FROSINONE – Il doppiatore e attore Gianluca Iacono, voce italiana di Vegeta in Dragon Ball, di Gordon Ramsay e tantissimi altri, ha incantato il pubblico della prima edizione del festival Summer Break Atina. Tra racconti di carriera, riflessioni sul doppiaggio e performance live, ha mostrato come la voce possa trasformarsi in arte.
«Quando riguardo le cose che ho fatto 25 anni fa mi rendo conto che avrei potuto farle meglio e diversamente». È con questa frase, schietta e sorprendente, che Gianluca Iacono, attore e doppiatore con quarant’anni di esperienza, ha aperto il suo incontro con il pubblico rivelando fin da subito quell’approccio fatto di umiltà e continua ricerca che contraddistingue i grandi professionisti.
L’occasione è stata la prima edizione del Summer Break Atina, il nuovo festival culturale e pop tenutosi giovedì 28 agosto nella cittadina in provincia di Frosinone. L’evento, a cura dell’Associazione Cavalieri del Drago APS e di Valentina Lilla, già direttrice del Museo Académie Vitti, ha trasformato Atina in un palcoscenico diffuso tra mostre, laboratori, sport e performance artistiche.
Il programma del festival

Ad aprire la giornata è stata l’inaugurazione della mostra collettiva dedicata all’incisione, alla pittura e al fumetto, con Fabiana Calicchia, Augusta Straccamore e Giorgio Messina. Nel pomeriggio, il taglio del nastro della nuova sede dell’ssociazione, alla presenza del sindaco Pietro Volante.
A seguire, laboratori didattici, esibizioni di yoga e pallacanestro con l’Open Day della Polisportiva Sociale Basket Atina e, in serata, la musica live di Rilì, il dj set di Gianni Matteucci e l’arrivo delle suggestive Lucciole di Vera Cavallaro in collaborazione con PanArte di Valentina Cornacchia, che hanno trasformato lo spazio in una danza di poesia, luci e colori.
L’ospite speciale: una voce per più generazioni

Il momento più atteso è stato certamente l’incontro con Gianluca Iacono, voce italiana di personaggi amatissimi come Vegeta nel celebre cartone animato giapponese Dragon Ball, lo chef Gordon Ramsay, con la sua cucina infuocata, Marshall nella serie How I Met Your Mother e moltissimi altri. A dialogare con lui, Marco Giannatiempo, direttore dell’ufficio stampa di Lucca Comics & Games.
Il talk, brillante e accessibile a tutti, ha ripercorso le tappe salienti della carriera dell’attore, dalle origini campane e siciliane agli anni di formazione a Torino, fino alla notorietà conquistata con il doppiaggio.
Il doppiaggio come arte

Dietro la naturalezza con cui cinema e televisione ci restituiscono voci in italiano, c’è il lavoro di attori che, in una sala buia, devono catturare lo spirito di un personaggio in pochi istanti. Nel caso dei cartoni animati, il compito è ancora più delicato: dare anima a un disegno.
Iacono ha spiegato come la caratterizzazione di un personaggio cambi profondamente da una lingua all’altra. Vegeta, spietato principe del popolo guerriero dei Saiyan, assume infatti sfumature diverse a seconda della voce che lo interpreta. Non è solo una questione di lingua, ma di sensibilità artistica: ogni doppiatore, proprio in quanto “doppio attore”, imprime inevitabilmente una parte di sé nel personaggio. Ed è proprio qui che la versione italiana ha saputo offrire, a giudizio di molti spettatori, una lettura particolarmente intensa e autentica.
Pochi sanno che in Dragon Ball, Vegeta doveva essere uno dei tanti antagonisti destinati a scomparire dopo alcuni episodi della serie, ma diventò imprescindibe imponendosi con la sua personalità forte e orgogliosa, fatta di passioni contrastanti, fino a diventare per certi versi più interessante del protagonista Goku, del quale non riesce mai ad eguagliare il geniale talento in battaglia pur essendo superiore a lui nel lignaggio. Al valoroso principe combattente, Gianluca Iacono ha anche dedicato uno spettacolo teatrale, intitolato con provocatoria ironia Vegeta è morto e l’ho ucciso io. Prima di “ucciderlo”, però, ha dovuto in qualche modo crearne lo spirito per il pubblico italiano.
Recitazione e vita
Nel corso dell’incontro, Iacono ha infatti raccontato anche il suo modo di costruire i personaggi, regalando al pubblico un ritratto personale del principe dei Saiyan: «Vegeta per me era un personaggio drammatico, un principe Amleto un po’ più incazzato. Passionale, tormentato, un antieroe tragico con un imprinting molto italiano -spiegava l’attore-. È diventato quello che è diventato perché per me doveva avere quella “voce”, quel tormento, che era in parte il mio».
Ma come si diventa doppiatori? Sfatare i luoghi comuni è il primo passo: non basta una bella voce, così come non basta avere belle mani, con dita lunghe e affusolate, per diventare chirurgo. Servono studio, teatro, cultura e disciplina.
Con sincerità e senza paternaliami, l’artista ha insistito su un punto: per chi sogna questa carriera, è fondamentale leggere molto, anche ad alta voce, per allenare respiro, ritmo e dizione. E soprattutto coltivare la passione per la recitazione, perché «recitare ha a che fare con la vita e con il vivere». L’attore, ha spiegato, è qualcuno che non teme di esplorare emozioni proprie e altrui con autenticità, trasformandole in una voce capace di raggiungere chi ascolta.
L’urlo che ha fatto vibrare la piazza
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Il gran finale è stato un omaggio ai fan: la proiezione di un dubreel con le scene più celebri doppiate da Gianluca Iacono, seguita da una performance live, tutta dedicata a Dragon Ball. Il celebre urlo di Vegeta, in cui culmina uno dei momenti più carichi di tensione dell’intera serie, ridoppiato direttamente sul palco, ha attraversato la piazza come un’onda di energia, tenendo il pubblico con il fiato sospeso.
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Foto, autografi e sorrisi hanno chiuso la serata, confermando che la voce, quando diventa arte, può diventare ponte tra generazioni, capace di unire cultura pop e tradizione teatrale.








