Eva Pevarello, da X Factor al grande successo

Eva Pevarello, da X Factor al grande successo

ITALIA – Eva Pevarello, viso pulito, due occhi luminosi e un bel sorriso. L’ho raggiunta per porle qualche domanda sul successo crescente, sull’appena conclusa esperienza di X Factor che l’ha vista classificarsi terza sul podio, sul suo modo di essere e sui suoi progetti futuri. Attesissimo il suo primo album d’inediti che uscirà a settembre e apprezzatissime dal pubblico le esibizioni che stanno aprendo alcune date del nuovo tour di Carmen Consoli, “Eco di sirene”.

Eva, “Voglio andare fino in fondo”, oltre ad essere il titolo del tuo primo inedito, è anche una personale aspirazione, l’obiettivo del tuo progetto artistico?

Diciamo che “Voglio andare fino in fondo” è un po’ la mia filosofia di vita, nel senso che in tutte le cose che faccio e in tutte le strade che intraprendo tendo sempre, per l’appunto, ad andare fino in fondo. Lotto tantissimo per le cose a cui aspiro, per le mie passioni, per le mie idee e quindi diciamo che mi rappresenta perfettamente questa canzone.

Nella vita fai la tatuatrice, la tua passione per il canto c’è sempre stata, da dov’è nata, immaginavi questa potesse diventare una professione?

Non ho mai immaginato che potesse diventare una professione perché non ci ho mai creduto così tanto. La passione è nata quand’ero piccolissima, ho sempre cantato, a due anni già lo facevo, sapevo tutte le canzoni di Sanremo a memoria; ho sempre avuto quest’amore anche perché sono nata in mezzo alla musica, mio papà è cantante e musicista, perciò l’ambiente mi ha stimolato. Poi ho smesso di cantare per un bel po’ di tempo per una serie di cose che sono successe, alcune delusioni, finché ho partecipato ai provini di X Factor. Lì ho preso tutto con tranquillità, sono andata per gioco, per divertimento, non con l’intento di entrare ad ogni costo nel programma, qualsiasi risultato mi sarebbe andato benissimo. Però è andata, ed è andata super bene, io non mi aspettavo nemmeno di entrare ad X Factor figuriamoci di arrivare in finale. Per me è stata una bella sorpresa, una grande novità.

Avere grandi artisti, come Manuel Agnelli, Giuliano Sangiorgi e Carmen Consoli, che perorano la tua causa come ti fa sentire?

Mi fa sentire molto fortunata. La cosa che dico sempre è che mi è andata veramente benissimo perché tutte le cose sono capitate al momento giusto, nella maniera giusta e con le persone giuste perché se non avessi avuto Manuel sicuramente non sarebbe andata così, se alla finale non avessi cantato “L’ultimo bacio” con Carmen adesso non starei aprendo molti dei suoi concerti probabilmente…tante cose, anche il mio primo brano scritto da Giuliano…sono tutti nomi importanti di cui ho moltissima stima quindi per me è davvero un onore e penso che, sì la bravura ovviamente ci vuole, ma ci vuole anche, ripeto, un po’ di fortuna e io ne ho avuta molta e di questo sono contenta.

Tra dieci, quindici anni, come ti vedi e, soprattutto, se dovessi diventare ancora più famosa, magari anche oltre lo Stivale, pensi di conservare questa tua bellissima qualità che è l’umiltà che non tutti gli artisti possiedono?

Sicuramente la conserverò comunque vadano le cose perché è parte del mio carattere, è parte di me e non credo potrò cancellarla anche perché ho 27 anni e non 12 per cui difficilmente a quest’età si cambia. Tra quindici anni non lo so dove sarò, io, come ho detto anche prima, in tutte le cose che faccio ci metto l’anima e il cuore però non aspiro a diventare una star iper famosa, non me ne importa niente di quelle cose lì, sono sincera. Il mio obiettivo è quello di riuscire a fare della buona musica, poi che piaccia a dieci persone o a diecimila per me è uguale. La mia soddisfazione deriva dal fatto di fare qualcosa di mio che riesce ad arrivare alle persone.

Meglio cantare in inglese o in italiano?

Io preferisco cantare in italiano sinceramente anche se mi piace moltissimo anche farlo in inglese. Diciamo che se devo scrivere, lo faccio in italiano. Mi piacerebbe portare in Italia un genere che ancora non ha molto piede, qui o sei pop o non fai niente ed è sbagliato. Io non voglio diventare una cantante pop, la musica è fatta di mille generi diversi.

A settembre uscirà il tuo primo album d’inediti, ci saranno canzoni scritte da te o sono scritte tutte da altri artisti? Non so se puoi rivelarci qualcosa…

Ci stiamo lavorando, siamo all’inizio. Ci sarà sicuramente qualcosa scritto da me, non so ancora dirti quanti pezzi, in quale maniera verranno scritti, ma la mia mano non mancherà. Ovviamente, essendo all’inizio, non ho la presunzione di scrivermi un album da sola, al momento non sarei in grado, ho appena iniziato questo percorso e piano piano devo crescere e imparare. Proverò a scrivere e vedremo se funzionerà, senza dubbio mi farò dare una mano da qualcuno perché è giusto così.

In passato hai già scritto delle canzoni, facevi parte di un gruppo musicale, giusto?

Sì, c’è stato un periodo, dieci anni fa, quando avevo 16 anni, in cui scrissi una raffica di pezzi, uno dietro l’altro, ma quei brani non mi rappresentano più e li ho messi da parte, dai 16 ai 27 anni ne passa di acqua sotto i ponti! Mi piacerebbe ricominciare a scrivere da adesso, con questa nuova vita, partendo da questa nuova Eva.

Durante X Factor hai cantato brani appartenenti a diversi generi musicali, qual è quello che più ti appartiene e quali sono i tuoi modelli artistici?

Tutti i brani che ho interpretato alla fine mi son piaciuti, magari all’inizio, quando Manuel me li assegnava, per alcuni non è stato subito amore. Ma mi sono messa molto in gioco con generi diversi e questo lo devo a Manuel che mi ha fatto lavorare tantissimo. Ho scoperto tante cose di me che prima non conoscevo anche perché per paura e per timidezza non provavo nemmeno a fare determinate cose. Sicuramente uno dei brani che mi è piaciuto di più di quelli che mi ha assegnato Manuel è stato “Don’t wanna fight” degli Alabama Shakes, mi è piaciuto veramente tantissimo, poi è una canzone anche difficile dal punto di vista vocale e non pensavo di riuscire a prendere quelle note e invece ce l’ho fatta e ne sono felice. Ma la canzone che preferisco, a parte il mio inedito, è quella che ho scelto alla semifinale “Appletree” di Erykah Badu, quella rappresenta un po’ il mio mondo musicale.

Puoi descriverci la sensazione che provi quando canti su un palcoscenico e quello che senti di trasmettere al pubblico?

Quello che trasmetto non lo so, non canto mai con l’intenzione di trasmettere qualcosa, semplicemente mi lascio andare. Sul palcoscenico sono sempre agitatissima, sento il cuore che batte velocissimo, avverto tanta emozione. Prima di salire sul palco sono sempre nel panico totale, magari a volte questo può penalizzare la precisione vocale però dal mio punto di vista un bravo cantante non è quello che esegue le note perfettamente, che non fa nessun errore ma è quello che riesce ad emozionare perché si emoziona lui stesso cantando ed è questo che fa della musica un’arte. Ci sono tanti cantanti bravi al mondo (anche molto più di me) ma è l’emozione che sono in grado di trasmettere ciò che ne fa emergere solo alcuni.

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Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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