WAR –We Are Refused. TeatroSenzaTempo apre una raccolta fondi per il suo Ulisse

WAR –We Are Refused. TeatroSenzaTempo apre una raccolta fondi per il suo Ulisse

ROMA – Come nella tradizione Omerica, si prepara a levare per l’ennesima volta l’ancora l’uomo dal multiforme ingegno. Per questa nuova avventura prevista per la prossima stagione teatrale, che partirà nell’autunno 2018, è aperta sino al 30 aprile una campagna di crowdfunding che occorrerà per realizzare una mini tournée tra Roma, Milano e Torino. Dopo le conferme romane ottenute al Teatro Lo Spazio, l’Ulisse di Chiara Alivernini e il gruppo di TeatroSenzaTempo Produzione Spettacoli Teatrali intendono far conoscere a un pubblico nazionale la pièce diretta dall’eclettica Mary Ferrara. 

L’Italia, si sa, è quel Paese in cui alcuni anni fa un Ministro dell’Economia disse che con la cultura non si mangia, frase con la quale suscitò lo sdegno di facciata da parte di quanti comunque non potevano e non possono fare a meno di constatarne la veridicità. Il teatro, nonostante la presenza del FUS e il verificarsi di alcune recenti operazioni di salvataggio che hanno interessato strutture stabili come l’Eliseo, continua ad essere fra i settori che, fra una crisi che pare strutturale e qualche accenno di ripresa, si accontentano di sopravvivere. Per poter vedere la luce, molte produzioni anche di ottimo livello ricorrono da qualche tempo allo strumento del crowdfunding. Non è questo il caso di WAR – We Are Refused, spettacolo

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Locandina ufficiale dello spettacolo

scritto da Chiara Alivernini, diretto e adattato da Mary Ferrara e ospitato in cartellone al Teatro Lo Spazio dal 13 al 18 febbraio 2018. La pièce, presentata da TeatroSenzaTempo Produzione Spettacoli Teatrali, si avvarrà di una raccolta fondi, aperta fino al 30 aprile, unicamente per proporsi in una mini tournée prevista per la prossima stagione teatrale e per arricchirsi di una colonna sonora originale. Dopo il solido successo di pubblico e critica riscosso nelle date da poco concluse, WAR conta di tornare sulle scene romane a ottobre 2018 e di saggiare anche la risposta dei teatri di Milano e Torino.
Con uno sguardo al di là del teatro di regia che tende a prevalere in Italia, lo spettacolo del talentuoso ed eclettico duo Alivernini-Ferrara si pone nel solco delle più ardite sperimentazioni capaci di rovistare nella culla dei miti occidentali con un punto di vista moderno, seguendo la lezione di autori quali Hofmannstal e Ritsos. Materia di WAR – We Are Refused sono ancora i miti greci. Ulisse, reduce di una guerra, la Grande Guerra, si presenta al pubblico invecchiato. Inizia a raccontare la sua storia, si toglie la maschera ed ecco che un Jocker folle prende vita, svelando al mondo di aver inventato l’atomica quando era scienziato. Stretto come un nuovo Maiorana fra dubbi etici e doveri della scienza, l’Ulisse di WAR, che ha il volto di Andrea Famà, perde la sua bussola in un turbinio senza sosta di sensi di colpa via via che incontra i suoi fantasmi, che in questo caso vestono i panni dei miti greci: da Laocoonte ad Achille, da Patroclo a Briseide, e ancora Andromaca, Castore e Polluce, Cassandra e infine Penelope. I suoi mostri

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L’autrice Chiara Alivernini

che non lo abbandonano fin quando, esausto, si chiede se sia ancora l’uomo onesto conosciuto da tutti. Ma i mostri non lasciano spazio ad una redenzione. Indossa di nuovo la maschera ma senza aver lasciato un testamento al pubblico: siamo sempre in grado di scegliere chi vogliamo essere. Ma questo l’uomo lo dimentica facilmente, lasciando spazio sovente alla sua naturale predisposizione all’autodistruzione.
Il testo di Chiara Alivernini, presentato in forma letteraria, è rimasto pressoché invariato nella preparazione dello spettacolo, dando la possibilità agli attori di cimentarsi in una nuova forma di ricerca e costruzione del personaggio. Chi come noi ha potuto vedere e apprezzare lo spettacolo, ha riconosciuto lo spessore del particolare lavoro fisico, vocale e soprattutto di sperimentazione personale cui ognuno degli interpreti è stato chiamato in un arco di poco meno di 10 prove, volutamente quasi prive del sostegno di una drammaturgia vera e propria (salvo l’inserimento di inserti ritenuti necessari in fase di adattamento). Oltre al filo conduttore della storia, è così emersa da ogni personaggio una metafora con la quale costringere il pubblico a confrontarsi. Un testo complesso e forte coadiuvato da una regia ‘scomoda’ ma

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La regista, attrice e critica teatrale, cinematografica e musicale Mary Ferrara

estremamente stimolante per lo spettatore, chiamato in platea a rimanere vigile e attento in quanto gli attori hanno utilizzato tutto lo spazio scenico, dal palco al retro platea. Un mix di prodotto scenico tra un’opera di Jodorowsky e un Action Movie, di stampo cinematografico dove solamente gli attori sono i protagonisti assoluti, ‘dipinti’ con luci e musiche a quadri di forte impatto visivo-emotivo. La ragione per la quale siamo convinti che WAR – We Are Refused meriti di essere sostenuto è che costituisce uno di quei lavori teatrali in grado di suscitare la riflessione su temi attualissimi per la nostra vita quotidiana, che ci chiama costantemente a scelte consapevoli che tengano anche conto delle dinamiche di potere nel quale esse vengono a contestualizzarsi, anche nell’apparentemente irrilevante dimensione del cittadino medio. L’utilizzo distorto e abusante dei media, il controllo dell’opinione pubblica, il libero arbitrio che consente agli esseri umani di liberarsi dalla schiavitù della massa, sono infatti solo alcuni dei punti che WAR cerca di toccare. Il viaggio di Ulisse, come il nostro, è allora viaggio di fuga oltre che di ritorni; è soprattutto trasformazione dell’uomo stesso in sé. Il viaggio diviene un cammino senza ritorno, alla scoperta che non c’è, non può e non deve esserci ritorno.

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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