Quello che resta, il romanzo di Emanuela Amici

Quello che resta, il romanzo di Emanuela Amici

ITALIA – “Quello che resta”, il romanzo di Emanuela Amici, edito da Ianieri Editore, sarà presentato alla fiera bibliofila Più libri più liberi 2018, in corso a Roma dal 5 al 9 dicembre.

Emanuela Amici è al suo romanzo d’esordio, un’opera introspettiva che analizza la profonda trasversalità delle dinamiche umane. Irene è una scrittrice, ha quasi quarant’anni e vive a Bologna. Sara, sua sorella, è il primo violino della Filarmonica di Berlino, dove abita da molti anni. Alla vigilia del loro incontro, Irene è tormentata da un sogno ricorrente: nuota faticosamente in mare, nel disperato tentativo di raggiungere Sara ma, dopo averla afferrata, lascia che cada nel vuoto. Il rapporto tra le due sorelle è il filo conduttore di questa storia, l’architettura intorno alla quale si edifica la trama. Irene soffre la “perfezione” di Sara, rispetto alla quale si sente puntualmente inadeguata, competitiva, e perciò costretta a riesaminare tutta la sua vita: un matrimonio inappagante e il sogno irrealizzato di diventare una pianista stimata, talentuosa, che il padre, scomparso qualche anno prima, aveva incoraggiato. I fatti si complicano il giorno in cui Irene scopre la relazione extraconiugale di sua madre: il mito della famiglia perfetta nella quale era cresciuta, e al cui esempio era stata educata, crolla come un castello di carte, un gigante con i piedi di argilla che si accascia improvvisamente al suolo. La donna è costretta a interrogarsi, indagando il passato e perciò chiedendosi se Sara, sua sorella, non sia, in realtà, figlia di quella relazione adulterina. Comincia così un viaggio di scoperta, a ritroso nel tempo e negli accadimenti, per mezzo del quale approderà a una verità più grande e riscriverà il finale della storia.

Ho avuto modo di intervistare Emanuela Amici e di farle qualche domanda rispetto alla sua opera, al suo lavoro di scrittrice, al suo rapporto col futuro.

Il titolo del tuo libro, “Quello che resta”, fa pensare a ciò che sopravvive, ciò che resta in piedi quando tutto il resto crolla o se ne va. Di cosa è fatto quel che resta, Emanuela? Di cosa sono fatte le persone che restano?

Il titolo del romanzo fa riferimento a ciò che resta di un rapporto complesso, quello tra due sorelle, dopo essersi ridotto in macerie. Le protagoniste fanno i conti con i silenzi che per anni le hanno tenute lontane e con sentimenti repressi e inconfessabili che vengono fuori a poco a poco, costringendole a un inevitabile scontro. Proprio da quei frantumi, da ciò che resta di un percorso difficile e doloroso, riescono poi a ricostruire, su nuove basi, le fondamenta di un nuovo rapporto. Le persone che restano sono quelle che si sono messe in discussione, che hanno toccato il fondo, il buio dell’esistenza, per poi rialzarsi, proprio come Irene, la protagonista del romanzo, pronta finalmente a ricominciare.

Più libri più liberi è una vetrina bibliofila importante, un palcoscenico significativo per gli editori indipendenti e per i loro autori: con quali obiettivi affronti questa nuova edizione della fiera?

Più libri più liberi è un appuntamento importante per ogni scrittore, specie per chi, come me, è al suo primo romanzo. Affronto questa avventura con entusiasmo, consapevole d’essere un piccolo tassello all’ interno di un mosaico prezioso. Partecipare con il mio libro a un evento di tale spessore, rappresenta per me già un traguardo, ma l’obiettivo e il mio più grande desiderio è senza dubbio quello di arrivare ai lettori, di sfruttare questo appuntamento significativo per raggiungere chi ama leggere, accettando di “scommettere” su una scrittrice emergente.

Ieri sera ho terminato la lettura del libro di Edward Canfor Dumas e, proprio sul finire della trama, ho trovato una frase che, più di altre, mi è rimasta impressa: “Vogliamo sapere come si svolgono le storie degli altri perché vogliamo sapere come si svolgerà la nostra”. Leggendo, quindi, cerchiamo empatia, immedesimazione, la volontà di rintracciare un pezzo di noi, della nostra vita, tra le pagine che qualcun altro ha scritto. Cosa ne pensi?

Emanuela Amici
Emanuela Amici

La frase di Canfor Dumas è molto significativa e racchiude, a mio parere, il senso profondo della lettura, così come quello della genesi di un libro. Scrivere e leggere sono il doppio riflesso di una necessità insita nell’uomo: raccontare storie e ritrovare se stessi nel racconto degli altri. I miti antichi sono nati per spiegare concetti, fenomeni della Natura, sentimenti misteriosi, per rendere comprensibile ciò che appare inspiegabile. Allo stesso modo, chi scrive dà corpo a storie, personaggi, intrecci, che offrono al lettore una strada per comprendere la complessa geografia dei sentimenti umani, attraverso l’immedesimazione. Riflessi in uno specchio, attraverso un libro, riusciamo finalmente a vedere ciò che non era chiaro, che appariva annebbiato, che sfuggiva alla nostra comprensione.

Come è nata l’ispirazione di “Quello che resta”? E che progetti letterari hai per il prossimo futuro?

Il romanzo è nato dopo un periodo molto difficile della mia vita. Non sarebbe stato possibile scriverlo se non fossi passata attraverso un grande dolore, dovuto alla perdita di una persona a me cara. Il romanzo ha preso corpo dentro di me, in modo incontenibile, quasi uscisse da solo. Scrivere è stata una necessità, un modo per lenire il dolore, annullandolo in un atto creativo. La storia che ha preso corpo non ha nulla a che vedere con me e con la mia vita, ma mi ha portata in un mondo trasfigurato, frutto della mia immaginazione, riuscendo a sollevarmi dal piano del reale. Mi interessava indagare i sentimenti più nascosti, inconfessabili, come l’invidia verso chi amiamo o verso chi ci imponiamo d’amare. Volevo scendere in basso, assieme alla protagonista, nel vortice dei suoi dubbi, delle sue incertezze, per poi risollevarmi, proprio come lei, alla fine del percorso che si snoda nel racconto.

Ho da poco pubblicato un breve manuale sul tema della dislessia, dal titolo “Dislessia e didattica” con Armando Editore, e ho terminato un secondo romanzo, sul rapporto tra sogno e realtà, che spero di poter pubblicare dopo l’estate. Scrivere è qualcosa di cui non potrei più fare a meno, dunque sono sempre in cerca d’ispirazione.

Mi ha colpito molto Emanuela Amici quando dice che il romanzo è nato dall’ attraversamento di un periodo di dolore, che senza non sarebbe nato: scrivere è un modo per sublimare la sofferenza, per trasformarla in qualcosa d’altro, di diverso, di migliore, affinché non resti vergine, inutilizzata, e possa invece partorire un seme di bellezza. In fondo la vita è neutra, accade per come accade. A noi il compito e la responsabilità di scegliere in che modo interpretare la vita quando accade: se pensare che i fiori cadano, ad esempio, o se pensare che i fiori piovano. Sulle mani, sulla testa, sopra gli occhi.

Note biografiche

Emanuela Amici vive a Roma, dove insegna Italiano nella scuola media.
Dopo essersi laureata in Lettere Moderne, con indirizzo in Storia dell’Arte, ha collaborato con l’Enciclopedia Treccani, con la rivista Arte e Critica, e ha lavorato presso la galleria d’arte contemporanea La Nuvola di via Margutta a Roma.
Ha pubblicato inoltre Dislessia e didattica (Armando Editore, 2018), un manuale ispirato all’approccio multisensoriale Orton-Gillingham.

Quello che resta, di Emanuela Amici
Quello che resta, di Emanuela Amici

 

Be Sociable, Share!

Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

Leave a Reply

Your email address will not be published.