fisarmonica di Daniele Ingiosi e l’armonia della danza di Jonathan Colafrancesco hanno assicurato una partenza della mini-rassegna sotto i migliori auspici. Al termine dello spettacolo, Garden Center ha riservato ancora sorprese trasformandosi anche in galleria d’arte, con tanto di drink e finger food. A rompere in modo non traumatico l’utopia surrealista di chi come il pittore Plasson sia intento a dipingere il mare con il mare, è stata l’apertura dell’esposizione delle opere di Maria Letizia Mazzenga, artista di origini alvitane di cui abbiamo potuto ammirare alcuni quadri dipinti a tempera ed olio. Particolarmente evocativi e suggestivi sono stati inoltre i due momenti che hanno costituito il cuore degli eventi estivi 2018 firmati da Il Faro Onlus e che sono stati inseriti nella programmazione ufficiale della Mostra D’Arte Cinematografica Vittorio De Sica. Martedì 17 luglio, nel Chiostro del Museo Civico della Media Valle del Liri, una cui ala ospita in questi giorni una mostra fotografica dedicata al maestro del cinema italiano, uno straordinario trio di artisti ha incantato la città con lo spettacolo L’Uomo dei sogni. Mistero per due voci e un violoncello, ispirato alla vita di S. Francesco. La pièce, scritta e diretta da Luca Mauceri, vedeva in scena lo stesso regista, attore compositore, in coppia con Riccardo Leonelli, attore diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico con all’attivo numerosi ruoli in produzioni teatrali, cinematografiche e televisive di successo. Per la Mostra sorana dedicata alla settima arte, il Maestro Leonelli ha da poco condotto anche un masterclass di recitazione ove gli allievi, di cui ho avuto l’opportunità di far parte, hanno avuto modo di cogliere le specificità con cui il mestiere dell’attore si declina nel cinema. Eccezion fatta per la bellissima cornice offerta dal Chiostro, l’indispensabile parco luci, due sedie e la figura di un crocefisso duecentesco che campeggiava su un piccolo pannello rosso dai versatili utilizzi, i mezzi scenici utilizzati in questo mistero per due voci e un violoncello erano essenziali in puro stile francescano, ma di grande funzionalità. Ripercorrendo tutta la parabola di vita del poverello di Assisi, impersonato dall’esilissima quanto carismatica figura di Mauceri, il duo, accompagnato dal contrappunto musicale del Maestro Donato Cedrone al violoncello, ha dato vita a una serie di quadri narrativi giustapposti in cui i temi spirituali e le scene più toccanti impreziosivano fasi di azione e dialogo di inaspettato dinamismo. Ciò grazie alla perizia di mestiere dei protagonisti (eccezionale la versatilità di Leonelli nel vestire rapidamente via via tutti i principali personaggi che costellano la vita di Francesco, ognuno dei quali con una caratterizzazione propria, un diverso timbro vocale e spesso un differente dialetto) e a una regia dal taglio cinematografico in grado di rendere efficacemente anche le scene di battaglia, fatte di rallenty, espressioni esasperate e gesti amplificati che sembrano strizzare l’occhio al recente Macbeth di Kurzel. Più che una compassata agiografia dalla spiritualità zeffirelliana lontana da eccessi e sbavature nella psicologia dei personaggi, la meditazione di Mauceri su Francesco d’Assisi non lesina ipotesi sulla sofferenza umana che alberga dietro il mito col potere di distruggerlo e si pone inevitabilmente in dialogo col nostro tempo, prima che con la Chiesa di Innocenzo III, con la borghesia di Bernardone o con i confratelli del santo. Insieme ai temi del ritorno alla semplicità e all’amore per la natura in quanto specchio del Creatore, lo spettacolo riflette sul valore del perdono (di grande impatto sonoro è il gocciolare dell’acqua utilizzata come elemento purificatore dal peccato rappresentato dalla deformità del lebbroso), la sopportazione delle avversità, l’odio sociale e politico nei confronti del diverso, dell’emarginato, dell’ammalato e in generale sul problema della regressione alla cultura del “nemico”, che si lega tragicamente all’intrinseca “necessità” umana di fare la guerra. La grande testimonianza poetica de Laudes Creaturarum si traduce, soprattutto nel toccante finale, in un appello alla vigilanza in prima persona contro le pulsioni oscure che minacciano il nostro futuro, conducendolo in un abisso ammantato d’indifferenza e di cinismo. Temi che stanno evidentemente molto a cuore a Luca Mauceri, che il giorno seguente, insieme al Maestro Cedrone e Giacomo De Angelis, ha voluto toccare corde non troppo dissimili vestendo panni più laici: quelli di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento e dei passeggeri del Virginian, protagonisti dell’altra celebre storia di mare legata al nome e alla carriera di Baricco. Quello del 19 luglio ai giardini dell’Associazione Il Faro è stato un viaggio sospeso nel tempo, in cui bastava poco, una calda sera di piena estate, per ritrovarsi a bordo di un piroscafo nel freddo gennaio del 1927.  Il mare, la notte e il sogno, grandi costanti di questa rassegna targata Il Faro, sono ingredienti essenziali per discendere nelle profondità di Anima e della Magia. Il mare che incanta, uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, ma soprattutto chiama, citando liberamente Baricco, è lo stesso che può richiamarci dentro di noi mentre si fa spettacolo in un grande one man show. Il successo editoriale che ispirò a Tornatore il film La leggenda del pianista sull’oceano restituisce nella messa in scena di Mauceri tutto il carico di nostalgia, speranza e inquietudine a bordo del Virginian, nave che fa la spola tra l’Europa e l’America negli anni tra le due guerre. Lo spirito del testo come della pièce sembra dunque riassumibile nei concetti di confine e liminalità, fondamentali nell’analisi del profondo e latenti nella vicenda dei protagonisti che si dibattono nell’eterna aporia tra limite e infinito, tra desiderio di libertà e necessità di approdo. Soprattutto Novecento è emblema di tutto questo. Lui, bambino nato su una nave, trovato da un marinaio che lo ha battezzato in modo improbabile, sa suonare il pianoforte in maniera inspiegabilmente divina e vive con candore misto a disagio la realtà degli uomini. Ancora una volta regia e unico attore riescono nel miracolo di rendere una prosa potenzialmente soporifera uno spettacolo di rara intensità e pieno di momenti d’ironia. L’efficace costruzione della scena con pochi elementi, il buon uso delle luci, dell’immancabile velatino dalle infinite potenzialità e la grande perizia attoriale, in grado di gestire un monologo complesso (magistrale nella sfida tra il protagonista e Jelly Roll Morton come nel finale ad effetto) e qualche imprevisto extra-scenico, fanno effettivamente dimenticare di essere sulla terra ferma, nave troppo grande per Novecento in quanto non si scorge una fine all’orizzonte. A suggerire una chiave di raccordo tra L’uomo dei sogni e Novecento, dopo gli applausi e i doverosi ringraziamenti di rito all’Amministrazione comunale e all’operosità dei volontari dell’Associazione Il Faro, è stato lo stesso artista, che ha voluto dare al pubblico di Sora appuntamento alla prossima stagione con dei versi di Martha Medeiros, che tutti ci auguriamo continuino a sostanziare l’agire sociale e le iniziative del mondo della cultura:

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Si ringraziano Alina Martucci e Valerio Tersigni per la gentile concessione degli scatti.

Estate sorana 2018. Il Faro Onlus e la Mostra D’Arte Cinematografica Vittorio De Sica

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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