Fratto_X

Fratto_X

Giovedì scorso ha preso il via la ventiseiesima edizione del Civitafestival, la manifestazione artistica e culturale di maggior rilievo che avrà luogo a Civita Castellana dal 17 luglio fino al 1 agosto 2014, con la direzione artistica di Fabio Galadini.
L’inaugurazione ufficiale del ricco calendario è stata affidata a Massimo Lopez, che ha visto una piazza gremita e un pubblico molto partecipativo per lo spettacolo in musica con la Sing and Swing Jazz Company. Venerdì 18 luglio, è stata la volta di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, con lo spettacolo teatrale Fratto_X al Forte Sangallo. Dove abbiamo vissuto situazioni paradossali di un performer fuori dalle classificazioni convenzionali, poeta dell’assurdo contemporaneo.
Il pubblico divertito è andato a casa con un bagaglio ricco di spunti di riflessione. L’artista Flavia Mastrella, parlandi del CivitaFestival l’ha descritta una bella avventura, stimolante ed interessante. In chiusura Rezza ha detto al pubblico, riferendosi alla bellezza del posto, che aveva appena firmato un contratto con il CivitaFestival per i prossimi 15 anni.
Abbiamo, quindi, approfittato per fare qualche domanda a Fabio Galadini rispetto a questo show.

IMAGE (2)Direttore, quali sono le motivazione che l’hanno portata a scegliere Antonio Rezza?
Rezza e Fratto_X sono la proposta. Un festival è si un attrattore culturale del territorio, è certamente la crescita del consumo del bello ma è anche proposta. Se non fosse proposta un festival non sarebbe tale. Fratto_X è forse lo spettacolo che sinteticamente racchiude al meglio la poetica di Rezza e Mastrella. E’ uno spettacolo tragico, non di varietà, che stimola comunque la riflessione.

Poi abbiamo chiesto a i due artisti, Antonio e Flavia.

Quando è iniziato il vostro percorso artistico insieme?
Con Flavia ci siamo incontrati nel 1987 durante una mostra fotografica. Abbiamo iniziato a collaborare proprio in quel momento.

Conoscevate già Civita Castellana e il suo territorio?
Conosciamo bene questa zona. Siamo stati molte volte qui vicino, a Calcata. E’ stato il territorio in cui tutto è iniziato. Civita Castellana la conosciamo perché ci siamo passati più volte ma non per fare spettacolo.

Quindi Antonio questa è la vostra prima volta, tornerete l’anno prossimo?
Si, come detto sul palco ci siamo accordati con Fabio Galadini per un contratto di 15 anni (dice sorridendo e con aria soddisfatta) quindi torneremo di sicuro certo, non potremo onorare tutti e 15 ma i prossimi 7 e 8 di sicuro!

IMAGEBene, non avete firmato ma io sto registrando tutto. Quindi il dato è tratto! Flavia nei vostri spettacoli parlate di comunicazione involontaria…
Questa è un’affermazione epica. Siamo molto attenti agli aspetti comunicativi: usiamo un metodo di comunicazione frammentaria fatto di parole, concetti, movimenti, forme, pezzi di arte contemporanea misti a arte antica. E’ una forma di comunicazione stratificata che coinvolge quasi tutti i sensi, tranne l’olfatto. E Rezza aggiunge: “Noi facciamo ritmo non teatro, noi partiamo dallo spazio, dalla forma, senza la forma sembreremmo dei dissocia”.

Flavia, il vostro mix sul palco è potente. Come riuscite a bilanciare perfettamente le arti visive e il teatro?
Le nostre opere sono forme di arte visiva impura perché abbiamo incluso la performance teatrale. Vogliamo creare un regime di ipercomunicazione composto da frammenti di testo e immagini inclassificabili che ne delineano il contorno. La dimensione in cui va in scena l’opera è completamente astratta mentre il problema rappresentato è reale. Esso viene decontestualizzato. Il nostro linguaggio inoltre è molto legato alla comunicazione attuale, del digitale, del momentaneo. E Antonio puntualizza: “Il piano visivo è infatti universale e non focalizzato sull’Italia. Esso è traducibile in ogni paese. Avrebbe la stessa dirompenza in qualsiasi lingua perché non si fonda sul presente ma sul passato, anche classico “.

Anche in provincia nascono laboratori teatrali rivolti ai più e meno giovani. Qual è il vostro consiglio a tutti coloro che decidono di intraprendere questa strada?
Bisogna credere fortemente in quello che si sta facendo, essere determinati. Noi non abbiamo mai pensato di fare qualcosa di diverso nella vita. Abbiamo iniziato senza soldi, facendo attività collaterali e rimanendo indipendenti.

Fabiola Cinque

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