Livio Billo: Restituzioni urbane e di natura

Livio Billo: Restituzioni urbane e di natura

PADOVA – Restituzioni urbane e di natura è il titolo della mostra inaugurata allo SPAZIO BIOSFERA con opere pittoriche di Livio Billo che saranno esposte solo fino al 28 aprile 2018.

Il lavoro di Livio Billo (Legnago, 25-4-1952) artista “pittorico” è una sorpresa. Conosciuto come teorico e docente nell’ambito della moda e dell’arte rivela una faccia nascosta, seppur sempre da lui evocata, della sua versatilità.

Non solo profondo conoscitore e sapiente divulgatore dei linguaggi dell’arte figurativa, l’artista si rivela anche un raffinato comunicatore attraverso un proprio, personale, linguaggio visuale. Una passione per la pittura che nasce da autodidatta molto tempo fa, poi sopita e accantonata, e che negli ultimi tre anni ha trovato la forza di emergere e sbocciare nella mostra Restituzioni urbane e di natura inaugurata a Padova.

Vista della mostra
Vista della mostra

È evocabile un chiaro parallelo con la figura di Gillo Dorfles (1910-2018) che ha oscillato sapientemente tra il mondo della critica e una personale produzione artistica, proprio come il Nostro. E non è forse un caso che fu Dorfles a scrivere nel 2003 la prefazione ad una pubblicazione dello stesso Billo.

Ma tornando alla mostra, è lo scritto che Caterina Limentani Virdis ha redatto che ne spiega magistralmente la poetica e detta le linee di lettura: «La mostra si apre con un singolare autoritratto eseguito dall’autore nel 1975. Il titolo, che ci dice tutto, è Io, Orlando e in effetti il soggetto è un giovane che monta un cavalluccio di legno aggettante verso lo spettatore per alcune decine di centimetri oltre il limite del quadro. Il personaggio è un perfetto cavaliere senza macchia e senza paura, che attraversa le foreste e adempie al suo voto di difendere i deboli e di combattere le ingiustizie del mondo. Cavalcando un giocattolo.

Io, Orlando,1975
Io, Orlando,1975

L’attenzione di Livio Billo per la sofferenza del creato e della società è stata sempre presente nelle sue opere. Carlo Marcantonio, nel 1979, ha parlato delle sue tematiche “impegnate”; Sileno Salvagnini, nel 1989, vi ha rilevato un’eco di tragicità esistenziale.

E in effetti un’inquietudine profonda, tarda erede della tradizione espressionistica, attraversa e fa stormire nervosamente i suoi pur incantati paesaggi, come ad esempio Autunnale Euganeo (2018), interamente costruito con quelle minute spatolate che, come anche in altri dipinti, creano gorghi e risucchi, come se un vento irrispettoso le agitasse. Oppure Crepuscolare dolomitico (2016), con un’inversione dell’enrosadira che propone un rapporto cielo-montagna tutto emozionale, memore dei Fauves.

Autunnale Euganeo, 2018
Autunnale Euganeo, 2018
Crepuscolare dolomitico, 2016
Crepuscolare dolomitico, 2016

Ma la sollecitudine morale scatta in maniera ben più evidente nei dipinti dedicati alle tragiche cronache urbane della storia recente del nostro pianeta. L’ombra della guerra e dell’ingiustizia sociale diviene lo sfondo privilegiato per racconti sanguinosi o evocazioni di situazioni senza speranza, quali il tradimento del sogno americano oltre il muro del Messico (De este lado tambien…, 2017) o l’ambientazione fosca degli spazi concessi all’incontro nei luoghi di reclusione dei paesi ostili (L’ora d’aria, 2017).

In primo piano L’ora d’aria, 2017ok
In primo piano L’ora d’aria, 2017
De este lado tambien..., 2017
De este lado tambien…, 2017

Nasce così anche il ricordo dell’eccidio in Nous allons tous Charlie (2015), invenzione crudelmente raffinata, giocata su concrezioni nei vari toni del bianco e del grigio, quasi a sottolineare l’incomprensibilità dell’accadimento.

Nous allons tous Charlie, 2015

O il volto sfigurato delle Bombed cities (2015-18): Sarajevo, Bengasi, Aleppo, Damasco… una lunga ghirlanda di orrore e di pena.

Bombed cities, 2015-18): Damaso (sinistra) e Aleppo (destra)
Bombed cities, 2015-18): Damaso (sinistra) e Aleppo (destra)

Fino a giungere all’allarmante prospettiva del futuro, 88.Capolinea sud (2015), The last bus (2015), dipinti cupi e inquietanti, dai quali si capisce che manca ormai un soffio all’ultima chiamata».

Restituzioni urbane e di natura
Opere pittoriche di Livio Billo
SPAZIO BIOSFERA – via San Martino e Solferino 5/7 – PADOVA
27 – 28 aprile 2018

Roberto Zanon

Già prima della laurea in architettura, mi sono occupato del progetto dei prodotti fino a farlo diventare una professione. Poi con gli anni ho iniziato ad insegnare la progettazione tridimensionale – anche in giro per il mondo –  ed ora è questa la mia attività principale. Sono fortunato; all’Accademia di Belle Arti di Venezia tengo il corso di Design e questo mi permette di sviluppare assieme agli studenti i progetti che realmente mi interessano. Negli ultimi anni ho conseguito un diploma in oreficeria e un Phd in design. Da molti anni collaboro con diverse riviste occupandomi di allestimento e di design.
Roberto Zanon

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