Intervista a Svevo Moltrasio: “Il mio video sulla quarantena? Spero abbia risvegliato un patriottismo sano”

Intervista a Svevo Moltrasio: “Il mio video sulla quarantena? Spero abbia risvegliato un patriottismo sano”

ROMA – Il nostro viaggio nel mondo di YouTube continua. Oggi conosciamo la storia  di Svevo Moltrasio, autore tra gli altri, del video “Non potevo nascere in un altro paese?” in cui parla a modo suo del tema quarantena e Covid-19. Con lui abbiamo parlato del suo percorso, delle sue passioni e del suo rapporto con la Francia, paese in cui ha vissuto per molti anni. 

Bergamo… per me Bergamo è sempre stata Forza Atalanta e Romani terùn, possibile che ora mi ritrovi a piangere per loro?. Inizia così il video che sta spopolando e commuovendo l’Italia in tempi di coronavirus. Porta la firma di Svevo Moltrasio, conosciuto per la webserie Ritals e per una sequela di video su YouTube che sfidano e irridono l’attualità, ma soprattutto fanno pensare. Fanno pensare ad esempio –  ed è il caso di Non potevo nascere in un altro paese? – a quante ineguagliabili bellezze dispone il Bel Paese, bellezze che ci mancano in tempi di chiusura forzata, ma a cui non facciamo caso nella quotidianità.


SVEVO MOLTRASIO: “LA FRANCIA? NON MI MANCA, MA VI DICO IN COSA I FRANCESI SONO PIU’ BRAVI DI NOI”.

Ciao Svevo, vorremmo cominciare questa intervista parlando del tuo passato. Sei conosciuto sul web per la serie Ritals insieme che racconta con ironia le vite di due italiani espatriati in Francia. Come mai ti sei trasferito a Parigi? E cosa ti ha spinto a condividere la tua esperienza sul web?

Mi sono trasferito un po’ per caso. La mia ragazza di allora, italiana, viveva a Parigi e io facevo fatica a lavorare nel mio ambito cinematografico a Roma. Ho allora deciso di andare a Parigi, ma l’idea era di restarci qualche settimana, mese, per stare un po’ con la mia ragazza, imparare la lingua e dare un occhio fuori. Non avrei immaginato di restarci poi 10 anni. Il web è stata giusto una piattaforma dove poter continuare la mia attività creativa/artistica. Lo scopo non era condividere la mia esperienza, bensi’ fare una serie comica sugli italiani a Parigi. Certo pescando anche dal vissuto in prima persona, ma Ritals è un’opera di finzione.

 Sembra che il tuo rapporto con i Francesi sia un po’ odi et amo, cosa ti piace di più dei cugini d’oltralpe e cosa ti fa più arrabbiare. 

In realtà non li ho mai odiati. Poi generalizzare ha poco senso. Nel complesso non posso dire di essermi riuscito ad integrare con loro. Nonostante tutti gli anni passati a Parigi, nonostante quasi 4 anni di relazione con una parigina, con la quale ho anche convissuto, tra gli amici che sono rimasti su che ancora sento, 8 su 10 sono italiani. L’aspetto che ho sempre apprezzato dei “parigini” rispetto agli italiani, è una certa apertura culturale, intellettuale, più internazionale e meno provinciale. Per fare un paragone: uno spettatore cinematografico medio parigino è al livello di un cinefilo italiano. La cosa che ho sempre poco sopportato è appunto la loro chiusura umana, la maniera diversa che hanno d’instaurare la confidenza, il dialogo.

Sembra che in Francia la cosa che ti mancava di più dell’Italia fosse il cibo (ricordiamo un divertentissimo video in cui fai una presentazione dettagliata alla tua commensale di tutte le specialità italiane) . Ora che sei tornato in Italia c’è qualcosa della Francia che ti manca? E se sì cosa?

 Mi mancavano il cibo e anche il sole. No, non c’è niente che mi manca della Francia o di Parigi. Certo, alcune abitudini mie quotidiane, gli amici, i ricordi di 10 anni che se ne sono andati. È inevitabile che ogni tanto affiori una normale forma di nostalgia. Ma non posso dire che mi manchi particolarmente qualcosa della Francia. Almeno non per il momento.

Da quando sei tornato in Italia e hai cominciato un progetto tutto tuo, tra le altre cose una nuova webserie Il Rimpatriato critico in cui recensisci tutti i film italiani usciti nelle sale e, per non parlarne male ti sforzi a tal punto che ti sanguina il naso. Sanguinamenti a parte, dicci quali sono secondo te due punti di forza del cinema italiano e quali due cose che proprio non vanno

Nel cinema italiano contemporaneo non vedo alcun punto di forza, se non quello di avere per fortuna alcuni autori che individualmente sono estremamente validi. Il livello medio italiano è di parecchio inferiore a quello francese. E secondo me manca proprio la lungimiranza, nonché probabilmente la competenza, nelle diverse categorie che muovono la produzione cinematografica. Poi la “nuova” generazione per ora mi sembra peggio della precedente. Ma non mi sorprende. È la mia generazione e la conosco da quando eravamo ragazzi, quando giravo per i festival coi cortometraggi. Vincevano sempre autori con corti per me poco validi. Molti di quegli autori ora fanno i film che, sempre dal mio modesto punto di vista, coerentemente sono altrettanto poco validi.

 Parliamo adesso del tuo ultimo video “Non potevo nascere in un altro Paese?”. Ti aspettavi che avesse così successo? Oltre al fatto che è un bellissimo video, pensi che gli italiani si scoprano più patriottici in un momento di sconforto?

Immaginavo potesse avere un po’ di visibilità, certo non fino a questo punto. In passato ho girato una web serie di successo, credo l’unica in Italia che abbia avuto buona visibilità. Per serie web intendo un racconto seriale che procede di episodio in episodio e di stagione in stagione. Insomma, nonostante tutto i miei video che ottengono maggiori risultati sono quelli che raccontano o una città, un esempio in questo senso sono i video su Roma o il nostro paese. Evidentemente il grosso pubblico web è attratto dalle nozioni storico/artistico/culturali che espongo in quel tipo di video. In questo caso specifico, sicuramente, come d’altronde ovunque, un momento di profonda difficoltà condiviso in tutto il paese, ha portato ad una reazione in qualche modo patriottica. Se presa nel senso buono – e non “sovranista” – e dovesse confermarsi anche una volta usciti da questa crisi, sarebbe un bellissimo passo avanti per il nostro paese.

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Paolo Riggio

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