MONDO – Dal 17 settembre 2025 è uscito At last su Prime Video, l’undicesimo ed ultimo episodio della terza stagione di The Summer I Turned Pretty nonchè finale della serie young adult drama tratta dai libri della scrittrice Jenny Han. Ma cosa ne pensiamo della serie e del suo finale? Siamo qui per raccontarvelo!
Ora che The Summer I Turned Pretty si è finalmente conclusa (anche se, proprio durante la premiere della puntata finale a Parigi, è stato annunciato anche il film) possiamo dire sinceramente cosa pensiamo della serie, della sua storia e del suo finale.
La serie targata Prime Video, tratta dai romanzi di Jenny Han (The Summer I Turned Pretty, It’s Not Summer Without You e We’ll Always Have Summer) è giunta al termine dopo mesi di attesa, teorie e suspense.
Sì, perché quest’anno Prime ha ben pensato di farci fare un salto nel passato: è tornato l’episodio settimanale!
Prime Video ci ha restituito quella magica atmosfera che esisteva prima, con la spasmodica attesa di ogni nuovo episodio, le teorie condivise online, i dibattiti tra fan e, inevitabilmente, anche qualche scontro acceso.

The Summer I Turned Pretty è una serie che mette in scena, sì, i cliché di sempre (basti pensare anche solo al triangolo amoroso) ma lo fa in modo avvincente, coinvolgente. E questo è sicuramente uno degli ingredienti che ha contribuito al suo enorme successo.
Purezza dei sentimenti, personaggi imperfetti che sbagliano, crescono, amano e si feriscono: alla fine, in qualche modo, è proprio la normalità, raccontata con sincerità, a fare breccia.
Il tutto, poi, accompagnato da una colonna sonora memorabile. Da Harry Styles a Taylor Swift (presente con una traccia quasi in ogni episodio), quella della serie di Jenny Han è una selezione musicale curata nei minimi dettagli, che parla direttamente ai giovani di oggi e che ha contribuito in modo decisivo all’identità della serie.
Non è un semplice accompagnamento: è un elemento narrativo vero e proprio che ha attirato anche spettatori inizialmente incuriositi solo dalla soundtrack. In rete, infatti, non sono pochi i commenti di chi ha iniziato The Summer I Turned Pretty proprio per via della sua colonna sonora!
L’ultimo episodio, At last, è uscito il 17 settembre 2025 su Prime Video, chiudendo il cerchio di una delle serie young adult più chiacchierate degli ultimi anni.
La serie ha diviso il pubblico ed ora, a mente fredda, è arrivato il momento di tirare le somme.
Cosa è successo? Cosa ne pensiamo? Il finale ha rispettato la storia dei libri?
La storia in breve
La storia ruota attorno a Belly e al legame complicato, a tratti esasperante, che la unisce ai fratelli Fisher, Conrad e Jeremiah.
Nella prima stagione, Belly vive la sua prima estate davvero importante: emozioni nuove, indecisioni e un triangolo sentimentale che mette tutto in discussione. Dopo aver baciato entrambi i fratelli, infatti, sceglie Conrad. Ma proprio in quel momento la malattia di Susannah, la madre dei ragazzi, getta un’ombra su tutto.

La seconda stagione è più “matura”, segnata dalla perdita. Susannah è morta, Belly e Conrad si sono lasciati e lei, in quel momento di grande sofferenza, ritrova in Jeremiah una presenza più stabile e rassicurante. Stavolta sceglie lui, lasciandosi alle spalle, almeno apparentemente, il suo primo amore.
Nella terza stagione i protagonisti sono cresciuti.
Belly e Jeremiah decidono di sposarsi ma, pochi giorni prima del matrimonio, Conrad confessa, per l’ennesima volta, di amarla ancora. Jeremiah, intuendo che Belly non ha mai smesso davvero di amare anche suo fratello, decide di farsi da parte.
Belly parte per Parigi per ricominciare, ma…indovinate? Conrad la raggiunge.
Dopo diversi tentennamenti, Belly decide (di nuovo) di tornare con lui. E, a quanto sembra, in modo definitivo.
Dunque, dopo questo breve (ma necessario) recap possiamo iniziare ad analizzare la serie più approfonditamente.

Team Conrad o Team Jeremiah?
Iniziamo dicendo questo: i triangoli amorosi sono, di per sé, già abbastanza estenuanti. Nell’epoca dei social, poi, la situazione diventa davvero ingestibile. Soprattutto considerando la tossicità degli “schieramenti” che possono nascere attorno ad una serie come questa dove, teoricamente, si dovrebbe parteggiare per uno dei due fratelli in lotta per la stessa ragazza.
Ecco, diciamo che questa dinamica poteva anche funzionare se i fratelli in questione erano i Salvatore di The Vampire Diaries...ma i livelli non sono esattamente gli stessi (sebbene, e forse non tutti lo sanno, proprio Gavin Casalegno (Jeremiah) abbia interpretato proprio il giovane Damon Salvatore in passato).

Scherzi a parte. Anche se la serie è tratta dai libri di Jenny Han (e nei romanzi il rapporto tra i fratelli è perfino più complesso che nella serie), la prima vera considerazione che mi sento di fare riguarda proprio questo aspetto: non è tollerabile che il rapporto tra Conrad e Jeremiah venga così sistematicamente messo in secondo piano.
Sì, è una storia d’amore…e va bene. Ma non è accettabile che gli autori, Jenny Han stessa, non siano riusciti ad inserire nemmeno in tre stagioni un dialogo profondo tra i due fratelli. Un dialogo degno di nota, che renda giustizia ai loro personaggi, al loro legame e alla complessità dei sentimenti che li attraversano.
Soprattutto in questa terza stagione non è stato fatto un lavoro adeguato sulla loro evoluzione individuale e relazionale.
La scrittura ha lasciato parecchio a desiderare ed ha trasformato la visione della serie esclusivamente in una contrapposizione tra due team. Team Conrad VS Team Jeremiah, ricalcando la rottura tra i fratelli stessi.
Un approccio semplicistico che non ha permesso nemmeno agli spettatori di acquisire gli strumenti necessari per empatizzare veramente con i personaggi.
Conrad, il fratello maggiore, nella terza stagione appare molto cresciuto. È un ragazzo che sa cosa vuole, che porta avanti il sogno di diventare medico, che eccelle e che, scopriamo, va anche in terapia per avere una maggiore consapevolezza del proprio sentire e per imparare a gestire meglio le sue emozioni.
Conrad e Belly, forse, sono sempre stati destinati a stare insieme. Se si guarda tutta la storia dall’inizio, si capisce che quel finale era già scritto. Non c’era davvero ragione di credere al contrario. Ma… c’è un ma.
Jeremiah, in questa stagione, viene raccontato in un’ottica decisamente negativa. Vengono sottolineati tutti i suoi lati deboli: è rappresentato come un ragazzo volubile, insicuro, confuso ed afflitto da un costante senso di inferiorità nei confronti del fratello perfetto.
Viene raccontato, ancora, che tradisce Belly dopo neanche un giorno dalla loro (presunta?) rottura. Insomma, c’è un tentativo fin troppo palese di metterlo in cattiva luce.
Eppure, fino alla fine della seconda stagione, eravamo davanti a due ragazzi normali, con pregi e difetti, entrambi con ragioni valide.
Nella terza stagione, invece, Jeremiah diventa quasi il “cattivo” della situazione: manipolatore, immaturo, che sta con Belly solo per fare un dispetto al fratello. Ma è davvero così?
Quello che non viene mai davvero approfondito, e questo è un grave limite della scrittura, è il lato più fragile e ferito di Jeremiah.
Anche lui affronta la perdita della mamma. È lui quello che subisce costantemente il paragone con Conrad. Quello a cui il padre fa pesare di non essere “all’altezza”. Che vive il dolore di essere stato scelto e poi lasciato… per ben due volte.
Conrad, forse, è emotivamente più maturo. O meglio, così ce lo presentano.
Ma anche lui porta avanti un sentimento non affrontato per anni, non maturato, custodito nel silenzio e nei ricordi. Un sentimento che poi viene confessato proprio pochi giorni prima del matrimonio di Belly con suo fratello!
E questo viene letto come romantico.
E forse, in fondo, un po’ lo è. Un amore così forte da non poter essere più nascosto.

Ma forse, a questo punto, sarebbe più sensato dire che non c’è un lato giusto della storia. O comunque: o hanno tutti torto…o hanno tutti ragione. E sì, anche la nostra Belly rientra pienamente in questo discorso.
Ancora, il giorno del matrimonio, Conrad consegna a Jeremiah una lettera scritta anni prima da Susannah per lui. Una lettera che però, per un errore, si rivela essere quella che invece la madre aveva scritto per Conrad. E proprio in quella lettera la madre scrive che sapeva che sarebbe stato lui, Conrad, a sposare Belly. Lui, e nessun altro. Insomma…una tragedia!
E come si può non soffrire davanti ad un confronto del genere? Come può Jeremiah non sentirsi sempre il secondo, l’inadeguato? Come può non voler dimostrare, anche solo a sé stesso, di essere abbastanza?
Insomma: non esiste un momento nella serie che renda davvero giustizia al rapporto tra questi due fratelli, prescindendo dal triangolo amoroso.
Eccezion fatta per una scena nella 3×10, quando i due si ritrovano davanti alla tomba della madre. Ma anche lì, il tema centrale, purtroppo, è sempre Belly.

Chi è davvero Belly?
Parliamo ora di Belly, la nostra amata (ed odiata) protagonista.
All’inizio, nella prima stagione, è naturale empatizzare con lei: una ragazza semplice di 15 anni alle prese con il suo primo amore. Un sentimento che nutre da sempre, un amore sconfinato che affonda le radici nell’infanzia.
Seguiamo l’evoluzione di questo sentimento, ci immedesimiamo nei suoi ragionamenti. La vediamo avvicinarsi a Jeremiah per poi cambiare idea e rendersi conto che, in realtà, il suo vero amore è sempre stato Conrad.

E questo schema lo vediamo ripetersi almeno un paio di volte!
Per quanto sia un topos narrativo ampiamente utilizzato (ma che, lo dico chiaramente, personalmente trovo stucchevole), non me la sento di condannare Belly: è una ragazzina che cresce, sbaglia, si lascia travolgere dalle emozioni. E noi la seguiamo passo dopo passo in questo percorso, crescendo con lei.
Tuttavia, non mancano delle criticità.
Tralasciando l’irrisolto del suo sentimento per Conrad, che in certi momenti sembra superato, salvo poi non esserlo affatto, ci troviamo improvvisamente davanti una ragazza ancora al college, che arriva ad accettare una proposta di matrimonio e a rischiare di rinunciare ad un anno di studio all’estero.
Poi, la confessione di Conrad la fa di nuovo vacillare. E così… scappa a Parigi (tra l’altro, senza un visto e con uno zaino in spalla: siamo ufficialmente nella categoria della sospensione dell’incredulità! Ma sorvoliamo…)
Arrivata lì, scopre che il suo posto è stato ormai assegnato ad un altro studente. Quindi? Decide di restare comunque, di iniziare una nuova vita facendo dei lavoretti e ovviamente, inutile dirlo, si taglia i capelli. Momento iconico, quasi obbligatorio, per ogni personaggio che scelga di voltare pagina.
Il problema è che, anche qui, tutto si riduce nuovamente alle sue storie d’amore.
Scopriamo solamente che ha trascorso un anno a Parigi (c’è infatti un salto temporale), ma non abbiamo nessuna idea di cosa abbia fatto davvero, né di chi sia diventata.
L’unica cosa che ci viene detta è che ha nuovi amici, un nuovo taglio di capelli e che, indovinate un po’? Ama Conrad.

Ancora una volta, questa terza stagione sembra aver perso qualcosa nel processo di caratterizzazione dei personaggi (almeno quelli principali, paradossalmente), che appaiono sempre più appiattiti sulla sola dinamica sentimentale: che sia il triangolo amoroso o la coppia, tutto gira sempre lì intorno.
E ripeto: va bene, è una serie per ragazzi, non si può pretendere troppo. Ma stiamo comunque parlando di uno dei prodotti di punta di Amazon Prime.
Proprio per questo, ciò che si chiede è, forse, il minimo sindacale: una narrazione godibile, coerente, e che sappia raccontarci chi sono davvero questi personaggi al di là dei cliché.
Forse, alla base, c’è stata una gestione sbagliata dei tempi narrativi. Alcune storyline potevano tranquillamente essere alleggerite o accorciate, per lasciare più spazio all’approfondimento psicologico dei protagonisti. E forse, così facendo, la visione complessiva dello show sarebbe risultata più equilibrata e coinvolgente, senza trasformarsi, soprattutto verso la fine, in un puro scontro tra team opposti (e quindi in una fruizione del prodotto molto superficiale).
At Last: il gran finale di The Summer I Turned Pretty
Va ammesso: se è vero che la terza stagione, complessivamente, ha lasciato varie perplessità, è altrettanto vero che l’episodio finale è piacevole.
Sarà che la trama ormai si trascinava da tempo, sarà che l’uscita settimanale degli episodi aveva un po’ stancato (complice anche l’ondata di teorie, dibattiti e spoiler sui social), ma questa volta l’episodio è stato scorrevole, godibile.
Di certo molto più coinvolgente dell’episodio 9, in cui vediamo Belly correre per Parigi dietro ad uno zaino rubato (letteralmente).
Conrad arriva a Parigi sulle note di Je te laisserai des mots di Patrick Watson, e questo, bisogna dirlo, è un gran punto a favore del finale.

In questa serie, come detto precedentemente, la colonna sonora ha sempre avuto un ruolo centrale, narrativo. E anche in questo episodio non delude.
Conrad e Belly si rivedono dopo un anno. Lui le ha scritto diverse lettere a cui lei non ha mai risposto. Tranne ad una, l’ultima, in cui gli comunica di aver cambiato indirizzo. E lui, senza pensarci troppo, si presenta sotto casa sua. Un gesto che per alcuni è stato romantico, per altri un po’ inquietante (ed infatti sul web sono molti i meme in cui Conrad è paragonato a Joe Goldberg, protagonista della serie Netflix You.).
Il loro incontro è visibilmente teso, imbarazzato. Belly sembra quasi voglia chiedergli “ma cosa sei venuto a fare?” e forse, in realtà, è la stessa domanda che in quel momento si pone anche lui.
Eppure, Lola Tung e Chris Briney riescono a comunicare moltissimo con un solo sguardo: imbarazzo, disagio, nostalgia, malinconia. Ma anche e soprattutto amore sincero, ancora vivissimo.
Conrad è impacciato, nervoso.
Belly, dopo aver promesso a sé stessa che gli avrebbe fatto solo da guida turistica per qualche ora, finisce per portarlo in giro per tutta Parigi. Louvre, Reggia di Versailles, Torre Eiffel… in due ore. Realismo? Zero. Ma lo accettiamo: Conrad vuole vedere Parigi attraverso gli occhi di Belly, vuole conoscere i luoghi che lei ha vissuto durante il suo anno all’estero.

Ed è proprio quando Belly lo porta su una terrazza nascosta, il suo rifugio personale, che la narrazione si fa più intensa. Finalmente, emerge qualcosa di più profondo: le sue paure, il senso di solitudine in un Paese straniero, il peso delle responsabilità e la fatica di affrontare la vita adulta per la prima volta. In quel momento, Belly diventa un personaggio con cui tanti possono identificarsi: smarrita, fragile, ma capace di trovare rifugio in piccoli spazi di verità.
Nel flusso di questa ritrovata intimità, Belly gli chiede di restare, ma solo se c’è un altro treno che lui possa prendere più tardi. Ovviamente Conrad accetta (e noi già sapevamo che non avrebbe preso nessun altro treno neanche se ce ne fosse stato uno ogni mezz’ora).
Così, lo vediamo entrare nel suo nuovo mondo. Entra nel suo appartamento, vede foto e volti nuovi, amici che lui non conosce e che testimoniano una cosa chiara: la vita di Belly è andata avanti.
E proprio in questo nuovo contesto, in occasione di una cena di compleanno organizzata per lei, Conrad cerca delicatamente di trovare il suo spazio, cercando di capire se, in quel nuovo equilibrio, possa esserci ancora posto anche per lui.
Le scene tra loro due sono forti, intense, cariche di tensione emotiva. La complicità tra gli attori è palpabile e, non a caso, alcuni dialoghi e inquadrature riprendono, in parallelo, momenti iconici dell’episodio pilota della prima stagione.
Un tocco raffinato, che fa da eco all’inizio della loro storia e prepara al suo (apparentemente) nuovo inizio.
Quando Conrad le chiede perché non ha mai risposto alle lettere, Belly risponde con sincerità: doveva lasciar andare il passato, e non poteva farlo finché restava aggrappata a lui. E quando lui le chiede se è davvero andata avanti, parte quel bacio tanto atteso da tutti (e accompagnato da Dress di Taylor Swift) diventato subito virale sui social.

Un bacio che sembra suggellare un finale perfetto.
Ma ecco il colpo di scena: Belly esita. E questa esitazione è, forse, la parte più riuscita del finale.
Perché , diciamolo, ci si può davvero presentare a casa di qualcuno, dopo anni, senza avvisare, e aspettarsi qualcosa?
Conrad le dice che la ama ancora e che desidera sapere se anche una parte di lei ancora lo ama. Ma Belly è confusa. Ha paura che tutto ciò che c’è stato tra loro sia nato solo perché Susannah lo desiderava.
Ed in effetti, questa madre-ombra che aleggia su ogni decisione, a lungo andare pesa. Ma Conrad le dice che no, Susannah non c’entra. Che se la incontrasse oggi, si innamorerebbe comunque. Non pretende lei rivoluzioni la sua nuova vita per lui ma che desidera farne parte. Che è riuscito a cambiare tutto di sé, tranne una cosa: l’amore che prova per lei.
Ma Belly decide di lasciarlo andare. O almeno, questo è quello che sembra.
Bastano infatti pochi minuti, uno sguardo a quel vecchio peluche, a quella collanina che lui le aveva regalato, per capire qualcosa di importante: non deve per forza cambiare tutto per crescere. Forse, può semplicemente ricominciare ad amare quella parte di sé che ha sempre seguito il cuore. Anche quando la ragione le diceva il contrario. Anche quando sembrava troppo tardi.
Così, mentre in voice-over la sentiamo recitare I have brown hair and brown eyes and I will always love Conrad Fisher (Ho i capelli e gli occhi marroni ed amerò per sempre Conrad Fisher), Belly corre in stazione.
E li vediamo finalmente insieme, pronti a ricominciare.
Non torneranno a Cousins quell’estate, ma la successiva sì. E li vediamo entrare in quella casa. Solo loro, mano nella mano.

Ma qui nasce una riflessione: possibile che abbiano deciso di non inserire una scena con gli altri personaggi? Nessun confronto tra i fratelli, nessun momento con la famiglia? Possibile che non abbiano sentito il bisogno di chiudere questi cerchi narrativi?
Che l’idea sia quella, forse, di farlo nel film, annunciato proprio alla première parigina del finale? Possibile. Ma resta il fatto che questo finale, per quanto romantico, è anche un po’ incompleto.
Un po’ malinconico, un po’ sospeso, e, paradossalmente, sono gli altri personaggi ad avere finali più compiuti, più autentici, più meritati.
Steven e Taylor, per esempio, dopo mille ostacoli, litigi, riavvicinamenti e momenti di crescita, sembrano finalmente aver trovato un equilibrio sano, maturo, basato su scelte condivise e su un amore che non si limita più all’infatuazione adolescenziale. Taylor decide di trasferirsi a San Francisco per seguire Steven impegnato lì per lavoro. E lei, pur avendo costruito la sua identità anche attraverso il lavoro, è pronta a ricominciare altrove, non per sacrificarsi, ma per condividere un progetto di vita insieme. Finalmente, una dinamica di coppia che si regge sull’equilibrio, non sul dramma.
Ma la vera rivelazione è Jeremiah.
Dopo averlo lasciato nell’episodio 10 accanto alla tomba della madre insieme a Conrad, lo ritroviamo in una versione nuova di sé: più centrato, più maturo e, finalmente, sulla sua strada. Sta inseguendo il suo sogno di diventare chef e, per la prima volta, sembra smettere di rincorrere il riconoscimento degli altri, iniziando a inseguire ciò che fa stare bene lui.
Emblematica la scena con Denise (personaggio secondario e con cui sembra stia nascendo del tenero), in cui lei lo mette di fronte ad una verità scomoda ma liberatoria: “L’unico ad avere un’ossessione per tuo fratello, sei tu.”

Jeremiah, che per anni ha vissuto nell’ombra di Conrad, è quasi sconvolto dal modo in cui Denise riesce a dar voce a quel pensiero.
E ancora più forte è quando Denise, guardandolo negli occhi, gli dice che non capisce come possa sentirsi meno del fratello.
“Non fare finta di non sapere che sei un 10.”
Una frase semplice, che sembra banale, ma che nasconde in realtà un messaggio potente. Perché per la prima volta, qualcuno lo guarda davvero. Non come il fratello di, non come il “secondo”, ma come un ragazzo che merita di esistere a prescindere da paragoni o aspettative.
Poco dopo, arriva un altro momento chiave: il padre, presente all’evento in cui Jeremiah cucina per la prima volta davanti a un pubblico, gli si avvicina e gli dice di essere fiero di lui. Finalmente. Un riconoscimento che arriva non per qualcosa fatto “per” il padre, ma per qualcosa che Jeremiah ha fatto per sè stesso.
È qui che si compie il suo vero percorso di crescita. Non ha trovato l’amore romantico? Forse no. Ma ha trovato qualcosa di più importante: l’amore per sé stesso, la fiducia in ciò che è e in ciò che vuole diventare.
E allora sì, possiamo dirlo senza esitazioni:
Jeremiah è il personaggio che esce meglio da tutta la serie. Nonostante il palese tentativo di affossarlo.
Ha sofferto, ha sbagliato strada, ha cercato di essere quello che gli altri volevano…ma alla fine ha scelto sé stesso. E in questo è stato finalmente visto. E, finalmente, anche apprezzato.

In conclusione…
Il finale di The Summer I Turned Pretty è certamente forte, coinvolgente, emozionante.
Ma ha anche tanti punti deboli (così come tutta la serie, in generale).
Tra questi, uno dei principali resta il ritorno di fiamma tra Belly e Conrad.
Bellissimi, intensi, complici, certo. Ma su quali basi si fonda davvero la loro relazione?
Su un sentimento profondo o solo sulla nostalgia di un amore idealizzato e nutrito dal ricordo?

La frase “I have brown hair and brown eyes and I will always love Conrad Fisher” è diventata subito virale (nel bene e nel male). Ma, personalmente, l’ho trovata limitante.
È vero, vuole certamente rappresentare un legame che fa parte dell’identità stessa di Belly, qualcosa che non può rinnegare né cancellare. Ma è anche vero che una scrittura più attenta e matura avrebbe potuto esprimere lo stesso concetto con più profondità e meno effetto teen-drama.
Speriamo davvero che il film annunciato riesca a colmare queste lacune, magari evitando per sempre il ritorno di triangoli infiniti e cliché riciclati.
Perché The Summer I Turned Pretty, anche se nato per un pubblico giovane, ha dimostrato di avere il potenziale per raccontare storie vere, crescite autentiche e sentimenti complessi.
Bisogna solo trovare il coraggio (e la scrittura giusta) per farlo.
Per ora, un bel 7 se lo merita tutto.
- Fotografia splendida.
- Colonna sonora impeccabile.
- Approfondimento psicologico? Ancora troppo carente. Ma le basi ci sono.

E voi? Cosa ne pensate della serie e del finale? Team Conrad, Team Jeremiah… o semplicemente Team scrivete meglio, che il potenziale ce l’avete?
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