Sicilia: itinerari in una terra da sogno. Palermo

Sicilia: itinerari in una terra da sogno. Palermo

PALERMO – Cosa si può dire di questa città che già non sia stato scritto? E da menti assai più fini poi! Cosa rimane da descrivere dei fasti opulenti di una città allo stesso tempo brillante e perfetta come un diamante e parallelamente decadente e lurida come una vecchia barbona che si arrabatta per sopravvivere ogni giorno.

Forse è proprio questo il fascino di Palermo, un equilibrio instabile tra bello e osceno, che come per miracolo si regge e si trasforma in una poesia nuova, in un nuovo sentire, in un nuovo modo di intendere la vita.

«Palermo è sontuosa e oscena. Palermo è come Nuova Delhi, con le reggie favolose dei maharajà e i corpi agonizzanti dei paria ai margini dei viali. Palermo è come Il Cairo, con la selva dei grattacieli e giardini in mezzo ai quali si insinuano putridi geroglifici di baracche. Palermo è come tutte le capitali di quei popoli che non riuscirono mai ad essere nazioni. A Palermo la corruzione è fisica, tangibile ed estetica: una bellissima donna, sfatta, gonfia di umori guasti, le unghie nere, e però egualmente, arcanamente bella. Palermo è la storia della Sicilia, tutte le viltà e tutti gli eroismi, le disperazioni, i furori, le sconfitte, le ribellioni. Palermo è la Spagna, i Mori, gli Svevi, gli Arabi, i Normanni, gli Angioini, non c’è altro luogo che sia Sicilia come Palermo, eppure Palermo non è amata dai siciliani. Gli occidentali dell’isola si assoggettano perché non possono altrimenti, si riconoscono sudditi ma non vorrebbero mai esserne cittadini. Gli orientali invece dicono addirittura di essere di un’altra razza: quelli sicani e noi invece siculi». 
(Giuseppe Fava 1925 – 1984)

Palermo vanta una storia millenaria, e sugli strati di questa si è costruita la città che seduce tutt’oggi:  fondata dai Fenici tra il VII e il VI secolo a.C., viene conquistata nel 254 a.C. dai Romani ed è divenuta il principale centro dell’isola. Conquistata dai Vandali nel 429, passa nel 536 sotto Bisanzio e poi inesorabilmente conquistata dai Saraceni nell’831. Successivamente, con l’avvento dei Normanni e il ritorno alla cristianità, fu la città di incoronazione per i numerosi sovrani di Sicilia, proprio a questa circostanza si devono i titoli attribuiti alla città: «Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput». Da allora è rimasta, con alterne vicende, la capitale del Regno di Sicilia fino al 1816.

La lunga storia della città e il succedersi di numerose civiltà e popoli le hanno regalato un notevole patrimonio artistico e architettonico. Il sito seriale Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, di cui fanno parte più beni monumentali situati in città, nel 2015 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Numerosi edifici, tra chiese e palazzi, sono riconosciuti monumenti nazionali italiani.

Tra le dominazioni che si sono succedute, sicuramente la parte araba prima e normanna poi, sono quelle che maggiormente hanno influenzato la struttura stessa della città: al di fuori delle vie principali come Via Roma, la popolarissima Via Maqueda o Via Vittorio Emanuele, ovvero l’incrocio dei Quattro Canti  o teatro del Sole, una piazza ottagonale che costituisce il centro fisico e simbolico della città, massima espressione del periodo barocco del XVII secolo, la pianta della città si distribuisce in mille rivoli, mille vicoli, connessi e disconnessi tra loro, che danno luogo a quartieri come la Kalsa, Albergheria sede dello storico e coloratissimo mercato di Ballarò, la celeberrima Vucciria, immortalata per sempre nei nostri occhi dal celeberrimo quadro di Guttuso, o Monte di Pietà con il suo mercato del Capo.

Sede di una movida sfrenata di notte e di mercato di giorno è la Vucciria: scendendo dai vicoli a lato della bella chiesa barocca di S.Domenico (sede dei funerali solenni di Falcone e Borsellino) ci si addentra in un mondo a parte, dove tra i vicoli stretti il cielo, solitamente di un azzurro purissimo, è solo un fazzoletto stretto e teso tra abitazioni di diversa natura. Qui accanto ai segni ancora visibili dei bombardamenti dell’ultima guerra, si cerca di riqualificare la strutture, spesso internamente bellissime e anche con soffitti a cassettoni o affrescati. Sede centrale della pura vida notturna palernitana sono i vicoli di Via Maccheronai fino a Piazza Caracciolo, poi Via Argenteria fino a Piazza Garraffello. Qui oltre ai mille locali e alla musica in strada, si può godere del più classico street food palernitano con spiedini cotti sul momento sulla griglia o l’amatissimo sfincione, un pane di pizza (morbido e lievitato, simile ad una spugna) con sopra una salsa a base di pomodoro, cipolla, acciughe, origano e pezzetti di  caciocavallo ragusano. E solo a Palermo lo si puo’ gustare!

Palermo, Mercato della Vucciria

La Palermo araba si materializza però in ogni dove, non solo nei vicoli caotici, ma anche negli splendidi monumenti come la Chiesa di San Cataldo del XII secolo o la bellissima Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, monumento nazionale situata nei pressi del Palazzo dei Normanni. Giulio Carlo Argan scrive a proposito: «I Normanni che instaurarono la loro dinastia in Sicilia nel 1072, distruggono i monumenti, non la tradizione dell’architettura bizantina e araba. San Giovanni degli Eremiti a Palermo (1132) è araba nel nitido rapporto tra i corpi cubici e le cupole emisferiche». La chiesa infatti, caratterizzata all’esterno dalle cupole di colore rosso, è realizzata a croce latina divisa in campate quadrate su ciascuna delle quali poggia una semisfera. E’ inoltre dotata di uno splendido chiostro, abbellito da un lussureggiante giardino, che rappresenta la parte meglio conservata del primitivo monastero; spiccano per bellezza e leggerezza le colonnine binate con capitelli a foglie d’acanto che reggono archi ogivali a doppia ghiera. Vi si trova inoltre una cisterna araba.

Palermo, Chiostro di S. Giovanni degli Eremiti

E proprio i chiostri, i giardini interni, segreti sono forse la parte più stupefacente della città: tra il cemento, il vociare incessante, il traffico caotico, improvvisamente si apre un’oasi di pace, di silenzio, non solo di meditazione religiosa, vedi la splendida Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, nel quartiere della Kalsa, iniziata nel 1509, dopo numerose traversie nel corso dei secoli durante i quali fu anche trasformata in nosocomio, è ora non più luogo di culto ma struttura polifunzionale per rappresentazioni teatrali o concerti come quelli organizzati ogni anno da Palermo Piano City, manifestazione amatissima di musica per pianoforte diffusa per la città. Caratteristica unica della struttura monumentale è la totale mancanza del tetto e la presenza di un enorme albero che vi cresce all’interno: uno stupefacente luogo di silenzio e armonia in un regno di rumori cittadini.  Dal 1997 i locali dell’ex-ospedale ospitano gli uffici della Fondazione The Brass Group, il Museo del Jazz, la Scuola Popolare di Musica, il Ridotto, denominato anche Blue Brass e la Scuola Europea d’Orchestra Jazz.

Un altro gioiellino da non perdere a poca distanza dallo Spasimo è Piazza Marina che con i suoi Giardini Garibaldi (e la Ficus macrophylla più grande d’europa) e il suo mercatino dell’antiquariato del sabato e della domenica regala sia momenti di gattopardiana tranquillità che la vitalità dello scambio e della trattativa per assicurarsi i pezzi migliori.

Palermo, Piazza Marina: mercatino dell’antiquariato

A due passi dalla Chiesa dello Spasimo, c’è un altro gioiello di incredibile purezza: la basilica della Santissima Trinità del Cancelliere, comunemente conosciuta come basilica La Magione, una delle più antiche chiese di Palermo. Fondata nel 1191 dal cancelliere del regno normanno Matteo d’Aiello e annessa alla contigua abbazia dell’Ordine cistercense, fu l’ultima delle chiese edificate durante la dinastia normanna degli Altavilla: Tancredi vi seppellì il figlio Ruggero e lui stesso volle essere sepolto nella Basilica.  Enrico VI di Svevia nel 1197 cacciò i cistercensi, che gli erano stati ostili, e favorì l’“ordo hospitalis Sanctae Mariae theutonicorum Jerusalem” o Cavalieri Teutonici, che in seguito a donazioni, ne aumentarono la proprietà e il prestigio. Divenuta la “Casa dei Cavalieri Teutonici”, era così la magione, da cui il nome della chiesa del precettore generale dell’ordine. Numerosi i restauri subiti per recuperare le preziose linee arabo-normanne, di cui l’ultimo nel 1920, prima dei bombardamenti subiti nel 1943, L’esterno conserva lo splendido recinto consacrato che accoglieva la primitiva Moschea, l’Ospedale per pellegrini, il chiostro col monastero – convento, l’Antioratorio di Santa Cecilia che costituisce l’accesso al settecentesco Oratorio del Santissimo Crocifisso alla Magione. Del periodo barocco rimane il portale del 1717 con le statue della Fede e Carità che introduce allo scenico sagrato che come un viale confluisce nella chiesa stessa.

Palermo, Chiesa della Magione

A poca distanza, sempre nel quartiere della Kalsa, seppure al confine, si trova lo splendido, e spesso poco considerato, Orto Botanico di Palermo. Il Giardino accoglie oltre 12.000 specie differenti di piante e si configura come polmone verde e di silenzio della città: la sua origine risale al 1779, anno in cui l’Accademia dei Regi Studi, istituendo la cattedra di Botanica e Materia medica, le assegnò un modesto appezzamento di terreno per insediarvi un piccolo Orto botanico da adibire alla coltivazione delle piante medicinali utili alla didattica e alla salute pubblica.

Questo primo Orto ben presto si rivelò insufficiente alle necessità e nel 1786 si decise di trasferirlo in quella che è la sede attuale, presso il Piano di Sant’Erasmo, all’epoca tristemente famoso in quanto sede dei roghi della Santa Inquisizione.

Nel 1787 Goethe in viaggio a Palermo, ne fa una entusiastica descrizione, visti i suoi interessi naturalistici:

«Nel giardino pubblico vicino alla marina ho passato ore di quiete soavissima. È il luogo più stupendo del mondo. Nonostante la regolarità del suo disegno, ha un che di fatato; risale a pochi anni or sono, ma ci trasporta in tempi remoti.»

(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)

Numerose le vasche, le serre sia per le succulente che per le piante tropicali e carnivore (nella serra tropicale e’ conservato anche la copia dell’unico scheletro al mondo del dinosauro Carnotaurus  sastrei e un Thecodontosaurus antiquus visitabile grazie alla collaborazione tra il Museo Gemmellaro del SiMuA di Palermo e l’Oertijdmuseum di Boxter, in Olanda) e il Giardino d’Inverno che ospita numerose specie provenienti dalle regioni calde di Africa, America Centrale, Sud America, Asia e Australia. Di particolare bellezza il viale Antonino De Leo, meglio noto come viale delle Corisie per il duplice filare di alberi di Chorisia speciosa che ne delimita il tracciato, e le enormi e trionfanti Ficus macrophylla.

Palermo, Orto Botanico

Continuando in un ideale percorso di ricerca delle tracce arabo-normanne a Palermo, non si può certo escludere il sontuoso Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale. E’ la più antica residenza reale d’Europa, dimora dei sovrani del Regno di Sicilia, sede imperiale con Federico II e Corrado IV e dello storico Parlamento siciliano. E’ attualmente anche sede dell’Assemblea regionale siciliana. Al primo piano del palazzo sorge la Cappella Palatina, uno dei capolavori più celebrati dell’arte normanna a Palermo, forse insieme al Duomo di Monreale.

L’edificio è ad impianto basilicale a tre navate, separate da colonne in granito e marmo cipollino a capitelli compositi che sorreggono una struttura di archi ad ogiva. Completa la costruzione la cupola, eretta sopra la crociera del santuario – presbiterio, quest’ultima area nella fattispecie sopraelevata e recintata rispetto al piano di calpestio delle navate. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti scene bibliche varie, gli evangelisti e il Cristo Pantocratore benedicente, l’immagine di maggiore impatto della cappella. Alle pareti episodi tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento con i cicli che spaziano dalla Creazione estrapolati dalla Genesi fino alla vita nel Giardino dell’Eden; episodi riguardanti la vita di Noè e il Diluvio universale; episodi su Abramo, Isacco, Giacobbe fino alla nascita, vita, miracoli e Passione di Gesù. Concludono la rassegna i cicli di scene su Pietro e Paolo apostoli. Completano il panorama le raffigurazioni delle schiere di arcangeli e angeli, profeti ed evangelisti, dottori della chiesa e una lunga teoria di santi raffigurati a corpo intero o solo ritratti nei medaglioni.

Di particolare bellezza : oltre ai mosaici bizantini e ai pavimenti cosmateschi, sono i soffitti intagliati, realizzati dai maestri di scuola fatimide, espressione artistica tipica degli edifici arabi del Maghreb e dell’Egitto. Le muqarnas, questo il termine tecnico che identifica il tipo di soffitto, dei cassoni lignei, dipinte con immagini rare e iscrizioni cufiche, presentano ornamenti fitoformi e zoomorfi, uccelli, animali fantastici e mitologici, tra cui figure umane, quest’ultime espressamente vietate dalla tradizione musulmana immortalati in: scene di caccia, di guerra e d’amore, suonatori, danzatori e danzatrici del ventre, giocatori di scacchi. Le espressioni palatine costituiscono, infatti, una rarissima eccezione, unico caso presente in Sicilia d’arte islamica permeata dal gusto e dalle concezioni nordiche: tra le rosette in legno sono presenti pitture con le raffigurazioni dello stesso sovrano committente o eminenti dignitari o rappresentanti in vesti orientali, spesso seduti a gambe incrociate nell’atto di suonare chitarre e altri strumenti.

Oltre alla cappella Palatina, di particolare bellezza ed interesse, anche se non sempre aperti al pubblico, sono gli Appartamenti Reali, ovvero gli appartamenti della regina e del principe ereditario, la Sala d’Ercole, ove si riuniscono dal 1947 i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, costituenti l’organo legislativo della regione, e la Sala dei Viceré (dalla presenza di 21 ritratti collocati alle pareti raffiguranti rispettivamente: viceré di Sicilia, luogotenenti e presidenti del regno Borbone di Sicilia e delle Due Sicilie).  Nel seminterrato si trovano infine le Sale del Duca di Montalto, dove sono ciclicamente ospitate mostre d’arte.

Un altro perfetto esempio di bellezza e perfetta fusione di fasti barocchi con un passato arabo-normanno che non si sopisce, è la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota come la Martorana, situata nel centro pulsante di Palermo, accanto a San Cataldo e a due passi dalla splendida Fontana Pretoria (1554). La chiesa, edificio bizantino e normanno del Medioevo con torre di facciata, si contraddistingue per la molteplicità di stili che s’incontrano, in quanto, con il susseguirsi dei secoli, fu arricchita da vari altri gusti artistici, architettonici e culturali. Oggi si presenta difatti come chiesa-monumento storico, frutto delle molteplici trasformazioni e sottoposta inoltre a tutela nazionale. Dal 3 luglio 2015 fa parte del patrimonio dell’umanità (Unesco) nell’ambito dell'”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale“, così come anche la chiesa di S.Giovanni degli Eremiti.

Palermo, Chiesa della Martorana

E in una città così sfacciatamente bella e decadente, non si possono dimenticare gli eccezionali palazzi nobiliari che emergono sornioni in ogni dove, affacciandosi con le loro preziose vestigia su vicoli, vie e piazze. Purtroppo non tutti sono visitabili, e non tutti sono in condizioni di poter ricevere visitatori, versando in vari strati di degrado, vista la complessità delle strutture da risistemare. Con la biennale Manifesta del 2018, alcuni palazzi come lo splendido Palazzo Butera, Palazzo Ajutamicristo e Palazzo Forcella De Seta sono stati aperti e visitabili. Ma l’occasione è stata più unica che rara. Tra quelli visitabili allo stato attuale, voglio assolutamente ricordare lo splendido Palazzo Drago Ajroldi di Santacolomba, sito in Via Vittorio Emanuele a pochi passi dai Quattro Canti e dalla Cattedrale: il piano nobile dell’edificio settecentesco è stato completamente  restaurato e si possono ammirare bellissimi saloni affrescati e stucchi di Giacomo Serpotta, la corte interna e importanti opere di artisti siciliani conservate nei secoli. La dimora è destinata a casa museo e aperta definitivamente al pubblico nella quale sono ospitate opere di pittori contemporanei. I padroni di casa guidano personalmente attraverso le meraviglie dal palazzo, descrivendo esaustivamente le splendide stanze.

E in una città come Palermo, oltre a mille bellezze di cui godere, non voglio dimenticare il lato culinario, che in una cucina già variegata come è quella siciliana, raggiunge forse apici inarrivabili grazie alle mille contaminazioni culturali. Tra i miei preferiti una cena dai gusti raffinati a Palazzo Branciforte, dove arte e cultura si coniugano in uno splendido palazzo sede della collezione archeologica della Fondazione Sicilia, e completamente rinnovato a partire dal 2008 su disegno di Gae Aulenti. In alternativa il piccolo ma delizioso Gigi Mangia in Via Principe di Belmonte (di fronte c’e’ lo strepitoso caffè Spinnato, dove godersi ottime granite e arancine deliziose), o il social restaurant Gagini, dove  poter godere di specialità siciliane innovative a km 0 in un ambiente moderno e ricercato con pareti di tufo e tavolo social.

E per dormire? Il mio consiglio è poco in linea con grandi hotel o resort, ma strettamente legato all’anima borghese di inizio secolo della città: il bed and breakfast l’Olivella, gestito dalla giovane Elena Lo Cicero, garantisce un’esperienza sensoriale ricchissima grazie alle splendide camere minuziosamente restaurate (e con ogni comodità) di un bellissimo e grande appartamento di inizio secolo sito nel cuore più pulsante della città.

 

E per chi mi vuole seguire, qui vi parlo sempre della Sicilia: itinerari in una terra da sogno, in altre tre tappe.

©Marianne Bargiotti Photography 2019

Palermo2019

Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

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