Mucha e Boldini portano l’Art Nouveau a Palazzo dei Diamanti

Mucha e Boldini portano l’Art Nouveau a Palazzo dei Diamanti

FERRARA – Il 22 marzo sono state inaugurate al grande pubblico due eccezionali mostre: una monografica su Alphonse Mucha, uno dei padri dell’Art Nouveau, nelle 11 sale dell’ala Rossetti, e una mostra-dossier su Giovanni Boldini, dedicata al tema del ritratto femminile, nelle 3 sale dell’ala Tisi. Saranno esposte al Palazzo dei Diamanti fino al 20 luglio.

Entrambi attivi durante la Belle Epoque parigina di inizio secolo, furono straordinari cantori della bellezza e del fascino della donna e riuscirono a dar forma, ognuno a proprio modo, all’ideale femminile del tempo presentandoci figure attraenti e seducenti, eleganti ed energiche, emancipate e padrone del proprio destino.

E’ stata presentata oggi per le autorità e gli addetti stampa questa doppia mostra con la conferenza stampa inaugurale. Presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli, Sarah Mucha, curatrice della Mucha Foundation, Tomoko Sato, curatrice della mostra, Iole Siena, Presidente di Arthemisia e Pietro Di Natale, presidente della Fondazione Ferrara Arte. Grande assente purtroppo per malattia, Vittorio Sgarbi, Presidente della Fondazione Ferrara Arte.

Le Mostre: Alphonse Mucha

Il ceco Alphonse Mucha, nato nel 1860 nella piccola città morava di Ivančice, diviene uno degli artisti più celebri di Parigi durante la cosiddetta Belle Époque, periodo di pace e prosperità tra gli anni ottanta dell’Ottocento e lo scoppio del primo conflitto mondiale.

Considerato uno dei padri dell’Art Noveau, termine che nasce dall’insegna del negozio parigino di Siegfried Bing aperto nel 1895, l’artista ceco comincia la sua affermazione proprio nel 1895 con il manifesto teatrale per “La Divina” Sarah Bernhard, Gismonda, che diventerà la sua prima e più illustre cliente ed estimatrice, assicurandosi l’ineffabile arte di Mucha con un contratto di sei anni. L’attrice rimane affascinata dall’originalità delle sue composizioni a grandezza naturale, caratterizzate dal formato alto, dai contorni fluidi e dai colori pastello. Ciò che conquista definitivamente la Bernhardt è la capacità di Mucha di ritrarre l’anima dei personaggi: i suoi manifesti riescono a trasmettere esattamente l’immagine che l’attrice aspirava a portare sul palcoscenico.

mucha e boldini a palazzo diamanti

L’Art Noveau fu un’onda lunga, rinnovatrice e ottimistica, prima manifestazione del nuovo gusto modernista su scala internazionale e a dimensione di produzione industriale, espressione estetica di un momento storico e culturale in cui il progresso delle scienze e delle arti prometteva sviluppo tecnologico, pace e benessere diffuso.

In Gran Bretagna, dove questo stile aveva avuto un precedente importante (l’Arts and Crafts di William Morris e Walter Crane), era detto Modern style; in Germania Jügendstil; in Spagna Arte Joven; in Austria, dove assunse più che altrove un carattere di movimento, Sezessionstil; in Italia Stile floreale, e poi Liberty, dal nome di un celebre grande magazzino londinese.

Nelle parole di Vittorio Sgarbi:

L’Art Nouveau diffonde un nuovo concetto del bello, giovanile, antiaccademico, ornamentale, sensuale, edonista, ispirato a un’idea vitalistica della natura da cui viene fatto derivare un repertorio infinito di motivi figurati e stilizzati, in prevalenza asimmetrici e curvilinei, colorati in modo piatto e uniforme, oppure sfumato. Lo dimostrano in maniera esemplare le inconfondibili creazioni di Mucha, definito nel 1904 “il piùgrande artista decorativo del mondo”, dai poster per gli spettacoli di Sarah Bernhardt, ai manifesti e alle confezioni dei prodotti commerciali, ai panneaux décoratifs raffiguranti donne seducenti e piene digrazia che personificano Le Stagioni, Le Arti, La Luna e le Stelle

Eccezionale illustratore, creatore di indimenticabili poster teatrali e di innovative creazioni pubblicitarie , fu un innovatore  del linguaggio visivo elevando la comunicazione pubblicitaria a creazione artistica. Le sue opere diventano immediatamente celeberrime e il suo stile fa nascere addirittura l’espressione “Style Mucha”, e i suoi soggetti femminili si imprimono nell’immaginario collettivo. Le iconiche figure che dominano le sue composizioni incarnano una visione rivoluzionaria di femminilità e sono portatrici di libertà e dignità fino ad allora negate. Agli albori della modernità, Mucha ne diventa interprete attraverso un linguaggio che intreccia armoniosamente diverse influenze: i Preraffaelliti, le xilografie giapponesi, gli elementi naturali, le decorazioni bizantine e le tradizioni slave.

Oltre che illustratore, grafico e pittore, Mucha fu anche fotografo, scenografo, progettista d’interni, creatore di gioielli, e packaging designer. E ancora si distinse come brillante insegnante d’arte, filosofo e pensatore politico.

Nonostante il grande successo internazionale, Mucha rimane legatissimo alle sue origine: il suo profondo amore per la causa slava, dopo la dissoluzione dell’Impero Austro Ungarico, lo porta a dedicarsi al ciclo monumentale “Epopea slava” , che lui considererà sempre il suo capolavoro, affermandosi non solo come artista ma anche come acceso patriota.

La mostra si articola attraverso otto sezioni che in circa 150 opere, tra dipinti, disegni, fotografie, manifesti ed oggetti, dal decisivo incontro con la Bernhard del 1895, all’affermazione del suo linguaggio tramite manifesti pubblicitari, dallo spiritualismo ai progetti in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900 ai soggiorni negli Stati Uniti, sino alla produzione degli anni maturi trascorsi in Cecoslovacchia, dove rientrò nel 1910 con l’obiettivo di metterela propria arte al servizio del paese, specialmente attraverso la creazionedel monumentale ciclo di dipinti dell’Epopea slava, il suo indiscutibile capolavoro.

MuchaBoldini

Giovanni Boldini

Come Mucha, Giovanni Boldini (1842-1931) si affermò nella Parigi della Belle Époque ottenendo un successo di portata internazionale. Il pittore ceco vi giunse nell’autunno del 1887, quando il ferrarese–più anziano di diciott’anni e lì residente dalla fine del 1871–stava maturando l’intenzione, dopo aver affrontato «tutti i generi», di dedicarsi prevalentemente al ritratto.

Ricercatissimo da una facoltosa clientela internazionale, Boldini fu capace di restituire, come pochi altri, la viva concretezza, il carattere e lo status dei suoi modelli, che consegnò alla storia come icone di un’epoca. Il pubblico e la critica, in Europa come in America, apprezzarono soprattutto l’innovativa formula stilistica con la quale diede forma all’ideale femminile del tempo: elegante, spigliato, colto, emancipato, inquieto, talvolta eccentrico. La sua qualità di pittore della “donna moderna” e del suo fascino è testimoniata in maniera esemplare dalle oltre 40 opere–tra dipinti ad olio, pastelli, acquerelli, disegni e incisioni –selezionate per questa mostra-dossier tra quelle custodite nel Museo Giovanni Boldini di Ferrara, che riaprirà nel rinnovato complesso di Palazzo Massari nel 2026.

Tra i pezzi più noti ed amati spiccani i due ritratti a figura intera dell’aristocratica parigina Suzanne Berthier de Leusse e della misteriosa protagonista di Fuochi d’artificio, oltre al ritratto della principessa Eulalia di Spagna, vestita da Boldini con un abito bianco di Madame Nicaud e il ritratto noto con Signora in rosa, di Olivia Concha de Fontecilla. Oltre a piccoli gioielli come Nudino scattante di un raffinato erotismo e la tela con due mani femminili intrecciate, entrambe intese come studi.

mucha e boldini a palazzo diamanti

Date al pubblico:

22 marzo – 20 luglio 2025

Orario apertura:

Tutti i giorni, feriali e festivi, 9.30 – 19.30(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti: Intero € 15,00 (audioguida inclusa) – Ridotto € 13,00 (audioguida inclusa)

Informazioni e prenotazioni

T. +39 0532 244949 |diamanti@comune.fe.it|

Sito ufficiale

©Marianne Bargiotti Photography 2025

Marianne Bargiotti

Leave a Reply

Your email address will not be published.