Un laziale a New York: intervista a Giovanni Bartocci

Un laziale a New York: intervista a Giovanni Bartocci

MONDO – Com’è la vita di un tifoso di calcio nella Grande Mela? Cosa significa essere laziali a New York? Quali sono i consigli giusti per vivere bene a New York da emigrato? E che clima si respira nella Grande Mela tra Covid ed elezioni turbolente? A queste e molte altre domande, risponde Giovanni Bartocci, laziale doc fresco fresco di vittoria nel Derby della Capitale.

Maccarone, m’hai provocato e mo’ me te magno”. Leggendo la trama di Un americano a Roma, l’immortale capolavoro di Steno magistralmente interpretato da Alberto Sordi, non sfugge, quasi 70 anni dopo, una curiosa somiglianza tra il protagonista, Nando Moriconi, e Giovanni Bartocci. Chi è? È un giovane non tanto giovane (ci perdoni) ragazzo di Roma, tifosissimo della Lazio che qualche anno fa, a differenza del mitico Nando, a New York ci si è trasferito costruendosi una vita e alimentando le sue grandi passioni, ma soprattutto importando la romanità e, diciamocelo, anche un po’ di Italian Style.

A New York Giovanni si è intrufolato nella cultura americana, ma ha sempre lasciato un posto speciale per la sua Lazio, passione tramandatogli dal nonno.

Giovanni è un “caciarone”, uno che non sta mai fermo e a New York ci sta bene anche per questo. Ha aperto una trattoria, ha coltivato il suo amore per le motociclette e per la musica, ha creato un canale YouTube non-Profit –  Eagle NYC 79 – per stare vicino ai suoi fratelli laziali e invece di arricchirsi con quest’ultimo si è promulgato nella beneficienza.

Insomma, la sua è una storia che merita di essere raccontata.

Un laziale a New York
La Lazio del 1974 con lo Scudetto sul petto.

Ciao Giovanni, è un piacere averti tra le righe di MyWhere! Non possiamo partire con un tuo pensiero sull’ultimo derby. Come hai vissuto questa vittoria da New York? E cosa ti senti di dire ai cugini romanisti?

Ciao a tutti! Il piacere è mio! La vittoria di questo derby l’ho vissuta festeggiando con i ragazzi del Lazio Club NYC. Siamo un gruppo attivo da circa 4 anni a New York, siamo un’associazione no-profit che in 3 anni ha raccolto la bellezza di 50 mila dollari devoluti interamente in beneficienza. Tutto questo è stato ed è possibile grazie ai laziali che ci sono venuti a trovare e che ci hanno sempre sostenuto.

Sul Derby che posso dire? Molti dicono che da quel famoso 26 maggio 2013 (finale di Coppa Italia vinta dalla Lazio n.d.r.) il Derby non esista più ma è una bugia che noi laziali ci raccontiamo per sentire meno l’ansia. Beh, sappiate che da emigrato, questa partita la sento ancora di più. Come molti di voi hanno potuto constatare, a fine partita ho avuto una reazione diciamo poco british, ma per me questo è stato un anno molto difficile non solo per l’emergenza Covid ma anche per le vicissitudini che ha subito il mio locale qui a NY, completamente distrutto da due incendi. E poi, io di solito il derby me lo vivo a Roma oppure appunto all’interno del locale con i miei amici. La tensione era tanta e sono esploso. Spero mi capirete!

Una formazione dei biancocelesti che al termine del campionato 1986-87 furono soprannominati come gli Eroi del -9.

E cosa ti senti di dire ai cugini romanisti?

Ai tifosi giallorossi sportivi e veraci dico che mi dispiace, so come ci si sente a perdere malamente un derby e questo l’avete perso male visto che non c’è stata storia. Ai tifosi un po più “coatti” e faziosi dico: ma non ve siete imparati a non parlà prima della partita?

Pensi che la vittoria nel derby possa essere un punto di svolta per la stagione biancoceleste?

Io credo che questo gruppo negli ultimi 2 anni abbia sempre dimostrato che nelle partite importanti c’è sempre con la testa e con il cuore. Quest’anno abbiamo risposto presente nelle due sfide col Dortmund e con la Roma abbiamo dimostrato di che pasta siamo fatti. Spero che questo risultato ci aiuti a capire che siamo gli stessi dello scorso anno e possiamo fare ancora grandi cose.

Un laziale a New York
La Lazio scudettata del 1999/2000

Ci fai la tua top 11 del cuore della storia della Lazio?

A questa domanda non posso rispondere. Per me la Lazio è maglia e aquila e chiunque abbia vestito i colori biancocelesti ha un posto nel mio cuore. Non vorrei mai scegliere un nome, magari più recente, piuttosto che un altro. Non sarebbe giusto.

Ci parli del tuo canale YouTube? Cosa ti ha spinto ad aprirlo?

Premessa: se vivessi ancora in Italia probabilmente non avrei mai creato questo canale, mi sarei vissuto la mia passione insieme ai miei fratelli laziali. Vivendo a 7 mila km di distanza, YouTube poteva essere lo strumento perfetto per condividere la mia passione con i tifosi biancocelesti. I motivi però non si riducono a questo. Volevo comunicare ai ragazzi più giovani che cos’è veramente la Lazialità. La Lazio non è e non è stata solo Cragnotti o Immobile, è stata molto altro, penso ad esempio a Galleri, Chinaglia e Casiraghi, penso ai momenti difficili e agli spareggi per non retrocedere o per salire in Serie A vissuti al cardiopalma.

Il tuo canale ha anche uno scopo benefico…

Il motto della Lazio è “di padre in figlio”, io invece sono più “di nonno in nipote”. È stato mio nonno ad iniziarmi alla Lazio e mi diceva sempre di non lucrare mai sulla mia passione. È per questo che ho deciso che gli introiti del mio canale vengano indirizzati alla beneficienza. Quando YouTube qualche mese fa mi ha comunicato che il canale era entrato in monetizzazione, io e la mia crew che mi aiuta a gestire EagleNYC 79 abbiamo deciso di devolvere ad ogni 1000 euro raggiunti tutta la cifra a chi ne ha bisogno. Decideremo di volta in volta a chi devolvere. Ci sembrava giusto, siamo un canale no-profit… di caciaroni ma no-profit!

Un laziale a New York
Giovanni Bartocci, un laziale a New York. Foto dal profilo Instagram di Bartocci

Nel 2017 sei stato intervistato da Pif per il programma RAI “Caro Marziano” e hai strappato un sorriso a moltissimi telespettatori. Cosa puoi raccontarci di quella esperienza?

È stata una bella esperienza che ha fatto uscire un lato di me un po’ più guascone forse perché ero sulle ali dell’entusiasmo. Pif è un vero amico ed è stato molto divertente fargli vedere come si vive a New York. Da quel video si evince un dato di fatto: altro che movida, a New York si lavora e tanto. Ad ogni modo, non c’è niente da fare, New York è una metropoli incredibile ma con Roma e con l’Italia non c’è paragone. Non ci rendiamo conto delle bellezze che abbiamo e del nostro patrimonio culturale, io quando torno in Italia per le vacanze, ovunque vada rimango senza fiato.

La tua trattoria “homey” a New York. Ci racconti questo progetto?

Come dicevo pocanzi, il secondo incendio in un anno me l’ha portata via ma non molliamo, siamo laziali veri! I tifosi della Lazio hanno organizzato una raccolta fondi che è arrivata addirittura a 35 mila dollari per darmi una mano ma ho deciso di devolverli in beneficienza. Sulla trattoria posso dire che era un posto speciale, dove un italiano non poteva non sentirsi a casa. Cibo italiano, musica italiana, partite di calcio. Insomma, una piccola Italia a New York che vogliamo far rivivere e in primavera vi preannuncio che il Lazio Club non mancherà!

In America gli ultimi mesi sono stati davvero difficili tra pandemia e crisi politiche. Che clima si respira a New York in questo periodo?

Qui gli ultimi mesi sono stati davvero difficili e non nego ci sia parecchia tensione. La crisi politica va ancora avanti e speriamo che tutto finisca presto. Dobbiamo riacquistare serenità, imparare a rivolerci bene ed essere più umani possibile.

Che consigli dai ad un italiano che vuole trasferirsi a New York?

Allora ragazzi, primo consiglio: guardatevi una caterva di film in lingua originale con i sottotitoli, ormai non avete più scuse con tutte le piattaforme streaming che ci sono. La lingua è come la musica, per impararla e per comunicare, dovete capirne la musicalità. Quindi, film in lingua originale, e leggetevi tutti i testi delle canzoni inglesi, imparerete molto velocemente.

Poi un cenno alla lotteria per la green card, è gratis e se ve la fanno pagare vi stanno fregando. Infine, volere è potere. Daje!

COME SEGUIRE GIOVANNI BARTOCCI – EAGLE NYC 79

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Paolo Riggio

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