Da qualche parte starò fermo ad aspettare te: intervista all’autrice Lorenza Stroppa

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te: intervista all’autrice Lorenza Stroppa

ITALIA – Finalmente ora la troviamo anche in audiolibro… Una storia romantica per allietare le nostre orecchie ed i nostri cuori. Da qualche parte starò fermo ad aspettare te è il titolo del nuovo libro di Lorenza Stroppa, edito Mondadori. Nel nostro incontro l’autrice ci racconta, da scrittrice e insegnante di scrittura,  cosa ha imparato da questa professione.

Tempo di vacanze tempo di letture…… che libro porterò in spiaggia o in montagna durante i miei  momenti di relax? E se invece mi lasciassi cullare   da un audiolibro durante i miei lunghi viaggi per raggiungere la meta di villeggiatura?
Abbiamo scritto qualche tempo fa di Lorenza Stroppa che è uscita per Mondadori con….”da qualche parte starofermo ad aspettare te.”
Finalmente ora la troviamo anche in audiolibro…. Una storia romantica per allietare e le nostre orecchie ed i nostri cuori.

Lorenza Stroppa, classe 1974, scrittrice ed editor, senonchè docente, ha saputo  da sempre coniugare il suo amore per i libri e la scrittura. Scrittrice di romanzi, è al suo terzo romanzo che abbiamo il piacere di presentare con questa leggera intervista che ci ha gentilmente concesso.

Buongiorno Lorenza, nasce spontaneo chiederti come sei arrivata a scrivere questo libro dal titolo così evocativo ma che fa presupporre ad un uomo come voce narrante.

L’idea mi è venuta leggendo un altro libro, La scuola degli ingredienti segreti, di Erica Bauermeister. Nel romanzo a un tratto il protagonista maschile trovava sul pavimento di un supermercato un biglietto con su scritto: “Pane, latte, olio e una pistola”. Questo abbozzo di storia non è stato né ripreso né utilizzato all’interno del libro, come se la sua autrice non avesse voluto raccoglierne la sfida. Io invece l’ho raccolta, ho fatto mio il bigliettino con quella particolare lista della spesa trasformandolo in una lista scritta nell’agenda della mia protagonista femminile, Giulia, una sorta di to do list misteriosa con una serie distrani appuntamenti per le calli e i campi di Venezia prima di… lascio ai lettori scoprirlo. Il romanzo, anche se ha un titolo al maschile (un verso tratto da una poesia di Walt Whitman), alterna la voce narrante di Giulia a quella di Diego, che troverà l’agenda smarrita di Giulia e deciderà di inseguirla, per scoprire cosa nasconde. All’inizio sarà quasi un pedinamento silenzioso, ma poi i due si conosceranno e tutto si farà un po’ più complicato.

Dalle citazioni e dai riferimenti su Venezia, si sente già dalle prime pagine, una tua vena poetica. Quale è soprattutto il tuo rapporto con questa città che ha sempre incantato tutti noi per la sua unicità.

Venezia è la città della mia famiglia, ospita ancora diversi miei parenti e ed è il luogo dove ho frequentato l’università. Anche se non vivo lì, mi sento profondamente legata a Venezia, per me è una dimensione affettiva, una sorta di liquido amniotico. In più, da un punto di vista più artistico, la considero una città particolare, una quinta perfetta per alcuni libri. Non per la sua bellezza (figlia di un’estetica decadente e malata, perciò ancora più intensa), ma per le storie e le domande che cela nelle ombre e nell’acqua dei suoi canali. È una città che ti entra sotto pelle, che fai fatica a ignorare e, se sei nato a Venezia, come i miei protagonisti, hai imparato a vivere con lei, con il respiro della marea, immerso in un tempo dilatato, con il cuore dilaniato da un’eterna, dolcissima nostalgia.

Il tuo libro è uscito in febbraio di quest’anno, in un momento delicato; come ti sei trovata a dover cancellare il tour promozionale?

Ho investito molto su questo libro, in termini di speranze, di sacrifici (ne sanno qualcosa i miei figli, poveri, con una mamma spesso assente), di fatica. Ci tenevo che la mia piccola storia continuasse a girare. Questo buco nero che si è ingoiato il tour (più di venti date in tutta Italia) e le mie illusioni è stato crudele e difficile da digerire. Ancora adesso mi viene da giocare al gioco dei “se fosse” e a chiedermi cosa ne sarebbe stato, del mio libro, se tutto fosse andato come doveva andare. Per carità, non ho mai accarezzato l’illusione di poter diventare una scrittrice di best-seller, ma ho sempre confidato che il mio libro avesse potuto circolare e appassionare i lettori. Speriamo di recuperare almeno un po’ il tempo e le occasioni perdute.

Esiste una dedica a Giovanni. Vuoi raccontarci chi è e quanto ha o attualmente rappresenta nella tua vita?

Giovanni è mio marito. Crede in me, mi sostiene, è il mio punto fermo da ormai ventiquattro anni. Ed è anche fonte di grandi stimoli creativi, con lui parlo di tutto, mi confronto, è un amico, oltre che un compagno di vita. Il caso vuole che ci siamo conosciuti proprio sul treno, di ritorno da Venezia, dove studiavamo entrambi. Si dice che col tempo l’amore scema, che viene sostituito da un affetto più blando, più pacato. Ma io lo vedo sempre come il ragazzo timido che, sulla carrozza ha cambiato di posto per venirmi a conoscere, e mi capita ancora di sentire le farfalle allo stomaco, quando ad esempio, seduti in posti distanti a una tavola di amici, incrociamo gli sguardi.

Giulia e Diego sono due universi paralleli che ad un certo punto si incontrano per godere insieme dei piaceri della vita di tutti i giorni, fatta di piccole cose ma anche di gradevoli speciali momenti.  Come hai vissuto i mesi scorsi? Ti sei trovata vicina ai protagonisti della storia?

Sono rimasta immersa nei pensieri di Giulia e Diego mentre scrivevo il libro, restando soprattutto al fianco di Giulia mentre rievocava i fantasmi del passato, le sue sofferenze. Poi però, una volta che il libro è andato in stampa ed è partito per la sua tribolata vita in libreria, ho reciso il cordone con quelle vite per ritornare alla mia. Durante i mesi di lockdown la mia esistenza non assomigliava alla loro, liberi di gironzolare per l’amata Venezia: per la maggior parte del tempo sono stata chiusa in casa con i figli; mio marito, che lavora in ambito sanitario, usciva la mattina e tornava la sera, tardi. Io ero in smartworking, ma anche alle prese con la DAD dei figli, con la casa, con la spesa al supermercato (unica occasione di uscita ogni dieci giorni), con la preparazione dei pasti (ossessione continua dei miei due amatissimi adolescenti…). C’era, sinceramente, poca poesia e tanta pressione, stanchezza, tanto nervosismo. Cercavo di tenere tutto sotto controllo e di mostrare una facciata positiva ai figli e al marito, quando rientrava stanco morto, ma dentro cadeva tutto a pezzi.

Lorenza Stroppa
Lorenza Stroppa

Tu sei scrittrice ma anche insegnante di scrittura; cosa senti di aver imparato da questa professione e soprattutto cosa ti senti di consigliare a giovani scrittori quando si trovano davanti al famoso foglio bianco?

Scrivere ti consente di comprendere meglio gli altri e te stesso. Di rielaborare pensieri che non credevi neppure di avere, di affrontare le paure in modo più soft e vedere le tue reazioni.

Per chi ama scrivere e vuole cimentarsi nella scrittura di un libro consiglio di leggere tantissimo e di non puntare subito in alto: meglio cominciare con dei racconti, con dei romanzi brevi, e poi fare il salto. La stesura di un romanzo, oltre a una valida idea, richiede tempo, costanza e fiducia nelle proprie capacità. E poi ancora concentrazione, fatica e accettazione di possibili fallimenti. Sono capacità che si affinano con il tempo, leggendo e scrivendo, scrivendo e leggendo e collezionando sbagli. Il foglio bianco non deve fare paura, non rappresenta una sfida, ma una finestra verso una dimensione più profonda di noi stessi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto scrivendo i capitoli finali di una storia complessa ambientata in Bretagna, la terra del romanzo cortese, dei pirati e dei castelli. Ci sono diversi personaggi e due vicende parallele che si intrecciano, per cui anche la struttura è piuttosto impegnativa. Parla di rimorsi, di scelte sbagliate che non si possono modificare. Serve solo accettarle e accettarsi.

Attraverso queste ultime parole, lasciamo che  i romanzi di Lorenza parlino al nostro cuore, e servano ad arricchire i nostri percorsi di vita e riuscire a realizzare i nostri sogni proprio come lei ci insegna con questa intervista.

Lorenza Stroppa MyWhere

Mondadori

Crediti foto: pagina Facebook di Lorenza Stroppa

 

Carmen Bartolone

2 Responses to "Da qualche parte starò fermo ad aspettare te: intervista all’autrice Lorenza Stroppa"

  1. Erminia   26 Giugno 2020 at 15:23

    Molto interessante il rapporto fra scrittura ed il priori mondo interiore, il foglio bianco come finestra per accedere al nostro io interiore. Ancora una volta una lettura piacevole, il disvelamento di un personaggio interessante. Grazie Carmen

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  2. Giuliana   25 Luglio 2020 at 18:34

    Beh, non c’è che dire, questa interessante intervista e presentazione invogliano decisamente al libro e, per quanto mi riguarda – è tanto che desidero farlo – a prendere un audiolibro. Sì, il contatto con l’elemento cartaceo, lo sfogliare le pagine etc può dare una maggiore sensazione di intimità con la lettura, ma siamo sicuri che anche starsene tranquillamente sdraiati, a occhi chiusi, o magari seduti durante un viaggio in treno, ascoltando una storia, non sia ugualmente piacevole? Intanto un bel grazie a Carmen e un sincero “in bocca al lupo” a Lorenza!

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