I Giovedì dell’Accademia dalla cultura all’avanguardia tecnologica

I Giovedì dell’Accademia dalla cultura all’avanguardia tecnologica

FROSINONE – Giungono al termine gli appuntamenti dei Giovedì dell’Accademia di Belle Arti, tenutisi nella sede del Palazzo Tiravanti a partire dal 2 Febbraio. Dopo una kermesse di  personaggi di primo piano del mondo del giornalismo, dell’arte e dello spettacolo come Walter Veltroni, Eleonora Danco, Marco Tirelli, Patrizio Rispo, Pupi Avati, Ambra Angiolini, Giovanni Minoli, Hidetoschi Nagasawa, Claudia Gerini e PIF, chiuderà quest’edizione della manifestazione culturale l’attesissimo iCub, l’androide bambino che apprende cose nuove e simula emozioni

Non solo grande fermento politico per il capoluogo di provincia ciociaro, che il prossimo 11 Giugno sarà chiamato alle urne per scegliere tra la continuità dell’attuale amministrazione Ottaviani e altri cinque candidati (Fabrizio Cristofari del PD, il pentastellato Christian Bellincampi e i due blocchi civici guidati da Stefano Pizzutelli e Giuseppina Bonaviri e il cadidato Casa Pound Fernando Incitti). Un pari fervore culturale è palpabile a Frosinone da almeno un anno, con il moltiplicarsi di eventi e progetti urbanistici che puntano a ripensare gli spazi della città in un’ottica nuova e all’avanguardia. Il sindaco uscente è convinto che il concetto di urbanistica come sinonimo di edilizia sia superato e che esso debba piuttosto essere associato alla rigenerazione del territorio. Esempio pratico ne è il nuovo progetto pensato per l’attuale area dello stadio comunale Matusa, nel cuore cittadino, contestualmente al completamento del futuro Benito Stirpe, nuova casa della squadra dei canarini. La realizzazione della nuova area green va in netta controtendenza rispetto a un precedente project financing, in voga fino al 2012, che contemplava un’idea di riqualificazione della zona con palazzoni di cemento armato.

Urbanizzazione green e intelligenza artificiale. Il futuro secondo l’Accademia di Belle Arti di Frosinone.

2017_giovedi_cartolinaPer la realizzazione di questo ambizioso progetto, che aveva già incontrato il favore della cittadinanza in un referendum del 2005, il Comune di Frosinone ha deciso avvalersi del contributo dell’Accademia di Belle Arti.
Nei mesi scorsi è stato riservato agli studenti ed ai docenti della storica istituzione di Palazzo Tiravanti un concorso di idee, da cui sono scaturite ipotesi progettuali, concettuali e filosofiche condensate in una quindicina di bozze di progetto, presentate in un workshop alla presenza dell’assessore Rossella Testa. Il nuovo concept del Parco Matusa prevede piste ciclabili, camminamenti pedonali, aree gioco e un anfiteatro, riconvertendo l’attuale tribuna centrale in cemento per pubbliche rappresentazioni. Una promessa che, a breve, potrebbe diventare realtà, grazie alla disponibilità di 500.000 euro.

Non si tratta dell’unico impegno che vede protagonista l’Istituto di alta formazione artistica frusinate, coinvolto in alcuni importanti eventi cittadini, come il recente trentennale del CAMEF, in cui erano presenti alcune studentesse che hanno tenuto un workshop artistico per i bambini.

Giovedì Accademia
L’incontro con il regista Pupi Avati ai Giovedì dell’Accademia

Una delle più significative attività realizzate dall’Accademia di Belle Arti di Frosinone è stato il fortunato ciclo di incontri intitolato I Giovedì dell’Accademia, che già da alcune edizioni si sta dimostrando uno dei momenti più importanti dell’attività didattica: un emozionante dialogo con artisti, critici, ingegneri, registi, attori, conduttori televisivi, che attraverso il personale racconto della propria esperienza, offrono in modo informale la loro lucida interpretazione della realtà contemporanea.

Anche per quest’anno le proposte dall’Accademia, che noi di MyWhere abbiano seguito attentamente constatandone il pregio, hanno spaziato dalle arti visive alle discipline dello spettacolo, dall’alta tecnologia al giornalismo. A partire dal 2 Febbraio il territorio frusinate ha avuto la possibilità di ascoltare da vicino la testimonianza di una kermesse di personalità di primo piano: Walter Veltroni, Eleonora Danco, Marco Tirelli, Patrizio Rispo, Pupi Avati, Ambra Angiolini, Giovanni Minoli, Hidetoschi Nagasawa, Claudia Gerini, PIF e iCub.

Pomeriggi ricchi di riflessioni sulla cultura, l’arte e l’attualità, da prospettive inedite. Durante il quinto incontro del calendario, il 27 Aprile, una delle più vivaci intelligenze del panorama italiano e internazionale ha raccontato con tutto lo spirito ironico e coinvolgente proprio della sua terra bolognese le aspirazioni e le conquiste di una classe sociale che non ha il successo a portata di mano. Alludiamo ovviamente a Pupi Avati, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore, autore di una sterminata filmografia e con una carriera ricca di riconoscimenti importanti. Una testimonianza intensa e vera, di quelle che non si crederebbe mai possano arrivare da chi ce l’ha fatta e cammina in un mondo dorato. Il regista emiliano ci ha riportato agli anni in cui un gruppo di ragazzi con in tasca pochi soldi ma la forza scalpitante di rincorrere i sogni, diedero inizio alla loro avventura nel mondo del cinema. Un’avventura che non avrebbe risparmiato loro delusioni cocenti e momenti in cui tutto sembrava finito prima di cominciare. A rendere incredibile la storia di Pupi Avati era soprattutto la somiglianza con quelle favole metropolitane costellate da segni del destino e presenze intangibili che ti dicono che non cadrai, non quella volta, anche se credi di essere spacciato. Questa la chiave di lettura delle circostanze che portarono un lieto fine per un amore sulla carta impossibile, ma che nella realtà ha da poco festeggiato i cinquant’anni di matrimonio. Ancora questa la chiave di lettura dell’ascesa nel mondo del cinema, che pareva destinata a rimanere miraggio dopo primi esperimenti disastrosi, umiliazioni e porte sbattute in faccia, sino a un nuovo incontro col destino, che aveva un nome famoso: Ugo Tognazzi. Da qui in poi una carriera in salita, film di successo e soprattutto una lezione per noi da portare nel cuore.

Giovedì dell'Accademia
Il Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone Luigi Fiorletta che premia il regista Pupi Avati al Giovedì dell’Accademia

Durante questo ciclo di Giovedì abbiamo avuto prova di quanto molti dei protagonisti invitati siano stati in anticipo rispetto al loro tempo. In particolare, durante l’incontro dell’11 Maggio con Giovanni Minoli si sono ripercorse alcune tappe salienti del giornalismo italiano di qualità. Minoli è stato infatti autore di trasmissioni come Mixer, rotocalco televisivo di attualità, cultura e spettacolo andato in onda su rai 2 dal 1980 sino quasi al 2000 ed è stato un grande innovatore dei programmi di informazione. Famosi restano i faccia a faccia con personaggi celebri o protagonisti di scoop televisivi dopo esser balzati agli onori della cronaca. Riavvolgere il nastro della sua carriera giornalistica è stata l’occasione per il noto volto Rai di affrontare l’attualissimo tema della manipolazione dell’informazione, possibile sulla carta stampata come alla radio, ma molto meno nei faccia a faccia, una delle poche circostanze in cui l’intervistato può utilizzare la parola secondo la propria intenzione, senza possibilità di tagli e montaggio in post-produzione. Da qui alla post-verità di cui oggi tanto si parla il passo è stato breve: già nel 1990 infatti Minoli realizzò per Mixer un falso servizio provocatorio sui presunti brogli accaduti durante il referendum del 1946, in cui si votò per scegliere tra la monarchia e la repubblica. Quel servizio, ha raccontato il giornalista, suscitò grande scalpore e fu motivo di rischio personale per lui, ma ebbe l’intento di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di aumentare la propria facoltà critica a fronte di mezzi sempre più avanzati che nel mondo della comunicazione possono unire il vero al falso dando luogo al verosimile, che pur risultando credibile costituisce una manipolazione totale della realtà.

Notevoli anche gli altri appuntamenti di questo calendario di Giovedì, che si concluderà l’8 Giugno con uno sguardo verso il futuro più avveniristico, che sembra però già qui. Protagonista dell’ultimo attesissimo appuntamento sarà infatti l’intelligenza artificiale di iCub – the humanoid robot.  iCub è l’umanoide più completo sulla faccia della Terra, perché il suo cervello è progettato per apprendere ed evolversi e può simulare emozioni. Se fa bene qualcosa le sue luci mimano un sorriso, mentre se sbaglia, cosa che accade quando tenta di compiere azioni per lui nuove, si intristisce e riproverà altre volte prima di imparare.
I presupposti sono quelli dell’I.A. raccontata da Asimov e regolata dalle famose leggi della robotica che dovrebbero metterci a riparo dalle paure distopiche dei film di fantascienza. Il prossimo ospite dell’Accademia di Frosinone è un cucciolo di robot, alto 1,04 metri e con un peso di circa 25 kg. È nato una decina d’anni fa da un team di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, grazie anche al supporto dell’Unione Europea, e possiede caratteristiche ritenute fino ad allora impensabili per un automa. Infatti oggi oltre 30 esemplari di iCub sono presenti nei laboratori di ricerca sull’intelligenza artificiale in Europa, Usa, Giappone e Corea del Sud.

Se volete conoscere più a fondo questa bella realtà, vi segnaliamo l’intervista al Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone Luigi Fiorletta.

Intanto noi non perderemo l’incontro finale del ciclo di Giovedì frusinati, in cui l’Accademia ha confermato il suo ruolo strategico per il territorio.

E voi?

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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