Mickey 17: uno specchio delle pulsioni del nostro tempo

Mickey 17: uno specchio delle pulsioni del nostro tempo

Mondo – “Mickey 17” è forse il film più interessante di Bong Joon-ho tra quelli da noi visionati. Se “Parasite” era infatti giocato sull’uso del paradosso, rischiando lo sterile intellettualismo, e “Madre” si basava su ‘classici’ ribaltamenti di prospettiva, l’ultima fatica del regista coreano ci mostra una voglia di divertirsi inedita per l’autore. Ma anche il desiderio di entrare nel vivo della contemporaneità, seguendo una delle regole non scritte del genere fantascientifico. 

“Mickey 17”, siamo entrati in sala con in testa molti pareri negativi su questa pellicola. Pareri che quasi ci stavano facendo desistere dalla visione dell’ultima fatica di Bong Joon-ho, specchio delle pulsioni del nostro tempo. Poi però ha prevalso la curiosità e così, a metà proiezione, ci siamo resi conto di una verità lapalissiana. Forse lapalissiana, ma per nulla scontata: alla gente non piace essere presa in giro.

Non con un prodotto scadente. Non con promesse non mantenute. No: alla gente semplicemente non piace sentirsi scandagliata e messa di fronte al disastro che stanno producendo certe pulsioni a livello sociale e comunitario. Ma andiamo con ordine. Intanto “Mickey 17” non è un semplice film di fantascienza.

E’ piuttosto un film che parla del nostro presente. C’è un miliardario fanatico religioso (Mark Ruffalo, perfettamente a suo agio in questi ruoli da uomo borioso, pieno di sé e vacuo) che, perse le elezioni negli Stati Uniti, decide di partire per lo spazio e colonizzare con un manipolo di fedelissimi un pianeta sconosciuto, freddo e che, oltre che da strane creature simili ai vermi di Dune, è infestato anche da un virus che uccide chi lo respira.

Locandina del film Mickey 17
La Locandina del film Mickey 17

Robert Pattinson, uomo qualunque senza talento

Alla ‘missione’ si aggiunge Mickey (un Robert Pattinson particolarmente sul pezzo in un lavoro che si muove sul registro dell’ironia) il quale, per sfuggire a un sadico strozzino e senza possedere nessun particolare talento, si arruola come ‘sacrificabile’: ogni volta che morirà in missioni particolarmente pericolose, la sua memoria verrà nuovamente caricata in un corpo stampato a partire dai rifiuti organici del nostro cibo.

Una tecnologia che è vietata sulla terra per le controversie legate alle implicazioni etiche e religiose. Ma che non importa a nessuno se viene utilizzata per creare una avanguardia di creature sacrificabili in esperimenti vari in altre realtà oltre il nostro pianeta. Ma non è tutto così ‘semplice’: Mickey, infatti, viene ricreato senza che una sua precedente configurazione muoia. Così non solo il nostro eroe si trova a confrontarsi col suo doppio, ma anche di fronte a un pericolo più concreto, dato che ovunque nell’universo i ‘Multipli’ sono proibiti e devono essere terminati.

Un’opera che parla di noi

Meno giocato in punta di paradosso rispetto ai precedenti Parasite e “Madre”, “Mickey 17” è più fresco e dotato di una sua urgenza. E’ chiaro che il film parla di noi. Noi che siamo seguaci di avventurieri senza scrupoli, che tengono solo al potere e al proprio ego. Non sono odiosi, questi nostri specchi. Anzi, sono buffi. In fondo il fascismo è sempre stato un po’ guascone. E farci il verso è meglio che condannarci.

Quest’ultima sarebbe stata una operazione ideologica, mentre Joon-ho, si vede, ha ancora fiducia. Fiducia nelle nostre possibilità di riprenderci. Fiducia negli anticorpi della nostra disastrata democrazia. Anche per questo al regista coreano non si può non voler bene, e questo non ostante qualche risata, amara, in faccia a quello che oggi come oggi siamo.

Articolo di Gian Paolo Galasi

Autore MyWhere

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