GAETA – Dal 10 al 26 luglio 2026 il Castello Angioino di Gaeta ospita Crossing Shift. Una mostra che mette in dialogo le opere di Eduardo Paolozzi con quelle di Gian Mario Conti, Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt. Un percorso tra memoria, trasformazione e libertà in uno dei luoghi simbolo della storia italiana.
Dal 10 al 26 luglio 2026, il Castello Angioino di Gaeta, sede dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, ospita Crossing Shift, una mostra collettiva che unisce dunque arte contemporanea, storia e memoria in un percorso espositivo dal forte valore simbolico.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Cultura è Libertà con il patrocinio dell’Università e la collaborazione del Comune di Viticuso e del Museo Pop Art Paolozzi, è curata da Gina Ingrassia e Deirdre MacKenna.

Quattro artisti in dialogo tra memoria e trasformazione
L’esposizione mette a confronto le opere di Eduardo Paolozzi, tra i più importanti protagonisti della Pop Art britannica, con quelle di Gian Mario Conti, Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt.
Le circa cinquanta opere presenti affrontano temi di grande attualità come la memoria, la libertà, l’identità e la capacità di trasformazione, creando un dialogo tra linguaggi artistici differenti e il contesto storico che le ospita.
Il Castello Angioino diventa simbolo di rinascita
La mostra trova spazio nella suggestiva Cappella di San Teodoro. Edificio risalente al X secolo situato all’interno del complesso monumentale del Castello Angioino.
Un luogo che per molti anni è stato associato alla reclusione e che oggi, grazie a un importante percorso di valorizzazione culturale, si è trasformato in uno spazio dedicato alla ricerca, alla conoscenza e all’arte contemporanea.
Proprio questa metamorfosi rappresenta il cuore del progetto espositivo. Il passaggio dalla costrizione alla libertà, dalla memoria del passato a una nuova visione del presente.

Eduardo Paolozzi al centro del progetto espositivo
Figura cardine della mostra è Eduardo Paolozzi, artista di origini italiane nato in Scozia. La sua esperienza personale di internamento durante la Seconda guerra mondiale ha quindi profondamente influenzato la sua produzione artistica.
Le sue opere raccontano il rapporto tra frammentazione e ricostruzione. Tra trauma e rinascita, offrendo una riflessione sulla società contemporanea e sui temi del consumismo, dei mass media e dei conflitti.

Accanto a lui, Gian Mario Conti esplora le dinamiche che limitano la libertà dell’uomo moderno. Proponendo così però una prospettiva di crescita e rigenerazione attraverso simboli come il seme e la natura.

Le opere di Elaine Shemilt riportano invece alla luce memorie spesso dimenticate, dando voce alle tracce lasciate dalla storia sui corpi e sui luoghi.
Le sculture di Roberto Franchitti, realizzate con materiali di recupero, raccontano infine la possibilità di una nuova vita attraverso la trasformazione della materia.

Crossing Shift: un allestimento che dialoga con la storia
Anche l’allestimento è parte integrante del progetto. Le strutture espositive in tubi zincati infatti richiamano l’immaginario della fabbrica e del cantiere, creando un contrasto visivo con le antiche mura del Castello.
Il risultato è un dialogo tra passato e presente, tra architettura medievale e materiali industriali, che rafforza il messaggio della mostra.
Crossing Shift si propone così non solo come esposizione d’arte contemporanea, ma come un’occasione di riflessione sul valore della memoria e sulla capacità dell’arte di costruire nuove connessioni, favorendo dialogo, partecipazione e cambiamento.
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