Biografilm Festival, uno sguardo dal Cinema

Biografilm Festival, uno sguardo dal Cinema

BOLOGNA – Biografilm Festival, la kermesse cinematografica dedicata alle biografie e ai racconti di vita, è appena terminato. Ecco il nostro viaggio all’interno di una manifestazione tutta da scoprire.

Durante l’anno mi capita spesso di andare a visitare mostre d’arte, soprattutto in Italia, per musei pubblici o privati. Le esposizioni, che di solito trattano percorsi artistici completamente differenti l’una dall’altra, tendenzialmente sono belle e interessanti e contengono opere di indubbio valore. Ma al di là di questa considerazione onnicomprensiva, quando esco da una di queste visite penso sempre che ci sia un’opera e una sola per cui valeva la pena visitare la mostra. È evidente che si tratta di un’opera che ha un valore intrinseco superiore alle altre e, tendenzialmente, la individuo subito. Appena la incontro penso, quasi ad alta voce: ecco, per questo quadro valeva la pena venire a visitare la mostra.

Questo identico principio, però, lo applico anche ad altri eventi di carattere culturale. Così, tanto per essere chiari, vi dirò subito che quest’anno valeva la pena seguire il Biografilm per scoprire la trilogia dell’ “immenso” regista cileno Patricio Guzmán. I titoli presentati erano tre: “Nostalgia de la luz” (2010), “El botón de nácar” (2015, La memoria dell’acqua) e “La cordillera de los sueños” (2019, La cordigliera dei sogni). Quest’ultimo è stato presentato al Festival di Cannes di quest’anno e ha vinto anche il premio l’Œil d’or.

Guzmán
La cordillera de los sueños (2019), regia di Patricio Guzmán

Guzmán possiede la capacità straordinaria di riflettere sugli elementi naturali, quasi fisici, che compongono il suo Paese: l’acqua, il vento, la terra, la luce, il cielo, le stelle con una particolare attenzione alla Cordigliera, che attraversando tutto il Cile contiene anche tutti questi elementi. Riesce però a suscitare grande interesse anche quando estrapola singoli elementi. Per esempio: nella descrizione del deserto di Atacama, presente in Nostalgia della luz, ci racconta che in quel deserto, situato nel profondo sud del Cile, quasi al confine con la Terra del fuoco argentina, “non c’è acqua, non c’è una pianta, non c’è un animale e non c’è un insetto”. Le riprese, quasi tutte dall’alto, evidenziano una terra talmente brulla e talmente lunare dove l’unico elemento in movimento è il vento. Ne approfitta quindi per fare una riflessione di carattere anche politico, rispetto alla storia del Cile, che è stata lacerata dal colpo di Stato militare del settembre 1973. In quella terra così nuda e senza nulla, cosa poteva mai esserci? Un campo di concentramento dei prigionieri dei militari. Caduto Pinochet, a tutt’oggi sono ancora in corso le operazioni di ricerca e di recupero dei corpi dei prigionieri, perché i militari hanno alterato anche la regola “classica” che impone di restituire i corpi del nemico per avere degna sepoltura. Questo non è accaduto, perché i corpi sono stati nascosti ed occultati. La grande forza del regista sta proprio nel muoversi su due binari paralleli, dove da un lato c’è questa terra, quasi fosse un altro pianeta, e dall’altro una profonda ferita ancora aperta che la dittatura militare ha imposto al Cile per molti anni.

Biografilm Festival
Fabrice Luchini, Le Mystère Henri Pick (2019), regia di Rémi Bezançon

Tutto il cinema di Guzmán si intreccia e si snoda sul concetto del ricordo e della memoria, senza cui è impossibile non solo la sopravvivenza ma soprattutto la vita.

La riflessione sugli elementi naturali assume anche aspetti filosofici e poetici che possono inquietare lo spettatore per la drammaticità delle situazioni contrapposte. La posizione politica sulla dittatura militare scende nel cuore del dramma mettendo in luce tutti gli aspetti relativi proprio al ricordo, alla ferita creata e a una terra che, attraverso la Cordigliera, come colonna vertebrale, evidenzia attraverso gli elementi della natura i ricordi, i rimandi e i riferimenti alla durezza della vita reale. Un linguaggio cinematografico veramente ipnotizzante che non crea suggestioni effimere ma emozioni che portano lo spettatore a riflettere su quanto vede.

Guzmán
Scena tratta dal film Premières vacances (2018), regia di Patrick Cassir

In questi giorni ho letto un articolo sull’etologo Desmond Morris, che ha già più di 90 anni. La domanda che si pone Morris è cosa fare dei ricordi e siccome lui è in lutto da molti anni per la morte della moglie, ha deciso di privarsi di tutto ciò che parla di lei; quindi una linea esattamente all’opposto della teoria dei ricordi di Guzmán, come motore della vita che è presente non solo in tutti i suoi film ma in tutta la sua poetica di artista completo.

La sua opera si pone in sintesi tra “Cantico dei cantici” e “Il Libro di Giobbe”.

L’altro aspetto molto divertente e più ironico del Biografilm di quest’anno è stata la selezione dei film francesi, attraversati soprattutto dalla figura del grande attore Fabrice Luchini, che abbiamo visto in meravigliose performance come Alice et le maire del 2019 di Nicolas Pariser e Le Mystère Henri Pick di Rémi Bezançon nel 2019. Di grande spessore anche Celle que vous croyez del 2019 di Safy Nebbou, interpretato da una straordinaria Juliette Binoche. Per chiudere poi con le Premières vacances del 2018 di Patrick Cassir.

Al Biografim quest’anno sono stati proiettati oltre 100 film coinvolgendo ben 10 sale cinematografiche in tutta Bologna.

Un festival in continua crescita grazie al direttore artistico Andrea Romeo.

Federico Grilli

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