Dorothea Lange al Museo Diocesano. Echi da un regno povero.

Dorothea Lange al Museo Diocesano. Echi da un regno povero.

MILANO – Fino al 19 ottobre è visitabile al Museo Diocesano vicino alle Colonne di San Lorenzo la mostra dedicata all’illustre fotografa statunitense Dorothea Lange. Scatti dedicati alla Grande Depressione, alla cacciata dei migranti cinesi dagli Stati Uniti, visioni corali ma anche ritratti dotati di intensa capacità empatica. Oggi, in un’epoca in cui si cerca l’impatto a tutti i costi, tornare a relazionarsi con l’umanità, anche quella meno estetizzabile, può essere una grande lezione e un atto davvero rivoluzionario.

Dorothea Lange, Migrant Children Playing at Nursery School

Dalla malattia alla vocazione artistica

Sì ammalò di poliomielite all’età di 7 anni la futura fotografa Dorothea Lange. Quella malattia le portò in dono un deficit permanente a una gamba, ma lei non si arrese e decise di dedicarsi all’arte dello sviluppo dei negativi allo scopo di ottenere ben più di una semplice rivalsa. Lange infatti, che ha lambito il Gruppo F/64 ed è stata tra le fondatrici della agenzia Magnum, ha sempre amato confrontarsi con gli ultimi, con i reietti, al punto che alcuni suoi scatti sono stati pubblicati solo decenni dopo la sua dipartita essendo scomodi anche a chi glieli aveva commissionati, ovvero al Governo degli Stati Uniti d’America.

Vocazione autentica, Lange non si è mai lasciata ammaliare dal formalismo. Non che i suoi lavori non avessero avuto uno slancio e una bellezza estetica, purtuttavia la sua opera trascende la forma per restituirci quella che Fossati e De André definirono, molti anni dopo, ‘una goccia di splendore’, ovvero l’umanità senza fronzoli e senza fingimenti. Con quella poetica e di conseguenza quell’animo ci si nasce, non ci si improvvisa.

Dopo aver studiato con Clarence H. White e Arnold Genthe, Lange muove i suoi primi passi scattando i diseredati del Dust Bowl, le tempeste di polvere che desertificarono ben quattro milioni di chilometri quadrati di terreno agricolo nel suo Paese. Su incarico della Rural Resettlement Administration, la fotografa originaria di Hoboken, in precedenza impegnata a testimoniare la povertà ai quattro angoli della sua nazione testimonia con la sua fedele macchina fotografica la povertà, ma anche la dignità, di quelle persone.

Scomparire di fronte alla realtà

Come un Pasolini, prima di lui, Lange si dedica ai suoi soggetti senza mettersi in primo piano. La visione della fotografa è certamente importante, ma lo è ancora di più testimoniare e dare dignità a chi è povero eppure è dotato di una insospettabile bellezza interiore. Ecco allora il famoso ritratto della madre con i bambini, scattato durante la Depressione del 1929. Come testimonia l’artista, ecco che quella donna coi suoi bambini le compare davanti quasi per caso, come una visione. Gli scatti avvengono per scambio energetico, probabilmente, nemmeno per desiderio o visione razionale.

Eppure Dorothea Lange, che a volte pare ami perdersi tra quei soggetti, tra quelle strade, tra le code per il cibo tessere alla mano al punto da produrre opere non sempre perfette, ma che recupera sé stessa quasi rispecchiandosi nei volti e nei corpi delle persone da lei ritratte, ci dimostra con la sua opera priva di retorica che la realtà e il modo con cui essa impatta sulla visione dell’artista è la prima materia e il vero campo di battaglia per ritrovarsi. O per perdersi …

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