Il Galliera, il cinema protetto dal Cielo

Il Galliera, il cinema protetto dal Cielo

BOLOGNA – Ho deciso di andare a scoprire, all’interno dell’attuale situazione dei cinema a Bologna, quelli che hanno resistito e chi no. Nel mio peregrinare ho scoperto un cammeo: l’attività del cinema Galliera. Qui, ho intervistato Mattia Della Casa, direttore artistico e Marte Bernardi, la responsabile della promozione del cinema.

Negli ultimi trent’anni hanno chiuso a Bologna ben 40 cinema. Dal mio punto di vista, una sconfitta della civiltà. Negli anni Ottanta e Novanta il cinema era una specie di salotto cittadino dove ci si incontrava e all’uscita del cinema ci si fermava a discutere del film appena visto e degli altri film da vedere. Oggi tutto questo mondo è scomparso: la gente va al cinema e poi corre subito a casa.

Negli anni Settanta ci fu il boom dei cineforum: si facevano rassegne tematiche e, dopo la proiezione del film, c’era rigorosamente il dibattito, si facevano anche le ore piccole: a parlare di cinema. Pensate che in alcuni cinema si poteva fumare fino all’arrivo del divieto-legge datato 1975; e in molti cinema la pavimentazione era in legno e non in marmo.

Aneta Malinowska©
Aneta Malinowska©

Negli anni seguenti nacquero anche le multisale ma all’epoca la programmazione cinematografica era così articolata: la città di  Bologna era considerata capofila di tutta l’Emilia-Romagna. Un film che programmato all’Arena del sole (oggi trasformato in teatro da molti anni) aveva successo, diventava automaticamente programmabile da Cattolica a Piacenza.

La programmazione partiva con alcune sale di prima visione (non le citerò per motivi di nostalgia) con un prezzo tra le 1.000 e le 1.200 lire a spettacolo; poi si andava alla seconda visione, con un prezzo tra le 600 e le 800 lire, poi in alcuni casi vi erano alcune sale considerate di terza visione, con un prezzo ancora più basso.

Si arrivava poi al circuito dei cinema parrocchiali (meravigliosi, mi piange il cuore) dove dopo alcuni mesi uno spettatore poteva vedere un film di prima visione al prezzo più contenuto del mercato. Erano tempi in cui l’orario degli spettacoli iniziava alle 14:30 e terminava alle 23:30: quindi cinque spettacoli al giorno.

Tutto questo mondo non esiste più. Sarà colpa della televisione? Mah, forse, magari esiste anche qualche altro motivo.

I CINEMA DI BOLOGNA: CHI HA RESISTITO AL TEMPO?

Cinema Galliera anteprima soldout di “The Repairman”

 

 

Ho deciso di andare a scoprire, all’interno dell’attuale situazione dei cinema a Bologna, quelli che hanno resistito e chi no. Nel mio peregrinare ho scoperto un cammeo: l’attività del cinema Galliera. Il cinema Galliera, che ha ripreso l’attività dopo alcuni anni, è un cinema parrocchiale situato sotto la chiesa del Sacro Cuore a Bologna.

cinema galliera

La chiesa del Sacro Cuore è una vecchia chiesa bolognese appartenente all’ordine dei Salesiani nelle vicinanze della Stazione e protegge questo cinema, anzi potremmo dire che è protetto direttamente da Dio, come sostiene sempre Marte Bernardi, la responsabile della promozione del cinema.

Il cinema è direttamente gestito dal parroco della chiesa, Don Massimo Setti, che considera, secondo me giustamente, l’attività cinematografica una specie di presidio culturale e di civiltà per la popolazione. Il cinema è gestito da due dipendenti del parroco: Mattia Della Casa, direttore artistico che, proprio quest’anno, compirà i 25 anni di attività, e da Marte (versione guerresca di Marta) Bernardi.

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“La donna elettrica” di Benedikt Erlingston

La presenza di “Marte” è veramente sorprendente in quanto per ogni film programmato e anche per ogni spettacolo nella giornata, la ragazza, essendo responsabile della promozione, presenta il film rallegrando il pubblico con tutta una serie di considerazioni che non sono solo cinematografiche ma oserei dire “cosmiche”.

La linea artistica di questi due operatori è particolarmente suggestiva perché hanno trasformato un cinema parrocchiale (uno dei pochi rimasti sulla Terra) in un cinema di prima visione, di seconda visione e anche con un’attenzione particolare a un settore nuovo che in passato era una piccola nicchia di mercato, oggi è sempre più emergente e riscuote un gran successo di pubblico: il documentario.

In questi anni il Cinema Galliera ha proposto alcuni film in prima visione che sono diventati dei cult del cinema contemporaneo. Il più importante fu “La isla minima”, film spagnolo del 2014 diretto da Alberto Rodríguez, un vero esempio, quasi un paradigma, del thriller contemporaneo. Per non parlare poi dell’ultimo film proposto, “Dio è donna e si chiama Petrunya”, della regista macedone Teona Strugar Mitevska, storia non tanto surreale del conflitto tra una società in cui la donna cerca di emergere naturalmente, scontrandosi contro i retaggi quasi medievali della controparte maschile.

Il cinema Galliera fa parte del circuito ACEC, Associazione Cattolica Esercenti Cinema, che nel 2019 ha compiuto 70 anni. Il circuito raggruppa tutte le sale parrocchiali d’Italia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Anche il cinema Galliera, facendo parte di questo circuito, accetta le regole della programmazione.

QUATTRO CHIACCHIERE CON MARTE BERNARDI E MATTIA DELLA CASA

Mattia Della Casa e Marte Bernardi

 

Ma qual è il segreto di questi due “eroi” della programmazione cinematografica contemporanea bolognese? Rispondono all’unisono, sia Mattia Della Casa, sia Marte Bernardi: “il nostro segreto è che cerchiamo di non fare le cose che non ci piacciono”.

Bene, rispondo io, ma come mai avete deciso di fare anche la prima visione?

“Ci siamo accorti in questi anni che molti film di qualità non venivano programmati né nella prima visione attuale, né dalle multisale, che hanno una programmazione tematica particolare. Allora abbiamo deciso di valorizzare questi prodotti un po’ esclusi dal mercato e quindi ci siamo addentrati su questo terreno, che sta dando degli ottimi risultati, come dimostrano i film che abbiamo programmato in questi anni.”

Rispetto alla vecchia pizza che veniva proiettata nel cinema, cos’è cambiato oggi col digitale?

“Indubbiamente il digitale ha comportato anche un adeguamento tecnico oneroso ma anche una maggior offerta per tutto il pubblico”.

Come sono oggi i meccanismi per programmare un film, c’è molta burocrazia o no?

“Più che altro, al di là del gestore, del programmista, dell’agente regionale esiste un conflitto di interesse tra gl intrecci della produzione e della distribuzione, che molte volte soprattutto per le grandi e potenti sigle si sommano, e quindi possono creare una spece di mercato protetto a danno delle produzioni e delle distribuzioni indipendenti, che noi comunque privilegiamo.”

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“La Isla Minima” di Alberto Rodriguez

Altri problemi del cinema?

“Mah, sono tanti: dall’adeguamento alle normative di sicurezza al problema del doppiaggio (che in Italia comunque ha una grande scuola), alla programmazione estiva dove di fatto vengono solo riproposti i film dell’anno e non i nuovi.”

I dati degli studiosi di cinema e degli organi di stampa che seguono i cinematografi nel mondo dicono che gli spettatori delle sale aumentano soprattutto in due Paesi: in Francia (dove il cinema è nato) e in Cina, il nuovo mercato, tanto emergente quanto immenso.

Ma secondo voi perché la gente non va più al cinema? È solo la questione della concorrenza televisiva con i vari marchi utilizzati oppure c’è dell’altro?

“Conosciamo molte persone che non hanno neanche la tv in casa, quindi secondo noi il problema non è neanche la concorrenza televisiva ma è che di fatto, con la vita frenetica e compulsiva che oggi attraversa tutta la nostra società, la gente non ha più tempo libero, oppure il tempo libero è contingentato e quindi alla fine molti stanno in casa e non escono, né per andare al cinema, né per andare a teatro”.

“Dio è donna e si chiama Petrunya” di Teona Strugar Mitevska

Cosa ne pensate dell’attività della cineteca di Bologna, che è diventata famosa in tutto il mondo?

“La cineteca di Bologna svolge un’attività meritoria, veramente eccellente nell’opera di restauro di tutti i film su cui interviene, avendo attivato anche collaborazioni con istituzioni in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Il biglietto da visita di questo pregevole intervento è proprio il Festival del cinema ritrovato, che si svolge ogni anno nella nostra città. Parallelamente la programmazione che viene fatta al cinema Lumière di recupero e riproposizione di vecchi film o di film meno visti è ottima. Troviamo invece assolutamente scorretta la proposta della programmazione di prima visione, che va in diretta concorrenza con le altre sale dell’Emilia-Romagna, compreso nel nostro piccolo, la nostra. Le sale in questione sono tutte private e hanno un forte rischio d’impresa. Il rischio di impresa della Cineteca non c’è, in quanto gode da anni di contributi pubblici che arrivano dallo Stato, dalla Regione e dal Comune, cosa che non accade per le sale private.”

E il documentario?

“Il documentario rimane uno dei nostri nuovi settori di investimento che riscuote sempre maggiore attenzione da parte di un pubblico che non si accontenta solo delle storie ma vuole anche avvicinarsi alla realtà in modo più documentato e critico”.

Lunga vita al cinema Galliera e ai suoi due “dioscuri”: Matteo e Marte.

 

La foto di Bologna in homepage è di Aneta Malinowska©

 Sito Ufficiale

Federico Grilli

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2 Responses to "Il Galliera, il cinema protetto dal Cielo"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto   26 Gennaio 2020 at 19:16

    Sui cinema parrocchiali manifesto i miei dubbi. Era raro che il film non si interrompesse per il salto della pellicola. Molte pizze arrivavano rovinate cioè mancavano sequenze di fotogrammi. Te ne accorgevi perché il dialogo perdeva di senso. Succedeva anche che proiettassero film alla rovescia oppure che sparisse il sonoro. Ammetto che, in questi casi, era un gran divertimento in sala, con urla e ingiurie spaventose all’addetto alla macchina. Ma di certo non si poteva parlare di fruizione reverente. Allora, se stavi guardando un film di Dracula non cambiava praticamente nulla, ma se stavano proiettando Giulietta degli spiriti di Fellini, il salto della pellicola era un flagello.
    Credo che il digitale abbia portato essenzialmente dei vantaggi. I film sono più stabili, si possono vedere quando ne abbiamo voglia, senza rompicoglioni, analfabeti decerebrati scorreggioni masticatori di pop corn coppiette logorroiche pivot del basket che ostruiscono lo schermo pensionati tristi con tosse o sternuti a hoc per sala cinematografica … Insomma il mito della ritualità del Cinema del passato nasconde una realtà fisiologica molto diversa. Andare a cinema era una discreta rottura di coglioni: file all’ingresso, posti scomodi, maschere arruolate dai bassifondi incapaci di relazionarsi. Nei parrocchiali c’era gnagno che con la sua cassetta piena di coca cola e liquirizie spadroneggiava con la sua pila puntata sulla faccia di chiunque lo guardasse, infischiandosene della corrente emozionale del film, a lui interessava vendere le sue schifezze. E non ho mai capito perché i deficienti avessero un bisogno assoluto bisogno di bere nelle situazioni più improbabili. Forse i lettori più giovani stenteranno a prendere sul serio quello che scrivo. Ma provate a pensarci, un cretino al numero 27 della fila alza la mano, gnagno come un pipistrello riesce a vederla e lo illumina con la pila; poi c’è da far arrivare la merce al deficiente con il simultaneo passaggio di denaro. Se disgraziatamente interviene il problema del resto, potete già dare per persi circa 2/3 minuti di pellicola. In un cinema parrocchiale stracolmo (diciamo alla domenica pomeriggio sul tardi) situazioni di questo tipo se ne contavano una mezza dozzina. Questo significa dai 12/18 minuti di film a trazione ottica e cerebrale ridotta. Per fare un paragone, è come se da un romanzo vi cancellassero 20% delle pagine. È vero che dopo la proiezione spesso c’era il dibattito…ma nessuna delle stronzate udite vi avrebbe mai restituito la parte di film che avevate perso o guardato da disturbati.
    Io sto quindi per la visione individuale o tiepidamente allargata a un piccolo pubblico, permessa dal digitale e dagli schermi televisivi oversize. La nostalgia del vecchio Cinema non riesco proprio a provarla.

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  2. Fabiola Cinque
    Fabiola Cinque   28 Gennaio 2020 at 18:51

    Care lettrici e cari lettori, da direttore di questa testata, intervengo con qualche chiarimento.

    L’articolo del nostro collaboratore Federico Grilli sul cinema Galliera ha già suscitato un dibattito, con interventi sia di Lamberto Cantoni, sia con precisazioni che ci arrivano proprio dalla direzione del cinema Galliera. Pubblichiamo la precisazione così come ci è arrivata integralmente. In riferimento all’attività della Cineteca e sulla questione dei finanziamenti pubblici: troviamo invece assolutamente scorretta la proposta della programmazione di prima visione di opere che si accostano più a un pubblico mainstream (commerciale). Per quanto riguarda poi l’annosa questione dei finanziamenti pubblici anche noi come privati percepiamo dei finanziamenti pubblici a sostegno della nostra attività, come previsti dalla nuova legge Cinema, come per esempio il riconoscimento del TAX CREDIT sulla programmazione, ma ovviamente questo contributo è direttamente proporzionale ai risultati che facciamo in sala. Quindi non è una voce certa di bilancio.
    Ringraziamo la direzione del cinema Galliera per queste doverose e opportune precisazioni, che integrano in modo ancor più esplicativo l’articolo dedicato alla loro attività.

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