La serie su Leonardo è un successo ma non ci ha lasciato nulla del suo genio

La serie su Leonardo è un successo ma non ci ha lasciato nulla del suo genio

ITALIA – 7 milioni di spettatori a puntata, share oltre il 28% e trend topic del mese sui social. La fiction in onda su Raiuno dedicata a Leonardo Da Vinci è un successo conclamato ma allo stesso tempo rappresenta un’occasione persa. A 2 puntate dalla conclusione vi spiego cosa è andato storto.

Dissacrato, deformato, differente. Il Leonardo protagonista della fiction di Lux Vide in onda su Raiuno è tutt’altra cosa rispetto al genio che abbiamo imparato a conoscere. Chi avalla e sta avallando la serie – e non sono certo due gatti visto il boom di ascolti – lo definisce un Leonardo “moderno”.

Non mancano però i detrattori, furenti più che mai. Qualche nome? Vittorio Sgarbi – su cui si può dire tutto tranne che non sia un conoscitore del grande genio di Da Vinci – ha tuonato così sulla fiction Rai: “Lo hanno dipinto come un sfigato, come un insicuro, il ritratto che ne hanno dato è completamente fasullo”.

A fargli eco c’è anche il Direttore del Museo Ideale Leonardo Da Vinci Alessandro Vezzosi che ha definito la serie un’occasione persa, sottolineandone il totale stravolgimento degli elementi storici.

E allora, a due puntate dalla conclusione della serie tv su Leonardo, che cosa ci resta? Provo a esprimere la mia opinione.

DI COSA PARLA LA SERIE SU LEONARDO IN ONDA SU RAIUNO?

La trama: nel 1506, Leonardo Da Vinci (Aidan Turner) il più famoso artista del suo tempo, viene accusato dell’omicidio di Caterina da Cremona (Matilda De Angelis). Interrogato da Stefano Giraldi, ambizioso ufficiale del Ducato di Milano, Leonardo inizia a raccontare la sua vita, a partire dal primo incontro con Caterina nella bottega di Andrea del Verrocchio (Giancarlo Giannini). Giraldi, affascinato dalla personalità dell’artista, inizia a sospettare che Leonardo possa essere innocente e indaga per scoprire la verità.

UN PERSONAGGIO COME LEONARDO MERITAVA PIU’ REALISMO

La serie come detto è prodotta dal marchio Lux Vide, ormai una garanzia di titoli capaci di soddisfare il pubblico più ampio possibile (vedi I Medici). La forza di questo prodotto è proprio questa: essere riusciti ad avvicinare a Leonardo Da Vinci, non solo gli afficionados rai, ma anche chi, su Raiuno, non passerebbe una serata neanche per un milione di dollari.

Ma il prezzo da pagare è alto, soprattutto vista l’importanza della tematica e del personaggio: si va dai dialoghi ipermodernizzati agli accadimenti biografici totalmente falsati. Qualche esempio? La figura di Caterina da Cremona, in verità respinta da Leonardo e non la sua migliore amica – Matilda De Angelis ottima come sempre, su questo non ci piove – per non parlare della presenza di modelle trasandate presenti nelle botteghe dei pittori (siamo circa 200 anni in anticipo!).

Finita qui? Macchè! Verrocchio ai tempi del Battesimo aveva 40 anni, qui invece viene interpretato da Giancarlo Giannini che il traguardo dei 40 l’ha superato già da un bel po’.

Di incongruenze storiche e artistiche ce ne sono a bizzeffe. Penso ad esempio al Battesimo di Verrocchio, la cui composizione straordinaria fu tutta mentale e definita attraverso successivi schizzi e studi su carta, altro che con modelli in posa.

COSA CI RESTERA’ DELLA SERIE SU LEONARDO DA VINCI? 

So benissimo che quando si scrive un biopic, soprattutto per un format televisivo, le difficoltà sono molte. Da una parte occorre studiare, studiare e studiare. Come diceva Umberto Eco, la verità storica al primo posto. E in questo caso, studio su Da Vinci ne ho visto poco.

Altra problematica: i tempi di lavorazione, sempre meno e sempre più imposti dalle case di produzione. Insomma, per una serie tv, non puoi metterci il tempo che impiegava Kubrick per ideare un film. Infine, ma non meno importante, gli ascolti. Sono loro che comandano e per fare ascolti serve il pop. I gusti cambiano, il pubblico cambia e il pubblico non vuole un documentario, vuole un antieroe problematico dallo spirito “fiction”.

D’accordo. Queste difficoltà esistono e ci si imbattono tutti i registi. Ma qui stiamo parlando di Leonardo Da Vinci, non di Totti o di Freddy Mercury (non me ne vogliano, li adoro entrambi). Insomma, sbagliare su Da Vinci è tutta un’altra cosa.

Che dire? Questo Da Vinci proprio non mi convince, ma devo spezzare una lancia seppur sottile in favore della serie. Nelle puntate centrali ho visto un prodotto sicuramente più coinvolgente. Meno melenso e un po’ (non troppo) più “storico”.

Non basta però a salvare capra e cavoli. Ci sono gli ascolti certo, che in un certo senso fanno anche piacere visto che un po’ di cultura non guasta mai, ma se volete ammirare una ricostruzione fedele di questo personaggio immortale, non vi resta che recuperare il fantastico La vita di Leonardo da Vinci del 1971 con l’indimenticabile Philippe Leroy, di tutt’altra pasta rispetto ad Aidan Turner.

Autore MyWhere
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