La Boxe è donna: l’appuntamento con la storia di Irma Testa

La Boxe è donna: l’appuntamento con la storia di Irma Testa

MONDO – Sabato 31 luglio alle 6 di mattina, saranno molti gli italiani che si sveglieranno all’alba pur di tifare la Farfalla di Torre Annunziata. Irma Testa è infatti pronta a sfidare la Petecio (campionessa del mondo) nelle semifinali di boxe  delle Olimpiadi di Tokyo.

Una medaglia ancora tutta da colorare, ma quel che è certo è che ci sarà. La farfalla di Torre Annunziata, Irma Testa – 24 anni a dicembre – ha eliminato ai Giochi Olimpici di Tokyo la canadese Carolina Veyre, qualificandosi così per la semifinale di Pugilato.

Nella boxe infatti, chi arriva quarto prende il bronzo come il terzo. Un modo per premiare entrambi i semifinalisti.

Avevamo conosciuto il talento e la tenacia di Irma Testa a Rio 2016. Aveva 18 anni e mettendo piede sul ring, era diventata la prima rappresentante italiana del pugilato femminile nella storia delle Olimpiadi.

“Spero che la mia partecipazione ai Giochi possa far crescere ancora di più il nostro movimento. La boxe è uno sport femminile e praticarlo fa bene alle donne e le rende anche più belle”.

Quello della Boxe femminile è un mondo ancora sconosciuto a molti, ma pieno di storie incredibili, che possono diventare addirittura storie da Oscar (Million Dollar Baby di Clint Eastwood ne è un esempio lampante).

Quando si parla di pugilato, oppure di sport da combattimento in generale, è spesso difficile pensare al femminile. La boxe ha sempre faticato molto ad aggiornarsi e progredire, rimanendo sempre discussa e discutibile, inguaribilmente maschile e maschilista.

Il pugilato femminile ha avuto infatti molta difficoltà ad affermarsi (è diventato sport olimpico solo 9 anni fa, a Londra 2012), e ci sono voluti decenni perché si potesse assistere a combattimenti regolari, accettati dalle federazioni pugilistiche. Tra le motivazioni presentate in passato, per spiegare l’esclusione della Boxe Femminile dalle Olimpiadi, c’era quella secondo cui l’ansia pre-mestruale rendeva le donne instabili emotivamente. E questo era pericoloso per la loro salute.

La USA Boxing diede il permesso per il primo combattimento pugilistico femminile solo nell’ottobre del 95’, a seguito della causa intentata dalla sedicenne Dallas Malloy, che accusò la federazione di discriminazione sessuale. La Malloy vinse la causa, e ottenne un riscontro pubblicitario incredibile, che la rese la prima pugile donna riconosciuta.

Da quella fatidica tappa, la boxe femminile ha intrapreso un viaggio fatto di crescita e di grandi vittorie che l’hanno appunto portata a diventare  sport olimpico da Londra 2012. Sono divise in 3 categorie: 51 kg, 60 kg, 75 kg.

E allora, altro che sport minore o di nicchia. Le donne hanno tutto il diritto, come gli uomini, di prendersi a pugni su un ring.

Fabiola Cinque
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