Sicilia: Itinerari in una terra da sogno. Terza tappa: Siracusa, Ortigia e Marzamemi

Sicilia: Itinerari in una terra da sogno. Terza tappa: Siracusa, Ortigia e Marzamemi

“Niente di meno vero: Siracusa non solo è una città in cui si può vivere, ma da vivere: nessun’altra città al tempo stesso che come città si nega, si dissimula, si fa segreta e visionaria; da scoprire”. Leonardo Sciascia

SICILIA – Il nostro viaggio in Trinacria continua. Dopo avervi raccontato le meraviglie di Taormina, Catania e dell’Etna, ci spostiamo ancora più a Sud per scoprire insieme Siracusa, Ortigia e Marzameni.

Scendiamo ancora più a sud per la terza tappa di questo nostro viaggio: Siracusa. Posta sulla costa sud-orientale dell’isola, Siracusa vanta una storia millenaria: la sua fondazione avvenne intorno all’anno 734-733 a.C., ad opera dei Corinzi. Annoverata tra le più vaste metropoli dell’età classica,primeggiò per potenza e ricchezza con Atene, la quale tentò invano di assoggettarla. Numerose le personalità influenti accolte al suo interno, come Platone che giungendovi per ben tre volte, cercò di instaurarvi lo Stato ideale della Repubblica. Patria di artisti, filosofi e uomini di scienza, diede i natali, tra gli altri, al celebre Archimede. Fu conquistata da Roma nel 212 a.C.. Cicerone nel I secolo a.C. la descriveva ancora come la «più grande e la più bella città greca».

Nell’anno 61 vi sostò per tre giorni l’apostolo Paolo, mentre veniva condotto a Roma. Siracusa è altresì nota per essere la città natale di Santa Lucia, il cui martirio avvenne il 13 dicembre del 304. Importante centro dell’Impero bizantino, ne divenne la capitale durante il VI secolo. La conquista araba, avvenuta nell’anno 878, pose fine all’egemonia siracusana.

Dopo il violento terremoto del 1693, il centro storico della città assunse lo stile barocco che tutt’oggi lo contraddistingue. In epoca moderna fu una delle tappe principali del Grand Tour europeo. Durante la Seconda guerra mondiale, nell’anno 1943, venne firmato a sud-ovest di Siracusa, in contrada Santa Teresa Longarini, l’armistizio che sanciva la cessazione delle ostilità tra il Regno d’Italia e le forze alleate degli anglo-americani; passato alla storia come l’armistizio di Cassibile.

Caratterizzata da incredibili ricchezze storiche, architettoniche e paesaggistiche, la città di Siracusa è stata dichiarata dall’Unesco nel 2005, congiuntamente alla Necropoli Rupestre di Pantalica, patrimonio dell’umanità.

LA CITTA’ VECCHIA: ORTIGIA

Cuore della città vecchia è l’isola di Ortigia (deriverebbe dal greco antico ortyx (ὄρτυξ) che significa “quaglia”), la sua estensione non supera 1 km² ma è ricchissima di tesori e testimonianze dal passato.

Marco Tullio Cicerone così descriveva la città:

“Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca, e la più bella di tutte. La sua fama non è usurpata: occupa una posizione molto forte, e inoltre bellissima da qualsiasi direzione vi si arrivi, sia per terra che per mare, e possiede due porti quasi racchiusi e abbracciati dagli edifici della città. Questi porti hanno ingressi diversi, ma che si congiungono e confluiscono all’altra estremità. Nel punto di contatto, la parte della città chiamata l’isola, separata da un braccio di mare, è però riunita e collegata al resto da uno stretto ponte. La città è così grande da essere considerata come l’unione di quattro città, e grandissime: una di queste è la già ricordata “isola “, che, cinta dai due porti, si spinge fino all’apertura che da accesso ad entrambi. Nell’isola è la reggia che appartenne a Ierone II, ora utilizzata dai pretori, e vi sono molti templi, tra i quali però i più importanti sono di gran lunga quello di Diana e quello di Minerva, ricco di opere d’arte prima dell’arrivo di Verre.
All’estremità dell’isola è una sorgente di acqua dolce, chiamata Aretusa, di straordinaria abbondanza, ricolma di pesci, che sarebbe completamente ricoperta dal mare, se non lo impedisse una diga di pietra… “

La sua conformazione geologica è composta da una roccia con fratture naturali, che si presta a far filtrare l’acqua naturalmente: questo spiega perché l’isola sia collegata “idrologicamente” alla terraferma siracusana. L’alimentazione di tale rapporto con l’acqua può essere attribuito ad un falda profonda collocata in corrispondenza di una faglia, attualmente inattiva ma ricca d’acqua, compressa dallo strato impermeabile delle argille quaternarie che si stendono nella bassa valle dell’Anapo e circondano l’isola di Ortigia ed il Plemmirio.  Dalla Porta Marina fino al Castello Maniace (che rappresenta la punta estrema dell’isola), vi è un susseguirsi di sorgenti e fonti naturali che fuoriescono al di sotto o in corrispondenza del livello medio del mare; ne è un esempio la rinomata Fonte Aretusa ( O delle papere), uno specchio d’acqua dolce semi ricoperto di piante di papiro che arriva a contatto con l’acqua salata del mare.

Altri esempi di sorgenti naturali in Ortigia sono dati dalla Fontana degli Schiavi; da uno dei miqwè (bagno ebraico) più suggestivi d’Europa; dalla Vasca della Regina (sorgente naturale posta al di sotto del livello del mare, nel Castello Maniace) e le manifestazioni sorgive, quasi del tutto scomparse di Occhi di Zivillica (o Occhi di Zilica).

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La fonte di Aretusa, Siracusa

Il cuore dell’isola, composto da un dedalo di viuzze sormontate da balconi riccamente decorati, è sicuramente la grande Piazza del Duomo, simbolo della ricostruzione barocca in seguito al terremoto del 1693, su cui si apre il Duomo dedicato alla Natività di Maria, sorto su un tempio dedicato ad Atena, la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, in cui è visibile la grande tela del “Seppellimento di S. Lucia” dipinta nel 1608 dal Caravaggio nel suo soggiorno siracusano, il Palazzo Senatorio (o Palazzo Vermexio), il Palazzo Vescovile e alcuni strepitosi palazzi provati come  il Palazzo Gaetani ed il Palazzo Beneventano del Bosco.

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La piazza centrale di Ortigia

All’estremità dell’isola di Ortigia, campeggia il bellissimo Castello Maniace, uno dei più importanti monumenti del periodo svevo a Siracusa e uno tra i più noti castelli federiciani. Nel sito in cui sorge il castello esistevano quasi certamente delle fortificazioni sin dai tempi dei Greci in quanto la posizione all’estremità dell’isola si presenta strategicamente importante per la difesa del Porto Grande. È pertanto credibile la tesi che nel 1038 il comandante bizantino Giorgio Maniace, da cui il castello prende nome, abbia promosso la restaurazione o la costruzione di opere a difesa del porto di Ortigia nel corso della sua campagna militare. Qualche anno dopo gli arabi si impadronirono nuovamente di Siracusa e del maniero che tennero fino al 1087 quando furono sconfitti e cacciati dai Normanni. L’impianto originario del castello è dovuto all’imperatore Federico II di Svevia, che ne affidò la realizzazione all’architetto Riccardo da Lentini tra il 1232 e il 1239, poco tempo dopo il ritorno dalla Crociata in Terra Santa. La costruzione avvenne nello stesso lasso di tempo in cui sorsero alcuni altri castelli “federiciani” di Sicilia e dell’Italia meridionale. Passato poi agli angioini nel 1266, venne assaltato ed espugnato dalla popolazione siracusana in rivolta l’11 aprile del 1282. Nel 1302 Federico d’Aragona vi siglò l’armistizio con gli angioini.

In epoca attuale, dopo un restauro e la smilitarizzazione con la chiusura della storica caserma dell’esercito, il monumento è tornato alla pubblica fruizione. L’apertura al pubblico ha permesso lo svolgimento di spettacoli dell’Ortigia Festival ma anche di ospitare il  G8 ambiente dal 22 al 24 aprile 2009 che ha visto la presenza dei ministri dell’ambiente dei paesi industrializzati.

IL PARCO DELLA NEAPOLIS

Spostandoci fuori dalla cerchia della città vecchia, una menzione speciale la merita il Parco Archeologico della Neapolis: un’area naturale colma di reperti archeologici appartenenti a più epoche della storia siracusana. Per la quantità e la rilevanza dei suoi monumenti è considerata una delle zone archeologiche più importanti della Sicilia, nonché tra le più vaste del Mediterraneo.

Il parco, situato nella circoscrizione della Neapolis di Siracusa è corrispondente ad una piccola parte dell’antico quartiere di Siracusa in età greca (siceliota) e romana, Neapolis (dal greco “Νεά πολις” “Città Nuova“), racchiude la maggior parte dei monumenti siracusani sopravvissuti. Il parco è posto sul modesto rilievo montuoso detto colle Temenite che divide in due le caratteristiche territoriali del parco. A sud di esso si trovano i primi monumenti della Neapolis, mentre dirigendosi verso nord si trovano le profonde latomie, scavate nella roccia di questo colle.

Tra i piu’ famosi monumenti del parco, figura in primissimo piano il bellissimo Teatro Greco di Siracusa costruito nella sua prima fase nel V secolo a.C. sulle pendici sud del colle Temenite, rifatto nel III secolo a.C. e ancora ristrutturato in epoca romana. In epoca greca vi vennero rappresentate grandi tragedie e commedie: Eschilo vi presentò per la prima volta I Persiani e le Etnee dedicandole a Gerone I. La cavea aveva un diametro di 138,60 metri, uno dei più grandi del mondo greco, ed era in origine costituita da 67 ordini di gradini, per la maggior parte scavati nella roccia viva e divisi in 9 settori (“cunei”) dalle scalinate. Molte delle sue importanti parti architettoniche furono distrutte ed esportate dagli spagnoli nel 1500. Ancor oggi al Teatro greco si rivivono i fasti del passato, portando in scena le tragedie greche nel periodo primavera-estate. Dal 2008 l’area del Teatro, così come altre aree del Parco, sono state munite di un sistema di illuminazione computerizzato per rendere le visite serali ancora più suggestive.

Teatro Greco di Siracusa
Teatro Greco di Siracusa

Tra gli altri imperdibili, tra le latomie , il celebre Orecchio di Dionisio, nome dato dal Caravaggio, poiché quando la vide e gli fu raccontata la storia che la legava al tiranno Dionisio I di Siracusa, il quale dall’interno della latomia udiva in segreto ciò che dicevano i suoi prigionieri, pensò che il nome di “Orecchio“, vista la sua storia e la forma simile ad un immenso padiglione auricolare, fosse appropriato. La sua altezza è di 20 metri presso l’ingresso, all’interno invece aumenta divenendo 35 metri. La sua larghezza va dai 5 agli 11 metri e si estende per una profondità di 65 metri. Sul colle Temenite, da ricordare, la Grotta del Ninfeo, posta vicino alla parte più elevata del piccolo rilievo montuoso, su una terrazza rettangolare che costeggia il teatro greco e si apre al centro della parete rocciosa dove un tempo si trovava un porticato chiuso a forma di lettera “L”. Al suo ingresso erano poste delle statue dedicate alle Muse. Il Ninfeo siracusano si pensa fosse l’antica sede del Mouseion (il santuario delle muse), sede della Corporazione degli artisti, dove gli attori si riunivano prima di scendere nel teatro. La grotta presenta un soffitto a volta e al suo interno si trova una vasca di forma rettangolare nella quale si raccoglie l’acqua che scorre a cascata da una cavità posta nel fondo della parere rocciosa. Accanto alla parete d’ingresso si notano delle edicole votive che servivano per la pratica del culto degli eroi (Pìnakes).

Scendendo più a sud, alla ricerca di un ristoro marittimo, non si può non citare la località di Fontane Bianche, distante 12 km da Siracusa: una piccola oasi di paradiso famosa per le spettacolari spiagge bianche e l’acqua azzurra cristallina, che richiama sfacciatamente i colori caraibici.

MARZAMEMI, DIAMANTE PURO DELLA SICILIA ORIENTALE

L’ultimo suggerimento ludico che vi lascio per poter godere al meglio del mare della Sicilia orientale è sicuramente una tappa a Marzamemi.  La cittadina è una frazione marinara del comune di Pachino da cui dista circa 2 km e si trova ancora in provincia di Siracusa; è inoltre situata a 20 km da Noto, capitale del barocco.

L’origine del nome Marzamemi è controversa: secondo alcuni deriverebbe dalle parole arabe marsa (‘porto’, ‘rada’, ‘baia’) e memi (‘piccolo’), mentre secondo il glottologo netino Corrado Avolio, nel suo Saggio di toponomastica siciliana, il toponimo deriverebbe dall’arabo marsà al-ḥamāma, cioè ‘baia delle tortore’, “per l’abbondante passo di questi uccelli, in primavera”. Simone Sultano, parroco di Pachino tra il 1885 e il 1944, rileva invece come alcuni lo fecero erroneamente derivare da marza e memi, ‘pidocchio’, perché le madri solevano dire questa parola ricercando i parassiti tra i capelli dei figli.

Il borgo è nato attorno all’approdo, poi divenuto porto da pesca, e si è sviluppato grazie a quest’ultima attività, molto praticata ancor oggi, dotandosi anche di una Tonnara, tra le più importanti della Sicilia. La tonnara di Marzamemi risale infatti al tempo della dominazione spagnola in Sicilia nel 1600 sotto il regno di Filippo IV. Nel 1655 venne venduta al barone Simone Calascibetta di Piazza Armerina.

Nel 1752 furono ultimate la costruzione del palazzo, della chiesa della tonnara, dedicata alla Beata Maria Vergine di Monte Carmelo, e delle casette dei marinai per opera dei baroni Calascibetta e nel 1912 fu costruito uno stabilimento di lavorazione del tonno salato e in seguito del tonno sottolio. La pesca della tonnara fu abbondante fino al dopoguerra. A Marzamemi si effettuavano due mattanze ogni giorno: una al mattino e una nel primo pomeriggio. Lo stabilimento chiuse poi nel 1926 per mancanza di materia prima, per poi risorgere nel 1937 ad opera della nobile signorina Preziosa dei Baroni Bruno di Belmonte di Ispica fino alla chiusura definitiva del 1969.

Il paese, disteso lungo il mare, è ora quasi totalmente dedicato al turismo e si presenta, in particolare nella zona centrale, con costruzioni di un biancore abbacinante nell’intenso sole siciliano. La zona della tonnara e dell’antico borgo sono stati tutti recuperati e restaurati e ora sono sede di deliziosi ristoranti e di piccoli negozi di pregio: una visita girovagando pigramente per le piccole vie del centro sono una vera delizia per gli occhi. Per le delizie del palato invece, sicuramente voglio ricordare il ristorante Campisi, sia il polpo che il cannolo scomposto sono da 10 e lode. Per una strabiliante ed abbondante colazione, consiglio invece il Bar Caffè al Ciclope 2, per deliziarsi con ogni tipo di paste dolci o salate e le immancabili granite.

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Piazza Regina Margherita, nel centro di Marzamemi

La cittadina è ancora fortemente legata alla pesca e alla lavorazione dei prodotti ittici come la celeberrima , la bottarga di tonno rosso, lavorata usando artigianalmente antichi sistemi di essiccazione derivati dalla cultura arabo-fenicia. Oltre alla bottarga, tra gli altri prodotti tipici di Marzamemi si possono gustare anche: la Ventresca di tonno rosso, il Mosciame di tonno rosso, il Pomodorino secco di Pachino, il Pesce spada affumicato, i deliziosi Meloni gialli a rete e cantalupo, il Vino Nero d’Avola, la Suppizzata di tonno, le Crispelle di san Martino e i pomodorini Ciliegino di Pachino (IGP).

Alla prossima puntata con Modica, Scicli, Noto e la valle del Barocco!

 

Vi ricordo qui la PRIMA TAPPA Sicilia: Itinerari in una terra da sogno e qui invece SECONDA TAPPA Sicilia: Itinerari in una terra da sogno.

E se volete spunti e consigli, o preferite farvi organizzare il tutto senza pensieri per scegliere un itinerario originale, vi consigliamo di collegarvi al sito di Sicilying.com e aggiungerete all’emozione anche l’esperienza!

©Marianne Bargiotti Photography 2019

 

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Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

One Response to "Sicilia: Itinerari in una terra da sogno. Terza tappa: Siracusa, Ortigia e Marzamemi"

  1. Stefano Maria Pantano
    Stefano Maria Pantano   2 luglio 2019 at 15:56

    “Lasciatemi così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata”. Possibilmente in questi luoghi.

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