I Cancelli del Cielo: l’opera di Giovanna Mulas

I Cancelli del Cielo: l’opera di Giovanna Mulas

ITALIA – Dopo aver letto I Cancelli del Cielo, ho avuto la possibilità di intervistare l’autrice Giovanna Mulas, che ricordiamo è stata più volte candidata per l’Italia al Premio Nobel per la Letteratura. Il suo libro, edito da AG Book Publishing, è un inno al coraggio delle donne, contro ogni forma di violenza e umiliazione della dignità umana.

I Cancelli del Cielo: un titolo a doppio binario. Può intendersi come il limite fisico del convento nel quale Giona, la protagonista del romanzo di Giovanna Mulas, sceglie di chiudersi, e come punto di ingresso a un Paradiso simbolico, figurato, fatto di consapevolezza e riscatto. Un risorgimento necessario e difficile a cui, non di rado, l’esistenza ci chiama.

Nelle suggestioni di un’isola bella e selvaggia; tra le correnti di un mare che insegna la vita e che la vita, certe volte, si prende, nasce la storia di Giona. Scrittrice di fama, donna dolce e ribelle, madre affettuosa, la protagonista de I Cancelli del Cielo di Giovanna Mulas è costretta a fare i conti con la follia omicida del marito che, dopo la rottura del matrimonio, in preda a un’insana furia di possesso, tenta di ucciderla davanti agli occhi terrorizzati dei figli.

A seguito del trauma violento, e delle sue profonde ripercussioni psicologiche, Giona fa una scelta radicale, a mezzo della quale decide di chiudersi nel convento di Nuoro, abbandonando la carriera letteraria e frapponendo uno sbarramento tangibile tra se stessa e il mondo. Tuttavia, giuntale la notizia della morte imminente di Giacomo, il solo uomo che abbia mai veramente amato, la donna chiede il permesso di uscire, di valicare i cancelli del convento, per recarsi da lui un’ultima volta. A questo punto della storia, mi vengono in mente le parole di Severina, la strega dell’isola, che la Mulas, a pagina 70 de I Cancelli del Cielo, fa parlare così: “Tu non sei fatta per belare con le altre pecore e il tuo domani è già oggi, bambina. Aquila sei e sarai. Ascoltami bene […], d’amore si può impazzire, Giona mia, lo sai? Si muore, d’amore. Non dimenticarlo mai… ma vivilo, quello ti aspetta e ha girato il mondo cercandoti e immaginandoti… non sa che tu ci sei già… non lo sa, lo stolto!!! Ma sarà la vita a portarti da lui quando per lui la vita non avrà più senso e luce… Giona, Giona… soffrirai bambina… anche tu. E lui pure soffrirà come mai ha sofferto prima. Ma vivilo e fatti vivere”. 

È un passaggio carico, vibrante. Il mio cuore si è fermato, leggendolo, si è messo in pausa per poterlo assimilare con pienezza, e perciò lo ha scelto.

La vita, la morte, la violenza, l’amore. Sono temi che trovano declinazione profonda nell’opera di Giovanna MulasI Cancelli del Cielo – la cui scrittura ha qualcosa di impetuoso e mai domo, travolgente.

 

 

I Cancelli del Cielo
La scrittrice Giovanna Mulas, autrice de I Cancelli del Cielo. Foto di Fabio Collari

Dopo aver letto I Cancelli del Cielo, ho avuto la possibilità di intervistare Giovanna Mulas, che si è così raccontata alle pagine di MyWhere.

C’è qualcosa che vorrebbe dire alle giovani donne di oggi, a quelle che provano a costriursi un’identità solida, pertinace, e a chi vive rapporti difficili, deprezzanti del valore umano?

Parla una madre di sei figli, prima della ‘Mulas’. Fuggite la promiscuità ragazze, non mostratevi nude nei social cercando più ‘mi piace’… tutto è effimero, tutto è vanità. Non avete necessità di darvi in pasto a curiosi, ai pettegoli, ai depravati, e certi errori non basta una vita per pagarli. Gli esempi da seguire, per una giovane donna, non sono le donne rifatte o certe escort che si fanno passare per fashion blogger, ‘influencer’. Sciocchezze, ragazze, sciocchezze volte al non far pensare criticamente, a trasformare la donna ancora una volta in merce di scambio; comunque o sante o puttane, senza via di mezzo. SIATE VOI, accettatevi, amatevi nel bene e nel male, ma non perdetevi. Dubitate sempre delle strade troppo facili per il ‘successo’, e quanti promettono la luna domandando il corpo in cambio; e forse scoprirete che quel ‘grande agente’ si limita a preparare il caffè ogni mattina al noto presentatore. Chi vorrà davvero aiutarvi lo farà senza altri interessi. Non perdete voi stesse: valete molto più di quanto un sistema misogino vuole farvi credere. Cercate di studiare e ancora studiare, leggete e confrontate, soprattutto dubitate… è il dubbio che fa l’uomo. Lavorate per aprire la mente, viaggiatevi dentro, prima di aspirare a girare il mondo, coltivate un talento che vi faccia stare bene con voi stesse, e ognuno di noi ne ha uno… interagite con altre culture: sempre e solo conoscenza e dignità indicano l’autentico valore di una donna… il resto è un valore aggiunto.

Come definirebbe il coraggio?

Quella cosa che non sai di avere, fino a quando la vita non ti mette alla prova. Sovente chiamata eroismo da una società guasta; ché una comunità sana è quella che non necessita di eroi, e non li cerca.

Come si sente quando mette la parola fine alla stesura di un’opera? In che modo riconosce il momento in cui il libro è interamente compiuto, la storia narrata e perciò pronta a consegnarsi nelle mani dei lettori?

È il libro, la sua storia a dirmi che è il momento di chiuderla. Ai miei allievi amo dire che con un buon libro si fa l’amore; e come ogni bella storia d’amore, c’è un inizio e c’è una fine; nulla è eterno. Che poi alla fine ci si adatti alla buona, che sia chiusa da un crudele destino o voluta, è altro discorso. Un buon libro o meglio, la buona letteratura… la vera letteratura, quella che ci fa da specchio nei pregi come nei difetti, quella che fa comprendere all’uomo come non essere; parla, e cresce assieme a te. Riporrai l’opera in biblioteca, ricordando di riprenderla e forse sì, accadrà, magari dopo una decina di anni, e la troverai cresciuta, maturata assieme a te, oppure ancora irraggiungibile. Forse non esiste libro che già non sia stato scritto. Anche quelli non riportati su carta, vivono (…e immagino il mio Lettore sorridere, ora). Voglio credere che ogni libro esiste e resiste, e non è detto che lo faccia in una delle realtà all’umana portata. Vive attendendo quell’eletto visionario che riuscirà ad amarlo, ad ascoltarne la storia per riportarla su carta affinché anche il mondo, questo nostro mondo, possa finalmente conoscerne l’esistenza. 

Ha un romanzo nel cassetto al quale non è ancora riuscita a dare forma?

Ho parecchie idee buttate su carta nel corso degli anni e rimaste a metà, e a non tutte m’interessa mettere la parola Fine.

Al netto dell’unicità della vita di ognuno, quale cancello, secondo lei, bisogna assolutamente chiudere e quale, invece, lasciare sempre aperto?

Occorrerebbe chiuderci ad ogni evento che ci violenta la mente, ma non sempre quel cancello si riconosce in tempo, o si possiede la maturità per comprendere e prevedere quanto troveremo oltre. Del resto anche questo forma l’esperienza di un uomo, è la caduta necessaria alla risalita, alla crescita mentale. Al contrario penso sia necessario aprire ogni porta che conduce all’interazione con gli altri, con nuove culture e Paesi già tutte in noi e nel DNA, seppure smorzate da pregiudizi imposti, dai fisiologici plagi massmediatici. Lavorare costantemente di cultura per costruire quei ponti che ci facciano raggiungere uomini uguali a noi se non migliori, ponti che ci rendano disponibili al dialogo, all’abbraccio. È finalmente unita che voglio vedere quella Nuova, migliore Umanità per la quale in parecchi lavoriamo da anni tramite arte e cultura: un mondo davvero per tutti, senza più cancelli da aprire, senza più muri da abbattere.

I Cancelli del Cielo
Il LIBRO I Cancelli del Cielo, di Giovanna Mulas, edito da AG Book Publishing – € 14.25

 

NOTE BIOGRAFICHE

Giovanna Mulas è nata a Nuoro nel 1969. È membro onorario della Giornalisti Specializzati Associati (GSA), Milano; membro del World Poetry Movement (WPM); pluriaccademica al merito; tradotta in cinque lingue. Ha vinto numerosi premi letterari internazionali, tra i quali il Premio Internazionale per l’Arte e la Cultura Giosuè Carducci, Roma (2008); il Premio Mimosa d’Argento-Donna Sarda dell’Anno (2009); il Premio alla Carriera (Corona d’Alloro) dalla Regione Sicilia e l’EuropClub (2010); il Premio Internazionale alla Cultura dalla Città di Ostia (2011). Ha pubblicato, ad oggi, oltre venti libri tra narrativa, poesia e saggistica.

Nel 2011 ha presenziato, ufficialmente per l’Italia e prima artista sarda nella storia dell’evento, al Festival Internazionale di Poesia di Medellín.

Nel 2012 le è stata conferita la Laurea Honoris Causa in Lettere.

Nel 2013 la Giuria del prestigioso Sirmione Lugana / Circumnavigarte ha voluto onorarla col Premio Arte & Cultura.

Nel 2014 l’Accademia Internazionale Costantina di Arte & Cultura, in occasione dell’annuale Gran Galà di Natale, ha premiato il suo lavoro al Ministero della Difesa.

Nel 2015: nello storico Palazzo San Bernardino, a Rossano Calabro, è stata onorata col Riconoscimento Speciale “All’Impegno Civile e Culturale”; nell’affascinante cornice dell’antico Protoconvento Francescano di Castrovillari, è stata Testimonial del Focus Sardegna legato al I Festival Antropologico dei Popoli – XI Festa delle Culture.

Nel 2016 è stata onorata, presso il Centro Espositivo Elsa Morante in Roma EUR, col Premio Donna D’Autore per la Letteratura.

È stata designata al Titolo Onorifico di Dama dall’OSJ: Ordine Cavalleresco dei Cavalieri di Malta.

Già direttore dei periodici di poesia Isola Nera (in lingua italiana) e Isola Niedda (in lingua sarda), è stata direttore artistico degli stages di Scrittura/Teatro al Castello di Govone, Piemonte.

Ha ricevuto più volte la candidatura per l’Italia al Premio Nobel per la Letteratura.

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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