Biennale d’Arte Venezia: l’acqua va all’insù

Biennale d’Arte Venezia: l’acqua va all’insù

VENEZIA – La Biennale d’arte si sta prendendo la scena nella città lagunare ma l’organizzazione generale dell’evento non è delle migliori. Vi racconto la mia esperienza e cosa si potrebbe e dovrebbe migliorare.

 
Questo antico proverbio, di cui non conosco la provenienza, rende però perfettamente l’atmosfera e soprattutto l’organizzazione della 60a Biennale d’Arte Venezia inaugurata a metà aprile che resisterà fino a novembre nella splendida location veneziana. Anticamente, quando non esistevano le burocratiche regole imposte dall’Europa, si visitava la Biennale sia all’Arsenale, sia ai Giardini mostrando tranquillamente la tessera di iscrizione all’ordine dei giornalisti.
Ma quei tempi purtroppo sono finiti. Oggi bisogna accreditarsi attraverso un format (o come lo definisco io “sformat”) in cui bisogna rispondere a tutta una serie di domande che neanche l’Interpol si permette di fare in modo così invasivo. È quasi una scheda anagrafica di tutta la tua vita, con quesiti veramente assai bizzarri. Se passi il format, ti arriva poi l’accredito per visitare la Biennale d’Arte a Venezia. Un pass per la presentazione speciale alla stampa di tutto il mondo, per la durata di ben tre giorni.
Biennale Venezia 2024, foto dal loro sito ufficiale

Disorganizzazione

In quei tre giorni si sono accalcati tra i 4 e i 6000 giornalisti provenienti da ogni angolo della terra. Per visitare i padiglioni più interessanti o frutto di curiosità, si facevano file che neanche alla Posta. Neanche nelle Asl per le visite mediche si sono mai fatte. Mediamente mezz’ora di attesa, considerando il fatto che contemporaneamente erano ammessi ospiti istituzionali e tutti gli operatori presenti. Non sarebbe più semplice per evitare inutili stress allargare per i giornalisti la possibilità di visitare la Biennale a loro scelta e piacimento? Ma questa considerazione rientra nella logica!
L’aspetto più stressante dell’organizzazione è stato relativo ai trasporti interni. Per favorire la partenza dall’entrata ed arrivare fino al padiglione Italia o agli ultimi padiglioni, doveva essere in funzione un trasporto per le persone con quei macchinini che di solito vengono usati in un campo da golf. I macchinini c’erano ma non funzionavano in quanto gli addetti rispondevano che non potevano usarli per il trasporto delle persone.
Essendo io nella categoria dei “disabili”, per il mio intenso mal di schiena che mi rallenta la deambulazione, ho dovuto discutere e quasi litigare per convincere uno di questi autisti a portarmi agli ultimi padiglioni. Penso che le persone che hanno problemi di deambulazione debbano avere le medesime attenzioni rispetto a tutti i capitoli e le declinazioni del “politicamente corretto”, dove vengono contemplati in un elenco infinito sia i colori delle varie persone che provengono dai più svariati paesi, sia i generi sessuali più bizzarri, tradizionali e non.
Biennale d'Arte Venezia
Biennale Venezia 2024, foto dal loro sito ufficiale

Bisogna migliorare l’esperienza della Biennale d’arte Venezia

Posso fare i complimenti per i bagni nuovi ma devo arrendermi sempre all’evidenza delle file che si creano per l’utilizzo di questi servizi. Allo stesso tempo devo segnalare la non tempestiva pulizia dei medesimi. Se poi un visitatore volesse mai vedere da vicino l’installazione che fa parte dell’attuale Biennale, situata dall’altra parte della laguna interna, deve solo pregare che prima o poi arrivi un battello che copra quel tragitto, sia in andata sia in ritorno. Gli orari purtroppo di questo servizio non esistono.
Credo che sia più che mai necessario e urgente mettere mano a tutti questi disservizi organizzativi e faccio ufficialmente un appello al nuovo Presidente appena insediato, Petrangelo Buttafuoco, affinché intervenga per sanare questa imbarazzante situazione, perché, caro Presidente, una Biennale messa così non l’avevo mai vista in tanti anni che la frequento.
Facciata del Padiglione Centrale ai Giardini di Mahku un movimento di artisti brasiliani indigeni, un murale variopinto che racconta tante storie intrecciate dell’antica tradizione indigena.
Federico Grilli
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