Canova e l’antico: vi racconto in anteprima la mostra evento al MANN

Canova e l’antico: vi racconto in anteprima la mostra evento al MANN

NAPOLI – Bisognerà aspettare il 28 marzo per vedere la mostra Canova e l’antico al MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Intanto, vi do qualche anticipazione per organizzarvi, così che possiate venire in questa città in primavera. Sarà un evento unico nel suo genere, attesissimo, di caratura internazionale: percorrerà l’innovazione del genio visionario di Canova, la cui arte ha tracciato un ponte con le opere classiche, tra l’antico e la modernità.

Si è tenuta ieri, venerdì 8 febbraio, nella Sala del Toro Farnese del MANN, la conferenza stampa della mostra Canova e l’antico alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli. L’esposizione, che aprirà al pubblico dal 28 marzo al 30 giugno, è copromossa dal Mibac – Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo ed organizzata insieme a Villaggio Globale International. La mostra Canova e l’antico, realizzata in collaborazione con Ermitage Italia, è sostenuta dalla Regione Campania e ha conseguito i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa.

La rassegna Canova e l’antico si inserisce nel protocollo di intesa quadriennale che, il 10 novembre 2016, Paolo Giulierini Direttore del MANN – Michail Piotrovskij Direttore del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo Massimo Osanna Direttore della Soprintendenza Pompei alla presenza dell’allora Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, e con l’organizzazione generale di Villaggio Globale International, ratificarono allo scopo di concretare un programma di collaborazione culturale e scientifica tra le rispettive Istituzioni.

“L’internazionalità delle relazioni e dell’immagine del MANN è stato uno degli obiettivi che mi sono posto fin da quando ho assunto la direzione del museo napoletano, che vanta collezioni straordinarie. Collaborare con istituzioni prestigiose come il Getty Museum o l’Ermitage non è solo un onore, ma il riconoscimento di una nuova politica culturale di sviluppo e, nel contempo, un enorme stimolo per la ricerca e la salvaguardia, le scelte gestionali e la valorizzazione” spiegava, a tal proposito, Paolo Giulierini.

Canova e l'antico
Conferenza stampa della mostra Canova e l’antico tenutasi nella Sala del Toro Farnese del MANN

Canova e l’antico è un appuntamento imperdibile, intorno al quale incalza un’attesa febbrile. La mostra è resa possibile dagli eccezionali prestiti concessi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal grande Museo sulla Neva che, diretto da Michail Piotrovskij, vanta un’area interamente dedicata al Maestro italiano. La galleria dell’Ermitage di San Pietroburgo, all’interno della quale confluiscono le opere di Canova, costituisce il più importante complesso di marmi canoviani al mondo e, di questi marmi, “presta” un nucleo di sei al MANN: la testa del Genio della morte (1798 – 1805); la Danzatrice con le mani sui fianchi (1811 – 1812); L’Ebe (1800-1805); L’Amorino alato (1797); il gruppo marmoreo di Amore e Psiche Stanti (1800 – 1805); Le Tre Grazie (1812 – 1817), ma anche la statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev, e l’Apollo che si incorona del Getty Museum di Los Angeles. Accanto a questi, ricongiunti nel Salone della Meridiana, la Maddalena penitente da Genova, il Paride del Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, e alcuni raffinati gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno; o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, ambedue da collezioni private, e le 34 tempere su carta a fondo nero, conservate nella casa natale dell’artista, esposte tutte insieme dopo un delicato lavoro di restauro. Il progetto prevede un importante catalogo edito da Electa.

Il binario a doppia percorrenza tra Canova e l’antico, tra la modernità, l’innovazione del suo genio visionario e le grandi opere classiche costituisce il paradigma dell’intera rassegna, la voce narrante di questo racconto esclusivo a cui il pubblico potrà assistere nelle sale del MANN.

Canova e l'antico
Collezione Farnese del MANN

“L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni” è una definizione che ricorre spesso quando si parla dello scultore veneto, e che gli calza addosso come un guanto, ammesso che sia possibile contenere, nel perimetro di una definizione, il suo talento senza tempo. “Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili” diceva lo storico d’arte e archeologo tedesco Winckelmann: a questo memento, Canova è rimasto fedele lungo tutta la sua carriera.

La scelta di realizzare la mostra Canova e l’antico al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli – sul cui scalone monumentale si erge, non a caso, la statua canoviana di Ferdinando IV di Borbone – è coerente e perfettamente in linea col componimento dialogico tra Antonio Canova e la classicità. Canova ebbe, con Napoli, un imprinting profondo e precoce, dal quale nacque un legame importante. Durante il suo primo viaggio nel capoluogo partenopeo, infatti, egli ammirò i marmi farnesiani che aveva studiato a Roma e che furono trasferiti a Napoli per volontà del Re borbonico: Amore Farnese, ad esempio, prototipo per l’Amorino alato Jusupov, e il gruppo di Atamante e Learco (o Ettore o Troilo), avvio per il gruppo di Ercole e Lica. Era il 27 gennaio 1780: l’artista aveva solo ventitré anni. “Il desiderio di conoscere le antichità “ercolanesi” e di Paestum” fu alla base del viaggio che condusse Canova in terra campana, come ci spiega il Professor Giuseppe Pavanello – uno dei massimi esponenti in materia – che ha curato la mostra Canova e l’antico. Lo scultore visita – racconta ancora Pavanello – la galleria di Capodimonte e il Museo di Portici, non si fa mancare l’escursione sul Vesuvio, il 14 febbraio giunge a Pompei, a Salerno e a Paestum e, infine, stipula un accordo con Francesco Berio, nobile genovese trapiantato a Napoli, per scolpire, com’era già nelle intenzioni di Canova, il gruppo in marmo Adone e Venere. Quanto alla statua di Ferdinando IV di Borbone, collocata in una nicchia dello scalone del Museo archeologico, la sua creazione fu interrotta nel 1806, con l’ascesa al trono napoletano della dinastia Bonaparte, e ripresa nel 1815, allorquando il legittimo sovrano tornò al potere col nome di Ferdinando I re delle due Sicilie. Ultimata quattro anni dopo, approdò a Napoli, via mare, nel 1819 e, nel 1821, trovò la sua sistemazione nell’allora Museo Borbonico, che oggi conosciamo come MANN.

Il percorso espositivo di Canova e l’antico prevede la presentazione di oltre 110 opere di Antonio Canova: 12 marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere affiancati alle raccolte del MANN. Contemporaneamente, a partire dal 5 aprile 2019, e nella logica della sinergia con l’Ermitage che il protocollo di intesa quadriennale ha sancito, si terrà, a San Pietroburgo, l’esposizione Pompei. Uomini, dei ed eroi, con la presentazione di importanti reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dal Parco Archeologico di Pompei. Un progetto, dunque, capace di valorizzare il patrimonio artistico e culturale comune a due città apparentemente lontane.

Ieri, mentre passeggiavo per le strade del centro storico in direzione del MANN, mi sono fermata a fare colazione. In quel clima di allegra convivialità, che si genera spontaneamente nei caffè napoletani, un signore mi ha chiesto dove fossi diretta. Al Museo Archeologico – ho risposto – per la presentazione della mostra Canova e l’antico che parte il mese prossimo. L’uomo mi ha sorriso. L’arte è bella, non trovate? ha continuato. Sì, l’arte è bella. L’arte è bellissima e ci salva. Nelle sale del Museo, circondata dalle sculture delle collezioni permanenti, erette sopra i piedistalli, ho pensato alle mani degli uomini che, per quanto grandi possano essere, restano sempre infinitamente piccole se paragonate all’imponenza delle opere che creano. Eppure, a dispetto di questa sproporzione oggettiva, sono capaci, con dovizia e delicatezza, di partorire dal nulla capolavori che resistono al tempo, sopravvivono alla dimenticanza, ci obbligano ad alzare la testa, a sollevare gli occhi e a spalancarli, attoniti davanti a tanta bellezza. Pensavo alle mani di Canova ieri mattina, al miracolo delle sue mani quando ha donato al mondo Amore e Psiche. Lo immaginavo passare per i vicoli della mia terra, quelli lungo i quali io stessa stavo camminando, e ho sentito forte la voglia di assistere alla mostra, il 28 marzo, insieme a mio padre, quando la primavera sarà ormai arrivata e le tracce del passato inverno cominceranno, lentamente, a scomparire.

Photo Gallery Copyright GIORGIO ALBANO 

 

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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