Un Tesoro miracoloso

Un Tesoro miracoloso

Per una napoletana come me che ogni anno è andata a Napoli il giorno del 19 settembre per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di S. Gennaro nel bellissimo Duomo del centro più storico della vecchia Napoli, o che, quando impossibilitata a partire per la sua amata città andava a seguire, nello stesso giorno, la messa del Santo nella Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani in Via Giulia a Roma, potrete capire l’emozione del ritrovarsi in un prestigioso Museo romano in onore del Santo venerato!

Le reliquie del Santo sono custodite in due ampolle, fissate all’interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento con manico, nella cassaforte dietro l’altare nella cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli. La celebrazione avviene tre volte l’anno ma la data più famosa è il 19 settembre, durante la quale l’arcivescovo celebra una solenne cerimonia religiosa dove i fedeli accorrono per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Il passaggio dallo stato solido a quello liquido durante la cerimonia è ritenuto foriero di buoni auspici per la città; al contrario, si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi e drammatici per la città. Questo Santo è diventato famoso nel mondo per il suo miracolo e rappresenta fondamentalmente il cuore pulsante della religiosità dei napoletani. Il  miracolo della liquefazione del sangue di S. Gennaro pare che avvenga anche nella chiesa di San Gennaro presso la Solfatara a Pozzuoli, dove, su di una lastra marmorea su cui si afferma che il santo fosse stato decapitato e che sia impregnata del suo sangue, queste tracce rosse pare che diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con il miracolo maggiore.

Inaugurazione Tesoro di Napoli
Inaugurazione Tesoro di Napoli

Ad ogni modo chi a Napoli ha visitato il Tesoro di San Gennaro, avrà notato che ne è esposta solo una parte per la ridotta dimensione dei locali adibiti alla loro esposizione. Infatti il museo è destinato ad ospitare mostre a tema, ciascuna legata alle diverse tipologie degli oggetti. Invece qui a Roma, nella sede di Palazzo Sciarra, Museo Fondazione Roma, per la prima volta al di fuori delle mura di Napoli, vengono esposte al pubblico le donazioni che il Santo patrono di Napoli ha ricevuto nell’arco di sette secoli di storia. La sua collezione annovera ben 21.610 pezzi di eccezionale valore, raccolti in circa settecento anni e realizzati da raffinati maestri orafi grazie alla munificenza di papi e regnanti d’Europa, insieme agli ex-voto, a testimonianza della devozione del popolo napoletano a questo Santo.

Ricordiamo che San Gennaro è il santo cattolico più famoso e conosciuto nel mondo ed annovera venticinque milioni di devoti sparsi in tutto il mondo.

In questa mostra sono esposti un cospicuo numero di capolavori provenienti dalla collezione di arte orafa più importante al mondo. Infatti la notizia strabiliante è che il Tesoro di San Gennaro, formatosi attraverso settecento anni di donazioni di papi, imperatori, re, ma anche di ex voto popolari, ha un valore storico superiore a quello dei Gioielli della Corona d’Inghilterra e dello Zar di Russia.

Inoltre, come è stato rilevato in una ricerca pubblicata nel 2010 e compiuta da un’equipe di gemmologi coordinata dal Prof. Ciro Paolillo, curatore della mostra, nell’arco di un triennio hanno effettuato approfonditi studi su alcuni dei preziosissimi gioielli donati al Santo ora esposti a Roma, che, a differenza di quanto accaduto per altri patrimoni dinastici ed ecclesiastici, il Tesoro si è mantenuto intatto dalla sua nascita ad oggi, senza mai subire spoliazioni e senza che i suoi preziosi fossero venduti per finanziare guerre, in un processo di acquisizione e ampliamento continuo. Quindi l’eccezionalità di quest’evento consiste non solo nella storia secolare di questo complesso di opere, ma che queste ultime lascino per la prima volta la città di Napoli. L’esposizione, fortemente voluta dalla Fondazione Roma e realizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, intende raccontare, contestualizzandola, la secolare storia di devozione a San Gennaro e testimoniare l’elevata qualità della produzione artistica napoletana, che ha determinato, oltre alla nascita di un quartiere specializzato, quello di Borgo degli Orefici a Napoli, l’inizio di una delle più importanti tradizioni di oreficeria in Italia.

Michele Dato, Collana gemmata di San Gennaro, 1679 (aggiunte fino al 1933), oro, argento e pietre preziose, 50 x 60 cm.
Michele Dato, Collana gemmata di San Gennaro, 1679 (aggiunte fino al 1933), oro, argento e pietre preziose,        50 x 60 cm.

Il percorso creato nello spazio è affascinante. Ti conduce per mano attraverso la ricostruzione storica illustrata da documenti originali, e documentata in dipinti e disegni. Gli arredi sacri sono esposti nella ricostruzione delle cappelle che li custodiscono abitualmente. Il percorso espositivo ruota attorno ai due più straordinari capolavori del Tesoro: la Collana di San Gennaro, in oro, argento e pietre preziose, realizzata da Michele Dato nel 1679 e la Mitra, in argento dorato, 3326 diamanti, 164 rubini, 198 smeraldi e 2 granati, creata da Matteo Treglia nel 1713, di cui quest’anno si celebrano i 300 anni della realizzazione. Accanto alla collana è esposto anche un grafico con una legenda con l’enumerazione e la citazione di ogni pietra. Un’illustrazione dettagliatissima! La Collana di San Gennaro è uno dei gioielli più preziosi esistenti al mondo e la sua storia si intreccia indissolubilmente con il percorso della costante devozione tributata al Santo dalla città e dai regnanti nel corso dei secoli. Attualmente la collana comprende anche altri gioielli di diversa fattura e datazione e di provenienze illustri: una croce donata nel 1734 da Carlo di Borbone, una croce offerta dalla regina Maria Amalia di Sassonia, una ciappa in tre pezzi con diamanti e smeraldi, una croce di diamanti e zaffiri del 1775 donata da Maria Carolina d’Austria, una spilla a forma di mezza luna del 1799 donata dalla Duchessa di Casacalenda, una croce e una spilla in diamanti e crisoliti offerte da Vittorio Emanuele II di Savoia ed altri oggetti ancora. Un particolare curioso  è rappresentato in un’opera tridimensionale dove la protagonista ritratta nel quadro parla e racconta la sua storia: nel 1933 Maria Josè, moglie di Umberto II di Savoia, si trovò a visitare la Cappella di San Gennaro in forma privata e non avendo portato con sé nulla da donare, si sfilò l’anello che indossava offrendolo al Santo. Questo dono regale trova ora posto sulla collana. Ed la storia più incredibile è quella di Napoleone che, ovunque ha depredato e sottratto, ma quando approdò a Napoli non solo non prelevò nulla, ma unico caso nella storia, ha addirittura donato. Anche lui è rappresentato in un quadro multimediale.

Matteo Treglia, Mitra, 1713, argento dorato, 3.326 diamanti, 164 rubini, 198 smeraldi e 2 granati, altezza 45 cm.
Matteo Treglia, Mitra, 1713,
argento dorato, 3.326 diamanti, 164 rubini, 198 smeraldi e 2 granati, altezza 45 cm.

“Ogni opera d’arte appartenente al Tesoro di San Gennaro”, afferma Paolo Jorio, “esprime non solo la propria intrinseca ricchezza artistica, frutto dell’ineguagliabile maestria di scultori, di argentieri, di cesellatori, di saldatori, di ‘mettitori d’insieme’ (come erano chiamati gli assemblatori del tempo), capaci di realizzare capolavori di rara bellezza con sapienza tecnica e creatività, ma narra anche la straordinaria storia di un popolo e della sua civiltà millenaria”. “Una narrazione – continua Paolo Jorio – che mette sullo stesso piano il popolo napoletano e i regnanti europei che in modo trasversale e laico hanno reso omaggio a San Gennaro e donato a Napoli capolavori dal valore inestimabile”.

La mostra è stata inaugurata il 30 ottobre 2013 e sarà aperta fino al 16 febbraio 2014.

Il mio consiglio è di non perderla. E per chi ha pianificato di andare a visitare i Gioielli della Corona nella Torre di Londra per 25 sterline gli consiglio vivamente di risparmiare il volo per la capitale britannica e venire in quella italiana, spendere solo 10 euro ed ammirare un tesoro ancora più ricco di valore e storia ed in grado di emozionarci.

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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