A Tokyo la scherma italiana ha abdicato. Ma non è un fallimento

A Tokyo la scherma italiana ha abdicato. Ma non è un fallimento

MONDO – Ai XXXII Giochi Olimpici di Tokyo 2020, il mondo della scherma italiana ha abdicato. Rispetto a Londra 2012 e Rio 2016, si chiude senza le medaglie del metallo più pregiato. Ma non chiamatelo fallimento.

Il movimento schermistico italiano, a Tokyo 2020, torna a casa senza medaglie d’oro per la prima volta dal 1980. Un’eternità. Eppure abbiamo conquistato 5 medaglie (3 argenti e 2 bronzi) contro le 4 di Rio. Ma al popolo italiano non basta, e se l’atleta non vince,  allora ha fallito. E poi le faide interne, le accuse, i veleni. Dov’è finito lo spirito olimpico in questa disciplina tanto amata?

“Il Mondo ci ha presi”. Così ha sentenziato, in modo perfetto, il fiorettista Giorgio Avola. Verissimo e con tutta probabilità siamo arrivati alla fine di un ciclo. E come tutti i cicli, saremo in grado di ripartire più forti di prima.

Ma alcune cose dovrebbero far riflettere.

In primis le parole dell’ex campionessa Elisa Di Francisca. Durissime e figlie di vecchie ruggini con Arianna Errigo. E ne ha per tutti.

Di Arianna dice:

Non la vedo bene, è forte, ha talento, ma alle Olimpiadi non so cosa le succeda. È molto emotiva, non tiene la tensione. Potrebbe vincere tranquillamente, è un peccato.

Non risparmia neppure il Maestro Cipressa:

Cipressa avrebbe dovuto fare di più. Le ragazze sono forti, qualcosa è mancato. Un po’ di responsabilità credo che se la senta anche lui.

E infine Aldo Montano:

In finale l’abbiamo visto prendere certe stoccate dai giovani coreani. Tanto di cappello per il campione che è stato, anche nella semifinale con l’Ungheria, però arrivati a un certo punto bisogna saper dire basta.

Le sue parole non sono piaciute e Cipressa parla di “voltafaccia disgusto“. E non è di certo l’unico, nel mondo sportivo, a pensarla così. Essere schietti e dire ciò che si pensa è giusto, ma così è faticoso da digerire, che sia vero o meno ciò che dice. Sono pensieri forti che nessuno si meritava di leggere. Le critiche ci stanno, sono giuste e aiutano a crescere. Non in questo modo, però. Forse, anche se afferma il contrario, avrebbe voluto essere lì e guidare le ragazze al successo. Ha fatto la sua scelta e dunque, che si metta a sedere e guardi le altre tirare.

In secundis, siamo abituati sempre e solo a vincere. Manca la cultura della sconfitta, del saper perdere. Se ne è parlato molto anche per gli Europei di calcio, quando i calciatori inglesi si sono tolti le medaglie.

Dovremmo, invece, accettare e accogliere la sconfitta. Capisco la delusione, a freddo, di chi perde ma poi bisogna rendersi conto delle cose straordinarie fatte grazie alle proprie forze, agli allenamenti e al costante credere in sé. Anni passati a preparare quei pochi attimi che ti separano dalla gloria eterna. Non tutti possono sapere cosa si prova su quella pedana (o su una pista di atletica, o sul parquet, …), le emozioni che vivono, il sudore e le lacrime versate.

L’argento è una vittoria. Il bronzo è una vittoria. Essere alle Olimpiadi è una vittoria. E dovremmo essere orgogliosi di queste ragazze e questi ragazzi che hanno difeso i colori dell’Italia a Tokyo, invece di accusarli.

E quindi grazie a Daniele Garozzo per l’argento al fioretto maschile, a Semele per quello nella sciabola. Entrambi individuali.

Grazie ai ragazzi della sciabola maschile a squadre, e alle ragazze del fioretto e della spada femminile. Grazie per averci fatto saltare a ogni stoccata data, grazie per le continue emozioni che ci regalate in pedana. E che continuerete a regalare negli anni avvenire.

Grazie a tutti quelli che hanno incrociato la propria arma con un avversario a queste Olimpiadi di Tokyo.

E adesso giù la maschera. Torneremo ancora più forti.

Qui il mio primo articolo per MyWhere, dedicato ovviamente alla scherma!

 

Francesco Frosini
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