Cezanne alla Fondation Beyeler: 80 opere della maturità

Cezanne alla Fondation Beyeler: 80 opere della maturità

BASILEA – Per la prima volta la Fondation Beyeler dedica una mostra personale a Paul Cezanne. Dal 25 gennaio al 25 maggio 2026, circa 80 opere raccontano la fase più innovativa del maestro francese e il suo ruolo decisivo nella nascita dell’arte moderna.

Dal 25 gennaio al 25 maggio 2026, la Fondation Beyeler di Riehen, nei pressi di Basilea, presenta “Cezanne”, un’ampia retrospettiva dedicata all’ultima e più significativa fase dell’artista di Aix-en-Provence.

In mostra sono riuniti 58 dipinti a olio e 21 acquarelli, provenienti da importanti musei internazionali e collezioni private. L’obiettivo è chiaro: mostrare come Cezanne abbia cambiato per sempre la pittura. Non a caso, Pablo Picasso lo definì «il padre di tutti noi».

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Prestiti eccezionali e opere raramente visibili

L’esposizione presenta capolavori provenienti da istituzioni come il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum of Art, il Musée d’Orsay, la National Gallery of Art e la Tate.

Tuttavia, metà dei dipinti arriva da collezioni private e non è solitamente accessibile al pubblico. Tra questi spicca Baigneuses (1900-1906), presentata per la prima volta in assoluto. Inoltre, sono esposte opere raramente visibili come il Portrait de Paul Cezanne (ca. 1895).

Joueurs, Cezanne © GrandPalaisRMN (musée d’Orsay)

Per la prima volta vengono accostate due versioni ad acquarello del Ragazzo con il panciotto rosso. Allo stesso modo, la mostra riunisce due celebri versioni dei Giocatori di carte, una dalla Courtauld Gallery di Londra e l’altra dal Musée d’Orsay di Parigi.

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La Montagna Sainte-Victoire, laboratorio della modernità di Cezanne

Cuore dell’esposizione è la Montagna Sainte-Victoire, soggetto dipinto da Cezanne in circa 30 oli e numerosi acquarelli. In mostra sono riunite nove vedute, tra cui sette olii e due acquarelli.

Davanti a questo motivo ricorrente, l’artista sperimentò una pittura rivoluzionaria. Non cercava di rappresentare la natura in modo fedele. Piuttosto, voleva renderne visibili luce, colore e struttura. Attraverso “sensazioni cromatiche pure” e macchie di colore, costruì le forme direttamente con il colore.

Questo approccio influenzò profondamente artisti come Georges Braque e lo stesso Picasso, aprendo la strada al Cubismo.

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Bagnanti, nature morte e il tema del tempo di Cezanne

Accanto ai paesaggi provenzali, la mostra dedica ampio spazio ai bagnanti, tema centrale della produzione di Cezanne. Le figure non sono idealizzate. Al contrario, si fondono con alberi, rive e cielo. Uomo e natura diventano un unico ritmo visivo.

Anche le nature morte rivelano la sua ambizione di creare un ordine stabile e senza tempo. Mele, pere, brocche e tessuti diventano strumenti per indagare equilibrio, volume e spazio. Ogni oggetto acquisisce peso e presenza.

Infine, il motivo del teschio introduce una dimensione esistenziale. Qui la riflessione sulla forma si intreccia con quella sulla caducità della vita, dando ai dipinti una tensione profonda e meditativa.

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Un’esperienza immersiva tra atelier e cinema

La mostra invita il pubblico a entrare nel processo creativo dell’artista. In particolare, le opere lasciate volutamente incompiute rendono visibile la struttura del dipinto e stimolano l’immaginazione dello spettatore.

Al termine del percorso, visitatrici e visitatori possono sperimentare la tecnica dell’acquerello in un atelier allestito all’interno del museo. L’esperienza diventa così pratica oltre che visiva.

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L’esposizione si conclude con il cortometraggio Cézanne on Art (2025), firmato dal pittore Albert Oehlen e dal regista Oliver Hirschbiegel, noto per La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler e The Experiment – Cercasi cavie umane. Il film, girato nei luoghi della Montagna Sainte-Victoire, sarà presentato in prima mondiale alla Fondation Beyeler.

La mostra è curata da Ulf Küster. Il catalogo, pubblicato da Hatje Cantz Verlag, raccoglie contributi critici e una biografia illustrata dell’artista.

In definitiva, “Cezanne” non è solo una retrospettiva. È un viaggio alle origini dell’arte moderna e un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, proprio come fece il maestro provenzale.

Jane Burden

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