Museo Lombroso, la casa degli orrori torna d’attualità al Salone del Libro

Museo Lombroso, la casa degli orrori torna d’attualità al Salone del Libro

TORINO – Siete mai stati al Museo Lombroso? Crani, maschere mortuarie, scheletri, uno studiolo terrificante che farebbe invidia a qualsiasi scienziato pazzo della storia. In sostanza è un luogo che i deboli di cuore non dovrebbero vedere neanche col cannocchiale. E ora ci si mette anche il libro di Enzo Orlando a metterci ancora più paura, per non parlare dell’attualità. Avete sentito parlare del contenzioso sul cranio del brigante calabrese Vilella?

Avete letto il nostro articolo sul giallo di Enzo Orlando? Il libro, dal titolo “Il diario Lombroso e il killer dei musei”, è un complesso thriller che descrive la storia di uno spietato assassino che si aggira indisturbato nelle strade di Torino con le mani sporche di sangue. Ha appena mozzato la testa al direttore del Museo Lombroso e l’ha esposta accanto a tutte le altre, a scopo dimostrativo.

Inquietante direte voi, ma non è finita qui! Un fatto di cronaca di questi giorni sembra collegarsi con un tempismo perfetto all’uscita di questo romanzo a tinte gialle. Da qualche ora la notizia è ufficiale: il cranio del brigante Vilella, esposto da tempo nel centro culturale di via Lombroso 16, resterà a Torino. A deciderlo è stata la Corte d’Appello di Catanzaro che ha accolto il ricorso dell’Università di Torino, e ha posto così fine a una disputa durata quasi 5 anni tra il Museo e il Comune calabrese.

Ma in cosa consisteva il contenzioso? Per chi non lo conoscesse, Marco Ezecchia Lombroso è il padre della criminologia moderna. Tra i casi più famosi che il Dott. Lombroso si trovò ad esaminare, c’è sicuramente quello del brigante calabrese Giuseppe Vilella, uno dei reperti più utilizzati dal criminologo per sostenere la sua tesi sulla predisposizione naturale alla delinquenza

Se per il Comune di Catanzaro –Il cranio del brigante Giuseppe Villella rappresenta un simbolo del non ancora rimosso pregiudizio antimeridionale e va restituito al suo comune d’origine”– per l’Università di Torino – il reperto non è altro che un bene culturale, e dimostra che la scienza procede anche commettendo errori.”

Nonostante la tesi di Lombroso sia stata da tempo smentita dalla ricerca scientifica, tale teoria ritorna continuamente al centro dell’attenzione e del nostro immaginario. Avete visto Django Unchained di Quentin Tarantino? C’è una scena più di ogni altra che ricorderete con maggior inquietudine. Quella in cui lo spietato Calvin Candie (Leonardo Di Caprio) mette in tavola un teschio, comincia a segargli la calotta cranica e elabora una teoria sulla sottomissione genetica dei neri nei confronti dei bianchi.

Nel cranio dell’africano qui, l’area associata alla sottomissione è larga più di qualunque umano e qualunque altra subumana tra le specie sul pianeta terra – afferma il crudele negriero durante una cena – Se esaminate questo pezzo di cranio qui, noterete tre distinte fossette. Qui, qui e qui. Ora, se avessi in mano il cranio di un Isacco Newton, o un Galileo, le tre fossette sarebbero state nell’area del cranio comunemente associata con la creatività. Ma questo è il cranio di Old Ben… E nel cranio di Old Ben, non gravato dal genio, queste tre fossette sono situate nell’area del cranio comunemente associata con… Il servilismo”.

Insomma, una chiara citazione di Tarantino della teoria lombrosiana, roba da far rabbrividire anche un “tipo tranquillo” come Dario Argento!

E allora sarà perché il volume è stato presentato in modo originale negli spazi del centro culturale Lombroso, sarà per la recente decisione del giudice favorevole alla conservazione del cranio nel centro culturale torinese, sarà anche perché il romanzo è davvero interessante e coinvolgente, sta di fatto che anche al Salone del Libro di Torino, il testo sta suscitando una notevole curiosità da parte del pubblico.

Beh, in conclusione potremmo dire che la proposta di Bonfirraro Editore e il racconto di Enzo Orlando, sembrano marciare a gonfie vele.

Se volete conoscere ulteriori dettagli sul romanzo di Enzo Orlando vi rimandiamo al nostro articolo (link )

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Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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