BASILEA – Fino al 25 maggio 2025, la mostra “Luci del Nord”, dedicata a circa 70 dipinti di paesaggi realizzati tra il 1880 e il 1930 da artisti scandinavi e canadesi. Tra questi, spiccano capolavori di Hilma af Klint ed Edvard Munch a La Fondation Beyeler di Riehen/Basilea.
Luci del Nord, la mostra alla Fondation Beyeler esplora l’influenza della natura nordica sulla pittura tra il 1880 e il 1930, presentando opere di artisti scandinavi e canadesi. La foresta boreale e fenomeni come l’aurora boreale sono al centro di queste rappresentazioni. Inoltre, l’artista contemporaneo Jakob Kudsk Steensen presenterà un’installazione digitale sul cambiamento climatico.
La Fondation Beyeler inaugura il 2025 con la mostra “Luci del Nord”, un’esposizione che riunisce circa 70 dipinti di paesaggi realizzati tra il 1880 e il 1930 da artisti provenienti da Scandinavia e Canada. Tra le opere esposte, si distinguono i lavori di Hilma af Klint ed Edvard Munch, figure di spicco dell’arte moderna.

Luci del Nord
La mostra pone l’accento sulla natura nordica, in particolare sulla foresta boreale, come fonte d’ispirazione comune. I paesaggi nordici, con le loro foreste sconfinate, la luce estiva quasi infinita, le lunghe notti invernali e fenomeni naturali come l’aurora boreale, hanno dato vita a una pittura moderna tipica del nord, capace di affascinare e attrarre profondamente.
Tra gli artisti in mostra, oltre a af Klint e Munch, vi sono Helmi Biese, Anna Boberg, Emily Carr, il principe Eugenio, Gustaf Fjæstad, Akseli Gallen-Kallela, Lawren S. Harris, J. E. H. MacDonald, Ivan Šiškin, Harald Sohlberg e Tom Thomson. Sebbene molti di questi artisti siano celebrati nei loro paesi d’origine, per il pubblico europeo rappresentano una scoperta affascinante, essendo questa la prima mostra in Europa dedicata a questo tema.

The Lair of the Lynx (Lokulan), 1908
La foresta boreale, o taiga, è la più vasta selva primordiale della Terra e svolge un ruolo cruciale nell’equilibrio ecologico del pianeta. Caratterizzata da fitti boschi di conifere, si estende attraverso la Scandinavia, la Russia e il Canada. Questo paesaggio, con la sua immensa uniformità ed estensione, ha profondamente influenzato gli artisti in mostra. Artisti che hanno rappresentato non solo la realtà visibile, ma anche le loro esperienze emotive, trasportando gli osservatori nelle vastità della foresta boreale e invitandoli a riflettere sul rapporto tra uomo e natura.

Springnight, 1914
Una mostra speciale
Un elemento distintivo di queste opere è l’uso innovativo della luce. Le mistiche aurore boreali, i giorni estivi limpidi senza fine, il sole di mezzanotte e l’oscurità delle notti invernali sono rappresentati con colori brillanti, pennellate espressive e prospettive anticonvenzionali, catturando le variazioni delle condizioni di luce nelle diverse stagioni e le maestose proporzioni della foresta nordica.
La mostra non segue una cronologia specifica; ogni sala è dedicata a singoli artisti e al loro approccio personale all’ambiente circostante, traducendo in dipinti paesaggistici la propria visione della natura. Oltre ai nomi più noti come Munch, Gallen-Kallela e af Klint, il pubblico avrà l’opportunità di scoprire artisti meno conosciuti a livello internazionale. Artisti comunque di grande rilevanza nei loro paesi d’origine, come Biese, Sohlberg, Fjæstad, Boberg, il principe Eugenio, Carr, Harris e Thomson.

In concomitanza con l’esposizione, la Fondation Beyeler ha commissionato all’artista danese contemporaneo Jakob Kudsk Steensen una nuova installazione digitale intitolata “Boreal Dreams”. Quest’opera esplora gli effetti della crisi climatica sull’ecosistema della zona boreale. Lo fa creando paesaggi virtuali basati su dati scientifici raccolti sul campo e utilizzando tecnologie di gaming.
La mostra “Luci del Nord” si inserisce nella tradizione della Fondation Beyeler di esplorare la pittura di paesaggio. Lo fa ampliando lo sguardo verso il Nord Europa e offrendo al pubblico un’esperienza immersiva nella maestosità e bellezza della natura nordica.

A House by the Coast (Fisherman’s Cottage), 1906
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